Prisencolinensinainciusol: L’inglese inventato di Celentano spopola negli Usa e su Internet

Il molleggiato incoronato «inventore del rap» grazie a «Prisencolinesinanciusol»

Una vecchia canzone di Adriano viene improvvisamente riscoperta grazie alla rete. E scoppia la mania

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MILANO – Il molleggiato lo aveva detto, già nel lontano 1994, che la sua Prisencolinesinanciusol (canzone del 1972 il cui testo si basava su un vocabolario di sua invenzione) era un rap ante litteram.

ADRIANO LO AVEVA DETTO E ora i molti che lo derisero ricevono un sonoro schiaffo morale, tirato metaforicamente dal celebre scrittore e blogger statunitense Cory Doctorow, che scopre Adriano Celentano molti anni dopo e lo cita nel suo prestigioso blog Boing Boing come esempio di quanti cantano l’inglese senza conoscerlo e come simbolo del fascino dello slang finto-anglofono. Il columnist rilancia casualmente il pezzo e accade che una folla di blogger giovani e «molto avanti» sente questo brano di 40 anni fa, senza conoscere minimamente il molleggiato, e lo trova incantevole, attuale, originale. È subito Celentano-mania, gli Stati Uniti rimangono colpiti dall’eclettico artista e vedono in lui e nel suo stile l’invenzione del genere rap e il futuro della musica.

ALCUNI POST «Celentano è una leggenda, un precursore dell’innovazione musicale» afferma l’utente Gjashley, mentre BdgBill lo cita come esempio per come dovrebbe evolversi la musica rock odierna. Qualcuno se la prende con Boing Boing: «E ci arrivate adesso?! Complimenti per il tempismo», ironizza qualche blogger. Junglemonkey celebra il suono dell’inglese per le orecchie straniere: «Ma è meraviglioso se questo è il suono della lingua inglese!». «E’ come ascoltare Bob Dylan» gli fa eco un utente anonimo.

RECENSIONE SPONTANEA I commenti che si susseguono su Boing Boing sono entusiasti. Qualcuno paragona Adriano ad artisti come Elvis Presley, i REM e i Radiohead. La webzine Wired la definisce una delle migliori recensioni spontanee collettive. Dopo 40 album pubblicati, 30 film e 150 milioni di copie vendute in tutto il mondo, Celentano sbarca finalmente negli States. E questo grazie a Internet, ai blog e a un signore (Cory Doctorow appunto) talmente avanti da definire Facebook «la pornografia del sociale». Avresti mai pensato, Adriano, di essere così rock?

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Emanuela Di Pasqua
21 dicembre 2009

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fonte:  http://www.corriere.it/spettacoli/09_dicembre_21/celentano_scoperto-grazie-blog_e9fa3342-ee3b-11de-9127-00144f02aabc.shtml

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ANNI ’70 – Prinsencolinsinainciusol… o l’amore universale

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di Davide Riccio

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Da bimbo già mi piaceva l’inglese ma, primi rudimenti a parte, non sapevo ancora parlarlo, né tanto meno capirlo. Ciò nonostante, pensiero magico del bimbo, credevo fermamente di essere perfettamente in grado, se non di capirlo, quanto meno di poterlo parlare. Da ciò, mentre giocavo, erompevano certe mie canzoni e parlate da solo in puro grammelot anglo-americaneggiante. Sognavo di sposare Doris Day, di avere quattro bambini come Cissy e i due gemellini Buffy e Jody di Tre nipoti e un maggiordomo e Pollyanna, una villa American Dream e la Mercury Station Wagon Commuter del ‘69, bianca. E tutti parlavamo il “Prisen”. Quanto appunto a quel mio grammelot, credo che il tutto partisse dal Prisencolinensinaiciùsol di Adriano Celentano , un brano davvero rock-funky-tosto all’epoca, uscito nel dicembre 1972 ed utilizzato come sigla del programma radiofonico Gran Varietà, ma senza successo. Fece il giro d’Europa per tornare nel 1974 anche nella nostrana hit parade (e financo tra i top 100 americani solitamente italo-invalicabili) dopo un’apparizione in tv a Formula Due e a Milleluci . Sulla copertina del disco, addirittura, campeggiava un “1° in tutto il mondo”! Il linguaggio di Prisen era inventato di sana pianta e aveva parvenze di inglese (allora non lo sapevo, anche perché mi fregavano quell’ol right ed altre parole sensate qua e là (trabol… ovvero trouble, men, cold…). Mi ricordo ancora quelle apparizioni in televisione (rigorosamente in bianco e nero, e che il Signore ci benedica per questi ricordi in B/N!): Celentano in spolverino bianco e occhiali, nell’altra in cappotto su torso nudo, faceva la parte di un professore che a un certo punto spiega qualcosa di nuovo e di molto fricchettone, poi si mette a dirigere una scolaresca femminile, dov’era presente Claudia Mori, ballando in quel suo modo molleggiato che, comunque, era uno spasso. Prima di cantare a Formula Due disse: “ Questa canzone è cantata in una lingua nuova che nessuno capirà; avrà un solo significato: AMORE universale “. Un’alunna chiese altre spiegazioni e Celentano rispose: “Io ho capito che oggi nel mondo non ci capiamo più. Proprio è difficile, non c’è dialogo ormai… E’ rimasto solo lo sguardo, un po’ afflitto. E quindi ho ritenuto opportuno fare una canzone sul tema, cioè sviluppando il tema dell’incomunicabilità… Noi non comunichiamo, siamo Incom… Ho voluto sviluppare questo tema lasciando come riferimento una sola parola, che vuol dire ‘Amore universale’… Se voi dovete fare un gesto d’amore verso qualcuno basta che diciate Prisencolinensinainciusol… “

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Davvero, quel ritmo martellante funkadelico onz-patonz tipo Sly & Family Stone, Tower of Power e Kool and the Gang anticipò molte cose, tra cui, musicalmente (secondo me), lo Yamasuki’s del 1974 dei francesi Daniel Vangarde e Jean Kluger (in Francia, Belgio e Germania Prisen andò molto forte nel ’73), una musica con coreografia finto-arte-marzial-giapponese, uno dei tanti balli e sottogeneri nuovi dell’epoca (Tuca Tuca docet) con tanto di urlante istruttore di judo; ed anche, in alcuni passaggi, il rap italiano. Al tempo, mi verrebbe da dire infine, questo Prisen fu persino anticipatore del grande revival del grammelot reso ri-noto a noi vasto pubblico con il Mistero Buffo di Dario Fo nel 1977 (opera per la quale non per nulla s’è meritato il Nobel). Il grammelot era una forma di teatro di strada inventata dai comici della Commedia dell’Arte del 1400, onomatopeico e multilinguistico, capace di comunicare storie e concetti con l’uso di suoni che non sono parole vere, convenzionali, se non che una ogni tanto. Un pot-pourri di gesti, dialetti e suoni più o meno inventati che rendono immediata, iperbolica, vibrante la recitazione, che risulta così essere comprensibile un po’ dappertutto, con cui si poteva dire e schernire qualunque cosa, senza perciò essere perseguibile da potenti e censure. Eppoi, altro che esperanto! Celentano, dunque, tra grammelot, scat e fonemi quasi dadaisti, risolse ogni problema di comunicabilità nel mondo, cantando semplicemente una canzone intraducibile in qualsivoglia lingua. Oggi mi rendo ancora più conto della sua genialità, basandosi il brano su un solo accordo (mi bemolle)… Con quel solo accordo, avrebbe dovuto spazzar via ancor prima del punk i mille accordi e fronzoli di tutto il progressive in auge anche in Italia. Nonostante le spiegazioni sulla incomunicabilità e l’amore universale del testo fornite dall’autore stesso in televisione, il caso Prisen diede vita a molte e disparate tenzoni sul significato possibile di quello slang inventato. “Celentano dice cose totalmente insensate” affermò Indro Montanelli, tagliando la testa al toro. Ma non tutti furono concordi. Qualcuno avanzò l’ipotesi che si trattasse di un acronimo di chissà che. Altri fecero osservare che su diverse edizioni il titolo era scritto con le prime 6 lettere in maiuscolo e con l’indicazione dei vari accenti (‘PRISENcolinènsinàinciùsol’), così da scomporla, arrivando a ipotizzare forse un intruglio di parole in diverse lingue europee per una Unione Europea ante litteram? Prisen Colinen Sinai in Ciusol? Sì, ma che parole erano, e che volevan dire? Ci provo oggi… Prisen credo sia una parola norvegese, ma non so cosa voglia dire… O si voleva dire “Prison”? Colinen… boh! Sinai sarà stata la nota biblica penisola ponte tra l’Africa e l’Asia e ciusol sarà dialetto della gente trentina, e vuol dire cespo o arbusto… Mah! Meglio la spiegazione dell’amore universale e della incomunicabilità. Ad ogni modo, è vero che fu tutta una delle solite (geniali) trovate di Celentano. I suoi collaboratori confessarono che quella di improvvisare il testo in inglese maccheronico era un’abitudine del cantante per lavorare sul brano prima di elaborare il testo in italiano. Alla fine del provino, ad Adriano piacque la canzone così come l’aveva improvvisata, lasciandola tal quale. Comunque, inglese o no, il “Prisen” era una lingua che tutti potevamo inventare, parlare o cantare, senza preoccuparci d’altro significato che non fosse quell’unico di somma importanza: “Amore, amore universale e ancora amore!” Seguirà l’inglese sgrammaticato e maccheronico di Yuppi Du… e non sarà più la stessa cosa.

In de col men seivuan
prisencolinensinainciusol ol rait
Uis de seim cius men
op de seim ol uat men
in de colobos dai
Trr…
Ciak is e maind beghin de col
bebi stei ye push yo oh
Uis de seim cius men
in de colobos dai
Not is de seim laikiu
de promisdin iu nau
in trabol lovgiai ciu gen
in do camo not cius no bai
for lov so op op giast
cam lau ue cam lov ai
Oping tu stei laik cius
go mo men
iu bicos tue men cold
dobrei gorls
Oh sandei…
(coro)
Ai ai smai sesler
eni els so co uil piso ai
in de col men seivuan
(coro)
Prisencolinensinainciusol ol rait
Uei ai sint no ai
giv de sint laik de cius
nobodi oh gud taim lev feis go
Uis de seim et seim cius
go no ben let de cius
end kai for not de gai giast stei
Ai ai smai senflecs
eni go for doing peso ai
In de col mein seivuan
prisencolinensinainciusol ol rait
lu nei si not sicidor
ah es la bebi la dai big iour
(coro)
Ai ai smai senflecs
eni go for doin peso ai
In de col mein saivuan
prisencolinensinainciusol ol rait
lu nei si not sicodor
ah es la bebi la dai big iour

……

Davide Riccio

Davide Riccio è nato nel 1966 a Torino, dove vive svolgendo da vent’anni la professione di educatore in ambito socio-assistenziale e psichiatrico. Polistrumentista compositore e cantante autore di genere eclettico, ama da sempre ricercare nuovi linguaggi musicali e strumenti di ogni sorta (attualmente sta esplorando e studiando il Theremin e il didgeridoo). Ha suonato e inciso dischi fin dalla seconda metà degli anni ’80. Ultimi lavori del 2006, il poema multimediale “L’Orfeo concluso”, con musiche proprie e di Ashtool, Paolo Veneziani, Marco Barluzzi, All Scars Orchestra, Paola Bianchi (Ludmila), Nyko Esterle, Volvox dei Fckn Bstrds ed altri musicisti elettronici e sperimentali (Into my bed rec./Unamusica), l’album “Voci”, sul testo “La strega” di Jules Michelet con i Timelines (Claudio Ricciardi, Marino Curianò, Giuseppe Verticchio, Simone Fiaccavento) e “Wrong or right of forty” (ospiti Marco Barluzzi, Paolo Veneziani, Sandblasting, Strinqulu, maestro Giorgio Lanzani, Claudio Ricciardi, Paul Beauchamp aka Gullinkambi etc.). Ha scritto poesie e racconti, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi. Numerosi i siti internet che ospitano i suoi lavori. Ha scritto il romanzo “La banca dei Reincarnati” e pubblicato la raccolta di poesie “Povertissement” con prefazione di Sandro Gros-Pietro (Genesi editrice, 2006). Dal 1998 è stato copywriter in pubblicità per una nota agenzia milanese e giornalista (La Val Susa, Torino Sera, Oblò) occupandosi di cultura in genere e divulgazione. Attualmente scrive per alcune webzines e si occupa prevalentemente di articoli ed interviste a gruppi musicali e musicisti emergenti o già affermati dell’underground italiano ed internazionale, con particolare attenzione alle avanguardie e al rock indipendente.

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10 responses to “Prisencolinensinainciusol: L’inglese inventato di Celentano spopola negli Usa e su Internet”

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