Archivio | dicembre 10, 2009

MAFIA, COSA LORO – Mantovano ad Annozero: «La protezione al pentito Spatuzza solo dopo aver fatto il nome del premier» / Quando Ciancimino scrisse a Berlusconi: “Caro Silvio, se parlo io…”

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LA PUNTATA SULLA DEPOSIZIONE DEL BOSS MAFIOSO A TORINO

«La protezione al pentito Spatuzza
solo dopo aver fatto il nome del premier»

Il sottosegretario Mantovano ad Annozero. Ciancimino jr: «A me chiesero di non parlare di trattativa»

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MILANO – La richiesta di protezione per Gaspare Spatuzza è stata avanzata dopo che il pentito di mafia ha fatto il nome di Berlusconi e Dell’Utri. Lo dice il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano nel corso della puntata di Annozero, dedicata alla deposizione del pentito di mafia, facendo riferimento ai vari passaggi delle dichiarazioni rese da Spatuzza fra il 2008 e il 2009. Nel corso della trasmissione di Michele Santoro, il sottosegretario ha anche specificato che il premier Silvio Berlusconi per sei anni dei quindici che vanno dal 1994 a oggi è stato «iscritto nel registro degli indagati come mandante delle stragi a Firenze e Caltanissetta». Sia Firenze che Caltanissetta hanno archiviato, ha specificato il sottosegretario, citando un frammento dell’ordinanza con cui il gip della procura nissena archiviò le indagini nei confronti di Berlusconi nel quale si parlava di elementi «incerti e frammentari, inidonei ad esercitare l’azione penale» e quindi «insuscettibili di approfondimenti». Mantovano ha poi liquidato con una battuta la ricostruzione del confronto fra il dichiarante Gaspare Spatuzza e il boss Giuseppe Graviano fatta da due attori durante la puntata di Annozero. «Sembra un dialogo fra Ficarra e Picone» ha detto il sottosegretario.

CIANCIMINO JR – In studio da Santoro c’è anche Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo. «Ad aprile del 2006 mi fecero capire che ci sarebbero stati sviluppi investigativi su di me che potevano sfociare anche in provvedimenti cautelari e che dovevo andare via dall’Italia e portare con me tutti i documenti che avevo. Mi rassicurarono che se non avessi parlato della trattativa tutto si sarebbe risolto» ha rivelato Ciancimino jr. in una intervista a Sandro Ruotolo. Il figlio dell’ex sindaco di Palermo, arrestato e condannato per riciclaggio aggravato, non spiega chi l’avrebbe invitato a lasciare il Paese e a non fare cenno alla trattativa tra Stato e mafia, ma nel prosieguo dell’intervista fa riferimento ai servizi segreti.

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10 dicembre 2009

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/09_dicembre_10/annozero-mantovano-ciancimino_b5eaa39a-e5d3-11de-9093-00144f02aabc.shtm

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“Caro Silvio, se parlo io…”

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C’è una seconda lettera che chiede a Silvio Berlusconi di “mettere a disposizione una delle sue reti televisive” e aggiunge una minaccia: “Se passa molto tempo ed ancora non sarò indiziato del reato di ingiuria, sarò costretto ad uscire dal mio riserbo che dura da anni…”. Il messaggio, che prova come le pressioni siano proseguite dopo la prima missiva attribuita all’ambiente dei Corleonesi e resa pubblica questa estate, sarà pubblicato su “S”, il magazine che guarda dentro la cronaca, in edicola da sabato 24 ottobre: il documento, trovato nell’archivio di don Vito Ciancimino, è indirizzato per conoscenza al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e ribadisce la richiesta di cessione di una tv alludendo a un “evento” che si sarebbe potuto verificare “sia in sede giudiziaria che altrove”.

“S” ha chiesto una perizia grafologica sul testo. Da una prima analisi la grafia utilizzata risulta compatibile con quella dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino: una differenza sostanziale con l’altra lettera, acquisita agli atti del processo d’appello contro Massimo Ciancimino, per la cui paternità sono stati esclusi sia don Vito che il figlio. A differenza del messaggio precedente, inoltre, quello attribuibile al sindaco del Sacco di Palermo riporta un’indicazione precisa sulla collocazione temporale: Berlusconi viene definito “presidente del Consiglio dei Ministri”, una condizione nella quale – se si fa eccezione per gli ultimi mesi di vita di Vito Ciancimino – Berlusconi si trovò per 252 giorni, fra la primavera del 1994 e l’inverno successivo.

La copertina nazionale di SLa copertina nazionale di “S”

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Vito Ciancimino, dunque, si pose come intermediario, ribadendo la minaccia che altri, e non lui, avevano rivolto al premier, ma aggiungendone una nuova. Più velata, sottile, ma non meno pericolosa. Adesso toccherà ai magistrati analizzare il testo, cercando di capire chi sia il destinatario diretto del messaggio, che non compare nella fotocopia trovata fra i documenti dell’ex sindaco, e a cosa si riferisse la minaccia di “uscire dal riserbo”.

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fonte:  http://www.livesicilia.it/2009/10/23/caro-silvio-se-parlo-io/

Contratti, sciopera la Cgil in scuola, sanità e pubblico impiego

Protesta di otto ore, manifestazioni in tre città e corteo nazionale a Roma
Vertenza sui rinnovi, per la stabilizzazione dei precari e contro la riforma della p.a.

Contratti, sciopera la Cgil
in scuola, sanità e pubblico impiego

Contratti, sciopera la Cgil in scuola, sanità e pubblico impiegoUna manifestazione promossa dalla Cgil-funzione pubblica

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ROMA – Venerdì di protesta per i lavoratori del pubblico impiego e della conoscenza aderenti alla Cgil (Flc e Fp). Lo sciopero generale proclamato dal sindacato interesserà dunque scuola, università, accademie, conservatori, enti di ricerca e inoltre ospedali e uffici pubblici. La protesta di 8 ore è stata indetta per sollecitare il rinnovo dei contratti di categoria, per la stabilizzazione dei precari e contro la riforma della pubblica amministrazione voluta dal governo.
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I dipendenti pubblici scenderanno in piazza in tre città: Roma, Milano e Napoli; a Roma si aggiungerà il corteo nazionale dei lavoratori dell’istruzione. Gli organizzatori si aspettano la partecipazione di almeno centomila persone. Il corteo (dalle 9,30) partirà da piazza della Repubblica per arrivare in piazza del Popolo dove si terranno i comizi dei leader della Fp-Cgil, Carlo Podda, della Flc-Cgil, Domenico Pantaleo, e del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. “Quello di domani – ha detto Epifani – è uno sciopero che vuole conquistare soldi per i contratti e fermare il processo di disgregazione del nostro sistema di istruzione”.
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Al corteo dovrebbe aggiungersi anche la protesta degli insegnanti del Coordinamento precari scuola (Cps), degli universitari dell’Onda (corteo dalle 9 da Piazzale Moro a piazza Repubblica) e di studenti delle superiori.
Il corteo degli studenti medi dovrebbe andare dalla Piramide al ministero dell’Istruzione. Quelli che fanno riferimento all’Unione degli studenti (30 scuole romane) si troveranno invece in Piazza della Repubblica.
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Ieri, invece, la Uil aveva annunciato di aver sospeso il proprio sciopero nel pubblico impiego previsto per il 21 dicembre.
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Secondo il ministro del Welfare, maurizio Sacconi, lo sciopero della Cgil ha motivazioni politiche e non sindacali. Il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, ha affermato, invece, che le adesioni alle ultime agitazioni della Cgil non hanno superato il 7-8%: “Se poi le piazze sono coperte da pensionati – ha aggiunto Brunetta – e da altri cittadini, questo fa parte della libertà di manifestare”.
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La protesta nella sanità sarà limitata ai servizi non essenziali (come le visite ambulatoriali), mentre saranno assicurate le emergenze. Negli uffici pubblici sono possibili disagi agli sportelli, mentre a Roma potrebbero esserci ripercussioni sul traffico per l’arrivo dei pullman dei manifestanti e per le chiusure delle strade interessate al corteo.
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10 dicembre 2009
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W LA MAFIA! – Cosentino resta al suo posto: La Camera respinge arresto e sfiducia

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Il sottosegretario all’Economia (Pdl) è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa

L’assemblea di Montecitorio ha negato la richiesta dei pm (360 sì contro 226 no), e la sfiducia

Rutelliani, Mpa, radicali e forse parte dell’Udc hanno votato con la maggioranza
I magistrati della Procura: “Non è una sconfitta. Le indagini vanno avanti comunque”

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Cosentino resta al suo posto La Camera respinge arresto e  sfiduciaNicola Cosentino

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ROMA – La Camera nega l’autorizzazione all’arresto del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino (Pdl), accusato dalla procura di Napoli di concorso esterno in associazione mafiosa. E respinge tutte le richieste che volevano sfiduciarlo e indurlo alle dimissioni. Per la Camera il caso è chiuso: Cosentino resta al suo posto nel governo. Rifiutando la richiesta di arresto, l’assemblea ha confermato la decisione assunta nei giorni scorsi dalla Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio. Il documento contro l’arresto è stato approvato a scrutinio segreto con 360 sì contro 226 no.
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No alle dimissioni. Respinte anche le mozioni di sfiducia. Pdl e Lega hanno votato compatti tranne il finiano Fabio Granata che si è sempre astenuto: la sua lucina bianca era l’unica accesa tra tutte quelle rosse dei colleghi del Pdl. Astenuti i deputati radicali e l’Udc.

“Sono soddisfatto”.
Cosentino, che era presente in Aula, seduto nell’ultima fila. Dopo il voto che negava l’autorizzazione all’arresto, il sottosegretario ha ricevuto gli abbracci e i baci dei colleghi della maggioranza. “Sono soddisfatto – ha detto – ma non contento perché nessuno è contento di difendersi da accuse tanto infamanti”. Era pronto a dimettersi se le mozioni di sfiducia dovessero passare. Ma anche quelle sono state respinte dalla Camera.

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La Procura: “Continueremo ad indagare”. Ciò non toglie che i magistrati continueranno ad indagare. Da Napoli i magistrati hanno fatto sapere che le indagini proseguiranno. “Rispettiamo l’autonomiadella Camera – ha detto il procuratore Giovandomenico Lepore – ma le indagini continueranno”. A chi gli chiedeva se questo duplice no alla richiesta d’arresto di Cosentino, non rappresenti una sconfitta, Lepore ha risposto: “Assolutamente no. Non c’è alcun antagonismo con la Camera. Ognuno fa il proprio lavoro, e noi continueremo a fare il nostro”.
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L’esame del voto. L’agenzia Apcom ha fatto i conti sui presenti in aula. Pd e Idv erano per l’arresto. Altri 10 voti potrebbero essere venuti da un gruppetto dell’Udc (presente con 31 deputati). Contrari Pdl e Lega più cinquantuno voti che potrebbero essere arrivati da un’altra frangia dell’Udc, dalla pattuglia radicale, dai 25 presenti del Gruppo misto (di cui fa parte l’area dell’Alleanza per l’Italia di Rutelli e Tabacci contrari all’arresto), dal Movimento per l’autonomia presente con 7 deputati che ha dichiarato di sostenere il sottosegretario.
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10 dicembre 2009
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Berlusconi attacca giudici a Bonn, l’ira di Fini e Napolitano

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giovedì 10 dicembre 2009 19:00

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di Paolo Biondi e Giselda Vagnoni

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BONN/ROMA (Reuters) – Silvio Berlusconi esporta in Europa la polemica personale contro i giudici italiani accusati di voler sovvertire con i processi nei suoi confronti il voto popolare e solleva un nuovo scontro istituzionale con il presidente della Repubblica e il presidente della Camera.

L’occasione per un nuovo attacco ai pm e alla Corte costituzionale è stata data dal congresso del Partito popolare europeo a Bonn dedicato al tema dell’economia sociale.

“La sinistra cerca di avere ragione del centrodestra con i processi”, ha detto Berlusconi. La Consulta “da organo di garanzia si è trasformato in organo politico che abroga le leggi”.

“Il Parlamento fa le leggi ma, se queste leggi non piacciono al partito dei giudici, questo partito si rivolge alla Corte costituzionale, dove 11 giudici su 15 sono di sinistra perché purtroppo sono stati eletti dagli ultimi tre presidenti della Repubblica di sinistra, e abroga le leggi. Così la sovranità è passata dal Parlamento al governo dei giudici”, ha aggiunto.

Con questo sistema, secondo il premier, sono state abrogate la riforma della giustizia che non permetteva l’appello per chi veniva assolto in primo grado ed il lodo Alfano sulla sospensione dei processi per le prime quattro cariche dello Stato tra cui il capo del governo.

In questo modo, ha proseguito Berlusconi, la Consulta ha detto ai giudici “riprendete la caccia all’uomo contro il presidente del Consiglio”.

Il Cavaliere, che con l’abrogazione del lodo Alfano deve essere sottoposto ad almeno due processi – uno sui diritti tv Mediaset per frode fiscale e falso in bilancio e l’altro per corruzione giudiziaria, per avere versato, secondo l’accusa, 600.000 dollari all’avvocato inglese David Mills affinché rendesse falsa testimonianza in due processi – sostiene di essere perseguitato dai giudici e, per dimostrarlo, ha detto oggi di essere stato coinvolto in “2.520 udienze”.

Berlusconi ha rassicurato i presenti dicendo di non preoccuparsi per gli attacchi che deve subire in patria perché lui è uno “con le palle”.

FINI VUOLE PRECISAZIONE. BERLUSCONI: “BASTA IPOCRISIE”

Le sue parole non hanno rassicurato però Gianfranco Fini, cofondatore del Pdl con Berlusconi che mostra da tempo il desiderio di distinguersi dalla linea della maggioranza presumibilmente nel tentativo di presentarsi in futuro come una possibile alternativa al Cavaliere.

A pochi minuti dalla fine dell’intervento di Berlusconi, il presidente di Montecitorio ha diffuso una nota per dire che le parole sulla Consulta non erano condivisibili e per chiedere una precisazione del premier ai delegati del Ppe in modo da evitare “una pericolosa confusione su quanto accade in Italia e sulle reali intenzioni del governo”.

Fini ricordava anche al Cavaliere che la “la sovranità appartiene al popolo, ma che il presidente del Consiglio la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” e che la Costituzione attribuisce alla Consulta un “ruolo di garanzia”.

Alle sollecitazioni di Fini un Berlusconi scuro in volto rispondeva prima di lasciare Bonn per il Consiglio Ue di Bruxelles con un: “Non c’è nulla da chiarire, sono stanco delle ipocrisie”.

L’ennesimo sgarbo istituzionale del Cavaliere portava il Quirinale a diffondere a sua volta un comunicato: “Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano esprime il suo profondo rammarico e preoccupazione” per le dichiarazioni di “violento attacco” del premier nella sede del Congresso Ppe nei confronti di “fondamentali istituzioni di garanzia italiane”.

Il taglio dell’intervento del Cavaliere ha sorpreso anche l’uditorio internazionale che ha accolto il discorso con una certa freddezza, senza scaldarsi troppo neppure con la solita barzelletta finale.

La cancelliera tedesca Angela Merkel, che durante larghe fasi dell’intervento del Cavaliere, è stata vista chiaccherare con il vicino di platea, alla fine non ha voluto commentare i contenuti “fuori tema” dell’intervento di Berlusconi.

Anche il rieletto presidente del Ppe Wilfried Martens non ha voluto commentarli, limitandosi a sottolineare che è “il primo presidente del Consiglio italiano del dopoguerra ad avere una maggioranza così ampia”.

Fino alle 16,40 a difesa del Cavaliere solo un comunicato del suo portavoce Paolo Bonaiuti in cui ci si stupisce che “nessuno esca in difesa del presidente del Consiglio, istituzione votata dalla maggioranza degli italiani, quando viene attaccata”.

Dopo il segnale di Bonaiuti, i primi commenti pro Cavaliere dei capigruppo e dei coordinatori del Pdl.

Ancora silenzio dal presidente del Senato e seconda carica dello Stato, Renato Schifani.

Sul sito http://www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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Reuters IT

fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE5B90AK20091210?sp=true

Eternit, è iniziato il processo, ma gli imputati non ci sono / SPECIALE-Amianto

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10/12/2009 – A palazzo di giustizia folla di giornalisti e operatori tv

Un quotidiano belga La Libre Belgique sulla prima pagina di oggi: «Il profitto di fronte alla salute». La delegazione francese: «Processo esemplare»

Il giudice Giuseppe Casalbore

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È cominciata a Torino la prima udienza del maxiprocesso Eternit. I due imputati, il miliardario svizzero Stephan Schmidaeiny e il barone belga Louis De Cartier, non sono presenti e sono stati dichiarati contumaci.
I due sono accusati delle morti legate alla lavorazione dell’amianto nelle quattro sedi italiane di Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). I capi d’imputazione risultano disastro ambientale doloso e inosservanza volontaria delle norme sulla sicurezza.

Il presidente Giuseppe Casalbore è poi passato ad affrontare le questioni tecniche legate ai responsabili civili: la prima di esse ad essere interpellata è la Presidenza del Consiglio (citata da una signora di Casale Monferrato), i cui avvocati si sono costituiti per chiedere di essere esclusi.

L’udienza si svolge nella maxiaula 1, che è stipata di avvocati e giornalisti delle televisioni. Nella maxiaula 5 si stanno radunando le persone che intendono costituirsi parte civile. In aula magna, collegata in videoconferenza, ci sono invece le parti civili (oltre 700) già costituite all’udienza preliminare. Le parti lese elencate nel capo d’accusa sono quasi 2.900. «Il processo sarà giusto – ha detto il pubblico ministero Raffaele Guariniello alle tivù prima dell’apertura dei lavori – e i suoi tempi saranno quelli giusti per dare giustizia sia alle vittime che agli imputati».

Un presidente severo
Il giudice Giuseppe Casalbore, che presiede il processo Eternit, è noto negli ambienti giudiziari torinesi per la sua severità, e già nella prima ora di udienza non ha risparmiato ramanzine ai numerosi presenti nella maxiaula. Il primo rimprovero è arrivato dopo soli 3 minuti quando ha minacciato di mandare vie due persone che in fondo al locale stavano conversando. Poi ha spiegato in tono perentorio che non intende sentire squillare le suonerie dei cellulari. Quindi notando che alcuni avvocati erano senza toga ha detto: «Vi pregherei di indossarla sempre, per tutta la durata dell’udienza e non solo quando intervenite. È obbligatorio per legge: non mi importa come ve la procurate, la dovete avere». Qualche minuto dopo ha sgridato l’operatore di una televisione perchè indossava il cappello: «Mi faccia la cortesia, non lo usi: per legge, e per educazione».

Sui giornali in Belgio
La presenza sul banco degli imputati del barone belga Louis de Cartier de Marchienne ha dato grande risalto al processo in Belgio. Il quotidiano La Libre Belgique dedica al dibattimento la prima pagina con la foto di una manifestazione dei lavoratori. «Il profitto di fronte alla salute», titola il quotidiano, che propone ai lettori anche un profilo del giudice Raffaele Guariniello: «Un procuratore ostinato».   In Belgio, ricorda l’agenzia di stampa Belga, nel 2008 il Fondo amianto ha permesso di indennizzare circa 300 persone.

La delegazione francese: «processo esemplare»
Attilio Manerin, rappresentante dell’associazione francese delle vittime dell’amianto definisce «esemplare» il processo di stamane, annunciando che proprio sulla scia del processo italiano, 15 giorni fa è stato indagato per omicidio anche il padrone della Eternit transalpina. «Siamo venuti qui in duecento – afferma Manerin – per sostenere la lotta della Eternit Italia in quello che per noi è un processo esemplare. Proprio 15 giorni fa, in Francia, il padrone della Eternit francese è stato indagato per omicidio grazie all’esempio del processo italiano». «Speriamo – è l’auspicio del portavoce delle vittime francesi dell’amianto – che questo processo renda dignità ai morti dell’amianto e ai loro familiari».

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MULTIMEDIA

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fonte:  http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/103172/

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Lo Speciale

Amianto: bonifiche casuali e non programmate per un veleno presente in molti luoghi (ma perché il “Piano Casa” non prevede un grande progetto di eliminazione dell’Eternit?)

By sebastianomalamocco

operai specializzati durante la rimozione dell’amiantoOperai specializzati durante la rimozione dell’amianto

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Che non si faccia abbastanza per la radicale eliminazione di uno dei più grandi errori ambientali del secolo scorso, pare assodato. Parliamo dell’amianto, diffuso ancora in ogni dove: in molti, troppi tetti; nei tubi, appunto di cemento-amianto, degli acquedotti: e qui, negli acquedotti, non è detto che le fibre di questo velenoso prodotto non passino allo stato gassoso, con l’inalazione delle persone, magari attraverso gli impianti di raffreddamento delle case, degli uffici, delle fabbriche. E pochissime fibre che arrivano ai polmoni possono produrre un mortale tumore, il mesotelioma, che si sviluppa anche dopo 15-20 e più anni (ogni anno muoiono in Italia una media di mille persone da mesotelioma pleurico). Importantissima è stata la legge che di fatto ha proibito in Italia la produzione e il commercio di amianto (la n. 257 del 1992: la potete trovare integralmente, assieme a tutta la legislazione successiva e ad altre tantissime notizie sul “problema amianto” nel sito http://www.tuttoamianto.it/amianto/compatto/eternit.htm ).   La demolizione di strutture in amianto (nei tetti di cemento-amianto, nelle onduline in eternit…) è pericolosissima, e a volte le stesse strutture sanitarie consigliano di anziché togliere questi manufatti, mantenerli applicando una speciale verniciatura che impedisce il distacco delle particelle di questo minerale. Cioè evitare che rimuovendoli avvenga un rilascio di fibre nell’aria (ma è chiaro che si tratta di soluzioni provvisorie…).

Oggi per smaltire l’amianto si usa solo la discarica, e l’Italia sta esportando questi  rifiuti in Germania, dove le discariche però spesso lasciano a desiderare come sicurezza (la Svizzera ha già chiuso le frontiere all’amianto italiano e la Germania sta minacciando di chiuderle). E’ ovvio pertanto che si pensi e si cerchi di smaltire questo prodotto in Italia con discariche sparse in ogni dove. Ma c’è un’alternativa alla discarica: attraverso il trattamento termico dell’amianto con la sua inertizzazione a 700 gradi. Se ne è parlato a un convegno ad Angiari, in provincia di Verona, il 20 marzo scorso, dove il vicino comune di Roverchiara dovrebbe ospitare una discarica di amianto (ce ne dà conto, e lo riportiamo integralmente in questo articolo, il Comitato “Paesambiente”: a Paese, in provincia di Treviso, esistono dei siti –discariche- dove in passato si è abbondantemente depositato amianto).

Ma qui vogliamo partire con l’importante episodio giudiziario di Torino del 22 luglio scorso, dove sono stati messi sotto accusa i vertici “Eternit”, una multinazionale dell’amianto che in Italia aveva i propri stabilimenti a Casale Monferrato, Cavagnolo e Bagnoli, rappresentata da due miliardari, uno svizzero e l’altro belga (ve ne diamo i particolari nel primo articolo qui di seguito), che entrambi il giudice ha deciso che il 10 dicembre prossimo dovranno comparire davanti al tribunale di Torino per rispondere dei reati di disastro doloso e omissione dolosa di misure di sicurezza (è la prima volta che i vertici di una multinazionale dell’amianto finiscono alla sbarra per rispondere dei danni alla salute provocati dalle fibre del pericoloso minerale). E le vittime qui in particolare sono tra la popolazione dei paesi che ospitavano queste fabbriche produttrici di questa mortale polvere velenosa. E negli anni, anche quando ormai si sapeva che questo terribile minerale era disastroso alla salute, si è continuato a produrlo, coinvolgendo quelle comunità (come Casale Monferrato) nella convivenza letale con l’amianto.

E da qui, invitandovi a leggere il prosieguo, ne viene la necessità di una bonifica radicale degli ancora troppi siti che in Italia ci sono interessati alla presenza di strutture in cemento-amianto, o onduline in Eternit, o di molti altri prodotti dati da questo velenoso minerale, che neanche possiamo immaginare e che magari fanno parte della nostra quotidianità. Una bonifica radicale è tanto necessaria in una fase in cui si mette in discussione tutta la vecchia e obsoleta edilizia, sia per la sicurezza antisismica, che per il recupero della bellezza paesaggistica; che per tutte le altre norme di sicurezza, oltreché per l’introduzione di tecniche e materiali della bioedilizia e del recupero energetico da fonti rinnovabili. L’amianto deve far parte delle nostre priorità per la sua radicale eliminazione dal nostro vissuto quotidiano.

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I VERTICI ETERNIT ALLA SBARRA

da “LA STAMPA” del 23 luglio 2009 (di Raphael Zanotti) –  Torino – I vertici Eternit alla sbarra a giudizio per disastro doloso: ignorate le misure di sicurezza – Respinte tutte le eccezioni: dalla competenza alla prescrizione – I difensori «L`amianto è un pezzo di storia industriale. Qui si vuole processare la storia»

La prima cosa che si percepisce è un suono: lo scroscio di un applauso, appena attutito dalla porta chiusa dell’aula bunker del tribunale di Torino. Poi arrivano le immagini: occhi che piangono, occhi che ridono, urla, abbracci, gioia. Sono i volti dei 140 abitanti di Casale Monferrato arrivati in mattinata coi pullman a palazzo di giustizia. Sciamano fuori dall’aula. Mostrano gli adesivi gialli: «Strage Eternit: giustizia». Gridano: «Vittoria».

La catarsi è potente, strema i corpi, confonde le menti. Quasi nessuno ricorda le parole esatte appena pronunciate dal giudice, ma tutti sanno cos’è successo: «Li hanno rinviati a giudizio, li processeranno». Migliaia di morti in Italia, altrettanti in Francia, ammalati per asbestosi, mesotelioma pleurico, tumore al, polmone dal 1952 ai giorni d’oggi: il dramma della storia si abbatte sul miliardario svizzero Stephan Ernest Schmidheiny, 62 anni, e sul barone belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne, 87 anni.

Sono loro che hanno guidato per quasi mezzo secolo la Eternit spa, multinazionale dell’amianto che in Italia aveva i propri stabilimenti a Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli. Sono loro, secondo il giudice Cristina Palmesino, che il 10 dicembre prossimo dovranno comparire davanti al tribunale di Torino per rispondere dei reati di disastro doloso e omissione dolosa di misure di sicurezza.

È la prima volta che i vertici di una multinazionale dell’amianto finiscono alla sbarra per rispondere dei danni alla salute provocati dalle fibre del pericoloso minerale. Anche all’estero non c’erano mai riusciti. Quando esce dall’aula Raffaele Guariniello, il magistrato che assieme ai colleghi Sara Panelli e Gianfranco Colace ha condotto l’indagine e richiesto il rinvio a giudizio di Schmidheiny e De Cartíer, dice: «E stata scritta una pagina importante della tormentata storia dell’amianto in Italia e nel mondo. Il giudice ha ritenuto fondata l’impostazione del nostro lavoro, tanto che ha respinto tutte le questioni sollevate dalla difesa».

Replicano a stretto giro di posta i difensori. L’avvocato dello svizzero, Astolfo Di Amato: «L’amianto nel mondo è un pezzo della storia industriale e non solo. Si cerca di fare un processo alla storia attraverso un processo agli uomini». E l’avvocato del barone, Cesare Zaccone: «Non è una sentenza, ma un decreto che dispone un giudizio. Ripenseremo le nostre eccezioni e le nostre ragioni».

La difesa aveva tentato l’impossibile per portare via il processo da Torino, dove la procura conosce ogni riga dell’inchiesta che ha fortemente voluto e preparato. In 18 pagine, il giudice Palmesino ha rigettato tutte le questioni: dalla competenza territoriale, alla mancata traduzione degli atti in lingua straniera, passando per la mancata concessione del termine dopo il deposito delle traduzioni, l’omesso deposito dei dati grezzi, la prescrizione dei reati, la violazione del principio di difendersi provando. La difesa aveva addirittura sollevato la questione dell’età: troppo anziani i due indagati perché, in caso di condanna, la pena abbia una valenza rieducativa. Respinta anche questa.

L’aspetto più delicato era quello della prescrizione. La difesa ha sempre sostenuto: il reato è terminato nel 1986, con il fallimento Eternit e la fine della produzione. La procura aveva tentato di scavalcare il problema: oggi si continua a morire e ad ammalarsi, queste sono aggravanti. I magistrati avevano eliminato la data di fine reato. C’era un problema: non siamo di fronte a un disastro permanente, sono solo i suoi effetti a esserlo. E così, su suggerimento degli avvocati delle parti civili Claudio Maria Papotti, Cosimo Maggiore e del professor Davide Petrini per la Regione Piemonte, e con la condivisione dell’avvocato Sergio Bonetto per la Cgil e dei legali delle altre 750 parti lese, accusa pubblica e accusa privata hanno tentato una nuova strada, accolta in pieno dal giudice. Il reato è un disastro in progress: ogni giorno il sottile e letale polverino bianco che si è posato su ogni cosa e si è fatto largo nei polmoni di chi lavorava, ma anche di chi abitava vicino agli stabilimenti, compie la sua malefica opera.

Malattie e morti non sono aggravanti, ma fanno parte del disastro. Sarà così fino a quando Schmidheiny e De Cartier non indicheranno dove si trova il loro amianto (in quali strade, pavimenti, soffitti) e come eliminarlo. Per sempre.

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COS’E’ L’AMIANTO

Il termine “amianto” o “asbesto”, viene usato per indicare un insieme di minerali fibrosi, diversi per composizione chimica e forma cristallina (appartenenti alla famiglia degli anfiboli e dei serpentini), largamente impiegati industrialmente.

Oggi l’utilizzo degli amanti è bandito in molti paesi della UE, ma il crisotilo è ancora estratto e largamente utilizzato in varie parti del mondo, per esempio Canada, Russia, India, Cina e Giappone.

L’esposizione ad amianto può causare diverse patologie – asbestosi, mesotelioma pleurico o peritoneale, carcinoma bronchiale – la più grave delle quali è il mesotelioma: un tumore raro, la cui unica causa accertata è l’inalazione di fibre minerali, in particolare di amianto.

Da Wikipedia: Eternit è un marchio registrato di fibrocemento e il nome di una ditta che lo produce. Nel 1901 l’austriaco Ludwig Hatschek brevetta il cemento-amianto e lo battezza Eternit (dal latino aeternitas, eternità). Un anno dopo Alois Steinmann acquista la licenza per la produzione e apre nel 1903 a Niederurnen le Schweizerische Eternitwerke AG. In breve l’Eternit diventa popolarissimo e nel 1911 la produzione di lastre e tegole sfrutta appieno la capacità produttiva della fabbrica.

Nel 1915 vengono messe in commercio le famose fioriere in Eternit. Nel 1928 inizia la produzione di tubi in fibrocemento, che fino agli anni ‘70 rappresenteranno lo standard nella costruzione di acquedotti. Nel 1933 fanno la loro comparsa le lastre ondulate, in seguito usate spesso per tetti e capannoni. Negli anni 40 e 50 l’eternit trova impiego in parecchi oggetti di uso quotidiano. Il più famoso è probabilmente la sedia da spiaggia di Willy Guhl. Dal 1963 l’Eternit può essere prodotto in varie colorazioni. A partire dal 1984 le fibre di asbesto vengono via via sostituite da altre fibre non cancerogene fin quando, nel 1994 l’ultimo tubo contenente asbesto lascia la fabbrica. Benché sin dagli anni sessanta si sapesse che le fibre di asbesto provocano una forma di cancro, il mesoteliom pleurico, a Casale Monferrato (Alessandria) Eternit e Fibronit continuarono a produrre manufatti sino al 1986. Oggi l’azienda è fallita presso il Tribunale di Genova ed il Comune di Casale Monferrato sta spendendo milioni di euro per la bonifica del sito. La zona di Casale Monferrato conta più di 1000 morti per esposizione ad amianto. Attualmente la produzione della Eternit AG si concentra su materiali di rivestimento per facciate e tetti. Si sta attualmente svolgendo un processo contro i fratelli Schmidheiny (ex presidenti del consiglio di amministrazione dell’Eternit AG). Sono ritenuti responsabili delle numerose morti per mesotelioma avvenute tra gli ex-dipendenti delle fabbriche Eternit a contatto con l’asbesto. Grazie però all’indulto votato a larga maggioranza trasversale dal parlamento il 29 luglio 2006, gli imprenditori imputati hanno rifiutato di risarcire le ultime vittime (come invece avevano fatto fino a quel momento) in quanto ben consapevoli di non rischiare più di finire in carcere grazie allo sconto di pena. Ogni due anni viene assegnato ad uno studente delle quattro scuole di architettura svizzere il premio Eternit, dotato di 30.000 CHF.

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Mortalità per tumore della Pleura nelle regioni italiane nel  periodo 1988-1997, uomini e donne. Tassi standardizzati (x100.000) sulla  popolazione italiana del 1991.Mortalità per tumore della Pleura nelle regioni italiane nel periodo 1988-1997, uomini e donne. Tassi standardizzati (x100.000) sulla popolazione italiana del 1991.

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Eternit, l’ ultima accusa: In molte strade c’ è ancora amianto

Da “la Repubblica” del 7/4/2009

TORINO – I due colpi dell’ accusa sono arrivati silenziosi sulla scrivania del giudice Cristina Palmesino, nella maxiaula sotterranea del Palazzo di Giustizia di Torino. Quasi inosservati, mentre fuori oltre ottocento persone, tra parenti delle vittime e malati dell’ amianto, aspettavano di entrare per costituirsi parti civili contro gli ultimi padroni dell’ Eternit (alla fine saranno 601 le istanze presentate).

Il primo è un fascicolo dell’ Inail: spiega che per assistere chi si è già ammalato o per risarcire chi è già morto (2191 le vittime accertate dal pm Raffaele Guariniello) e in previsione dei futuri decessi (almeno altri 9mila in Italia entro il 2020) spenderà 246 milioni di euro. Ora l’ Inail chiede un risarcimento di 250 milioni: l’indennizzo più alto mai invocato in un processo su lavoro e salute.

L’ altro è un nuovo atto, a sorpresa, depositato da Guariniello. Quattro giorni fa, i carabinieri hanno scattato delle foto a Cavagnolo (Torino) dove sorgeva uno degli stabilimenti Eternit. Mostrano strade ancora coperte dalla polvere dell’amianto, discariche da dove gli aghi che uccidono dopo 40 anni si staccano e volano nell’ aria. E hanno raccolto altre testimonianze: «Confermano che per anni un carrettiere, tra il 1960 e il 1987, andava a prendere quegli scarti in fabbrica». È una prova “regina” che sembra smentire le difese dei due imputati, il barone belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne, 87 anni, e lo svizzero Stephan Schmidheiny. Dimostrerebbe, infatti, che l’ accusa più grave mossa dalla procura, il disastro colposo (l’ altra è l’ omissione dolosa di misure antinfortunistiche), non è per nulla prescritta ed è tuttora in corso.

Chi respira quegli aghi può morire: «I vertici dell’ Eternit – commenta Guariniello – dovevano censire quelle presenze di amianto e favorire la bonifica. Ma questo processo dovrà essere giusto per tutti: vittime e imputati». Il resto è la cronaca di una giornata assolutamente eccezionale per il Palazzo di Giustizia. Con un servizio d’ ordine ineccepibile, come spiegherà poi il procuratore capo Giancarlo Caselli. Duecento uomini tra forze dell’ ordine, vigili urbani e protezione civile, tende e punti ristoro, le ambulanze della Croce Rossa e del 118, i sacchetti con il pranzo per le oltre mille persone arrivate da Casale Monferrato (8 pullman), da Cavagnolo, da Rubiera (Reggio Emilia) e da Bagnoli (Napoli). Poi due pullman dalla Francia, auto dall’ Olanda, dalla Svizzera e dal Belgio: i tanti paesi della multinazionale dell’ amianto. E i sindacati, le associazioni ambientaliste e le rappresentanze delle regioni e dei comuni italiani che si costituiscono anche loro parte civile. Ieri mattina si sono presentate le parti lese dopo i controlli ai computer: toccava ai cognomi dalla lettera “A” alla “L”. Domani si replica sino alla “Z”. Il 16 aprile si entrerà nel vivo: le difese contesteranno tutto, soprattutto la prescrizione e la competenza territoriale.

Ai margini, Guariniello (pm pure nel processo ThissenKrupp) lancia anche un allarme su una norma contenuta nella bozza di riforma al testo unico (è del 27 marzo scorso) delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. «Sembrerebbe- spiega – che se l’ incidente è provocato da un lavoratore, il datore non è più responsabile». Il riferimento è all’ articolo 15-bis. «Il codice penale – commenta il pm – stabilisce che non impedire un evento che si ha l’ obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo. La nuova proposta è, nel caso di incidenti sul lavoro, di mettere dei limiti. A quanto si legge, se l’ infortunio è imputabile anche al lavoratore, il titolare potrebbe non essere più responsabile». (ETTORE BOFFANO LORENZA PLEUTERI )

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COMUNICATO del comitato “PAESAMBIENTE” di Paese (in provincia di Treviso)

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Oggi si può smaltire l’amianto senza le discariche. Paeseambiente a Verona per le discariche di amianto di Paese. Paeseambiente partecipa ad una conferenza ad Angiari (VR) sulla nuova discarica di amianto prevista in un sito ad alta valenza ambientale nel comune di Roverchiara (VR).

Confermato che l’amianto può uccidere anche con una sola fibra. Le fibre di amianto rilasciate nelle falde acquifere vengono poi aerodisperse nell’atmosfera grazie ai condizionatori. Oggi esiste una tecnologia alternativa alle discariche che consente di smaltire l’amianto a metà prezzo rendendolo definitivamente inoffensivo.

Venerdì 20 marzo 2009 alle ore 21.00 ad Angiari, in provincia di Verona, si è svolta una assemblea pubblica, organizzata dal locale comitato, sul progetto della ditta NEC che prevede la realizzazione di una nuova discarica di amianto.   Erano presenti oltre 150 persone, tra i relatori sono intervenuti il signor Massimo De Togni e Luigi Fontana del Comitato Roverchiara No Amianto, il professor Alessandro Gualtieri del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Modena e Reggio Emilia; sono intervenuti i sindaci di Roverchiara e di Angiari, l’on. Montagnoli della Lega, il consigliere regionale Bonfante del Pd,  il consigliere regionale Cenci della Lega; non essendo potuto partecipare ha inviato il suo saluto il consigliere regionale Franchetto dell’Italia dei Valori.   Gli organizzatori hanno fatto presente che gli assessori regionali Conta (FI), Giorgetti (AN) e  Valdegamberi erano passati pochi giorni prima da Roverchiara affermando la non idoneità del luogo previsto per la discarica e dichiarando che avrebbero fatto in modo da non permettere la realizzazione del progetto.   Gli organizzatori della conferenza hanno spiegato che si tratta di un progetto di discarica che prevede il prosciugamento di 14 laghetti formatisi su siti di ex cave di argilla.   L’area interessata dal progetto interessa una superficie di 30 campi veronesi pari a 90.000 metri quadri, utili a realizzare una discarica dalla capacità di 500.000 metri cubi; per la sua realizzazione verranno prosciugati ben 93.000 metri cubi di acqua.   L’On Montagnoli ha assicurato l’interessamento del ministro Zaia a sostegno dei prodotti tipici della zona che verrebbero intaccati dalla realizzazione della discarica; ha annunciato un’interrogazione a 3 ministeri (Ambiente, politiche sociali, lavoro) per vincolare il territorio permanentemente in modo da impedire la realizzazione della discarica.    I sindaci del comune di Angiari Vincenzo Bonomo e del comune di Roverchiara Gino Lorenzetti, hanno manifestato la loro preoccupazione e hanno ringraziato gli intervenuti dichiarandosi sicuri che i politici daranno una mano e annunciano che la commissione regionale VIA non ha ancora deciso presumibilmente perché resta in attesa del pronunciamento del TAR del Veneto in merito al ricorso della ditta NEC contro il PRG di Roverchiara.

Il professor Alessandro Gualtieri ha evidenziato che l’amianto è un cancerogeno di prima categoria se inalato.   Ha spiegato che i macrofagi, cellule di difesa del corpo umano, cercano di aggredire e distruggere i corpi estranei inalati che arrivano agli alveoli dei polmoni; se questi corpi sono le fibre di amianto risultano sono troppo lunghi e queste sentinelle non riescono nel loro compito morendo e producendo i radicali liberi che danno inizio alla formazione del cancro ai polmoni detto mesotelioma pleurico.

Pochissime fibre sono sufficienti a provocare il mesotelioma che si sviluppa dopo 15 – 40 anni; pertanto non esiste limite di sicurezza, ovvero non esiste un limite di soglia di fibre inalate entro il quale essere al sicuro dal contrarre le malattie da amianto.   Il professor Gualtieri ha mostrato una raccapricciante diapositiva dalla quale si poteva vedere una singola fibra di amianto che aveva causato il mesotelioma pleurico in un paziente.

L’Italia ha avuto la più grande cava d’amianto d’Europa a Balangero (TO), aperta nel 1905 e chiusa nel 1992, quando l’amianto è stato bandito per legge.

Oggi ci sono 2 miliardi di metri quadri di amianto sui nostri tetti, la nostra legislazione si è mossa bene con la L.257/92 che ha bandito l’amianto, in altri paesi l’amianto viene ancora prodotto come in Canada ed in Cina.  Va ricordato che solo in Italia ogni anno muoiono ben 1000 persone da mesotelioma pleurico.

Per rimuovere l’amianto i costi sono molto elevati e sostanzialmente esistono tre metodi: 1) la copertura (metodo temporaneo), 2) l’incapsulamento (metodo temporaneo) e 3) la rimozione (metodo definitivo).

Oggi non c’è alternativa alla discarica e l’Italia sta esportando i rifiuti di amianto in Germania, dove le discariche però spesso non sono tenute a regola d’arte; la Svizzera ha già chiuso le frontiere all’amianto italiano e la Germania sta minacciando di chiuderle.      Questo provocherà una repentina richiesta di discariche di amianto in Italia con la nascita di una emergenza di smaltimento di questo cancerogeno; a seguito del decreto 29 luglio 2004 n. 248 è però possibile il trattamento termico dell’amianto.        La sua inertizzazione può avvenire a soli 700 gradi, il prof. Gualtieri ha mostrato dei piccoli manufatti realizzati con amianto trattato con il metodo CRIAS: il materiale diventa innocuo e riutilizzabile.    Non si tratta del metodo “Cordiam”, mai realizzato a livello industriale o “Inertam” realizzato in Francia, che hanno la controindicazione di richiedere la preventiva macinazione delle lastre di amianto con conseguente pericolo di dispersione di fibre.    Il metodo CRIAS tratta l’intero pacco incellofanato e già messo in sicurezza dei rifiuti di amianto.     Il costo dell’inertizzazione basato sul processo Inertam è superiore di ben 10 volte il costo dello smaltimento in discarica; invece il costo basato sul processo CRIAS è solo di 70/80 euro la tonnellata, ovvero addirittura inferiore allo smaltimento in discarica che attualmente si aggira sui 140 euro a tonnellata.     La realizzazione di un impianto operativo CRIAS costa circa 10 milioni di Euro e sarebbe un buon investimento in quanto con tutto il materiale esistente in Italia da smaltire si è calcolato che dieci di questi impianti potrebbero lavorare per ben 100 anni.     Ma la concorrenza delle discariche è forte perché le discariche di amianto per molti sono una miniera d’oro; le discariche non risolvono il problema per sempre (non sono un sistema chiuso) come lo risolverebbe l’inertizzazione con il metodo CRIAS.     Anche se non sembra provato che l’amianto ingerito sia pericoloso, una volta interrato non smette di essere pericoloso.      Nelle discariche non è previsto il controllo di fibre sul percolato da amianto e quindi non è garantito che le fibre non raggiungano la falda acquifera anche con alte concentrazioni.    Dall’acqua le fibre passano successivamente all’aria per evaporazione e possono essere inalate (nota:  la discarica La Terra ed Ex SEV di Paese (TV) non ha l’impermeabilizzazione del fondo normalmente realizzato con appositi teli).   Questo pericolo di passaggio delle fibre cancerogene dall’acqua all’aria esiste anche per le tubature in amianto che dovessero rilasciare fibre; in merito va evidenziato che l’attuale normativa sulla potabilità dell’acqua non prevede l’obbligo della determinazione delle fibre di amianto.    Il vapore acqueo degli stessi impianti di condizionamento può diffondere le fibre d’amianto pericolose per l’uomo; la stessa cosa si verifica con l’utilizzo dell’acqua in casa.

Un esperto in scienze forestali, il dott. Eugenio Cagnoni, ha evidenziato come la zona a rischio di diventare una discarica sia ad alto pregio ambientale, ci sono 14 vasche su 90.000 metri quadri dove fauna e flora si è sviluppata naturalmente creando un habitat ad alta valenza ambientale.    In quest’area possono essere osservati il Picchio rosso maggiore, il Martin pescatore, il Tarabusino, tutte specie protette dalle leggi sulla tutela della fauna selvatica.   Ha spiegato che è prevista una profondità della vasca che conterrà i rifiuti di amianto di ben quattro metri, mentre lo spessore dei rifiuti sarà alto ben dieci metri, portando nella zona delle collinette amianto di circa 10 metri di altezza. Sono previsti due fossi di scolo dalla discarica, fossi dai quali viene prelevata l’acqua per irrigare i campi circostanti. Quest’acqua sarà piena di fibre  di amianto?

Andrea Zanoni presidente di Paeseambiente (di Paese – TV) ha illustrato le vicissitudini delle discariche di amianto di Paese con particolare riferimento a quella della ex SEV commentando in diretta un video sulla stessa proposto al pubblico dagli organizzatori e pubblicato anche dal blog di Beppe Grillo. Zanoni ha ricordato che per un volantino simile a quelli distribuiti attualmente dal comitato contro la discarica di Roverchiara dove si diceva che anche una fibra può provocare il mesotelioma e dove si indicava il raggio di azione dell’inquinamento da fibre sul territorio circostante, il presidente della provincia di Treviso, Zaia, ora ministro, aveva denunciato per procurato allarme i responsabili di Paeseambiente. Zanoni ha poi fatto un appello ai cittadini ed al comitato per farsi dare delle rassicurazioni precise dai politici con atti scritti, ovvero formali e non con semplici promesse verbali invitandoli a chiedere all’Assessore Conta di far approvare dalla Giunta Regionale un atto motivato ed articolato di contrarietà al progetto della discarica.  Mario Zanardo, di Paeseambiente, ha fatto presente che i progressi negli ultimi anni per quanto riguarda la conoscenza sull’argomento amianto sono molteplici. Ha ricordato che solo quattro anni fa in occasione dell’apertura della discarica di Paese una associazione ambientalista di Paese aveva intitolato un incontro effettuato sull’argomento: “Amianto, psicosi o pericolo reale?” dove il relatore si prodigava nel minimizzare i rischi di una discarica e nell’affermare che solo a dosi elevate l’amianto era pericoloso.  Zanardo ha commentato che finalmente c’è informazione e c’è anche una alternativa concreta alle discariche con una soluzione definitiva. La conferenza si è conclusa verso la mezzanotte con interessanti interventi del numeroso pubblico intervenuto.  Andrea Zanoni e Mario Zanardo di Paeseambiente hanno sottoscritto la petizione contro la realizzazione della discarica di Roverchiara. Paeseambiente si complimenta con i promotori della conferenza per la perfetta organizzazione e per la qualità dell’informazione, con l’augurio che le loro richieste siano accolte.

Paeseambiente tel. 347/9385856, Email: paeseambiente@ecorete.it, web: www.paeseambiente.org

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Così quella polverina maledetta uccise anche la nuora di Nils Liedholm

da “la Repubblica” del 7/4/2009

TORINO – Quando Gabriella Gonora è morta di mesotelioma alla pleura, aveva 49 anni. Era il 2007 e i medici glielo avevano diagnosticato un anno prima. L’ angoscia era piombata a «Villa Boemia», il «buen retiro» di Cuccaro Monferrato dove Nils Liedholm, il mitico svedese del Gre-No-Li, aveva scelto di trascorrere la vecchiaia e di produrre barbera e grignolino. Gabriella era la nuora dell’ allenatore degli scudetti del Milan e della Roma: aveva sposato il suo unico figlio, Carlo. «Andiamo in America, proviamo tutto quello che si può fare», avevano detto il maritoe il figlio Paolo. Ma il viaggio a Boston, dove esiste il più grande centro mondiale della ricerca sui tumori provocati dall’ amianto, era stato inutile. In quei mesi terribili, però, Gabriella e i suoi familiari avevano cercato anche di capire, di spiegarsi il perché di quell’ appuntamento tragico con il cancro.

Sì, lei era di Casale Monferrato, la città dell’ Eternit, la «fabbrica della morte», ma non aveva mai varcato i cancelli dello stabilimento. Poi un ricordo improvviso, come una folgorazione: «Mamma cominciò a parlarci della pallavolo – spiega Paolo – Di quel campetto circondato da stradine tutte bianche dove lei e altre dieci ragazze giocavano in una squadra amatoriale». Dieci ragazze, tutte quindicenni, e che per anni avevano continuato a calcare il campo in mezzo alle stradine bianche. Quel candore, però, era il «polverino» dell’ amianto che a Casale era usato un po’ dappertutto: gli scarti della produzione che l’ azienda regalava e che erano meglio del cemento vero per rafforzare una carreggiata o per ricoprire un cortile.

Milioni di aghi assassini che entravano nei polmoni e che 30 anni dopo si sono risvegliati per colpire la pleura. Così è morta Gabriella e, con lei, se ne sono andate altre tre componenti di quella squadra di ragazzine. Ieri Paolo Liedholm si è costituito parte civile assieme al padre nell’ udienza contro i vertici dell’ Eternit: «Abbiamo rifiutato l’ indennizzo di 30mila euro, ridicolo. Ma avremmo detto no anche a un milione: la vita di una persona non ha valore». A Carlo e a Paolo non è piaciuto quel gesto del magnate svizzero Stephan Schmidheiny, l’ ultimo padrone dell’ Eternit: «Ci è sembrata una beneficenza, l’ elargizione di un signore ricco, una mossa processuale. Noi, invece, vogliamo, come tutta la gente di Casale, che chi ha colpa per quelle morti sia condannato». – (e. bof.)

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10 agosto 2009

fonte:  http://geograficamente.wordpress.com/2009/08/10/amianto-bonifiche-casuali-e-non-programmate-per-un-veleno-presente-in-molti-luoghi-ma-perche-il-%E2%80%9Cpiano-casa%E2%80%9D-non-prevede-un-grande-progetto-di-eliminazione-dell%E2%80%99eternit/


In ‘dono’ a Berlusconi: Fassino «intercettato» con Consorte. Di Pietro denuncia e scatta l’inchiesta

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La fuga di notizie nell’indagine Antonve­neta

Due imprenditori sa­rebbero andati ad Arcore recando in dono a Paolo e Silvio Berlusco­ni il file della telefonata

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MILANO — Accesso abusivo a sistema informatico nel 2005, rivelazione di segreto d’indagi­ne, corruzione: sono le ipotesi di reato iscritte nell’inchie­sta-bis che la Procura di Mila­no, dopo aver fallito all’epoca l’individuazione del pubblico ufficiale «talpa», sta conducen­do dal 3 ottobre a partire da una denuncia di Antonio Di Pie­tro sui retroscena della fuga di notizie nell’indagine Antonve­neta: «spiffero» culminato nel­la pubblicazione il 31 dicembre 2005, su Il Giornale di proprie­tà del fratello di Silvio Berlusco­ni (Paolo) e della Mondadori, di una intercettazione del lu­glio 2005 tra il n.1 di Unipol Giovanni Consorte e l’allora lea­der (Piero Fassino) del partito (Ds) contrapposto a quello di Berlusconi. Un’intercettazione che in quel momento non solo non era depositata agli atti, né trascritta e neppure riassunta, ma esisteva solo allo stato natu­rale di file audio noto esclusiva­mente ai pm e alla Gdf.

Da mesi un imprenditore con disavventure giudiziarie al­le spalle, Fabrizio Favato, pro­pone a giornalisti, magistrati, avvocati e politici la sua verità: lui e l’amministratore (Roberto Raffaelli) della Research con­trol system , società che svolse le intercettazioni per i pm, sa­rebbero andati ad Arcore la vi­gilia di Natale 2005 recando in dono a Paolo e Silvio Berlusco­ni la telefonata pubblicata 7 giorni dopo da Il Giornale . A ca­vallo dell’estate 2009 — con at­teggiamento ondivago tra par­venze di ricatto e cenni di ven­detta per asserite promesse non mantenute — Favato va a Milano in un settimanale, va a Roma in un quotidiano, ma non sortisce effetti. Va da due pm dell’antimafia milanese ai quali tratteggia invece un’altra storia che si riallaccia al seque­stro nel 2007 (sventato in extre­mis dall’arresto dei rapitori) di un ex socio di Paolo Berlusco­ni, ma si rifiuta di verbalizzar­la. Va da un altro pm, stavolta del pool finanziario, ma ancora rifiuta il verbale. Va dallo stes­so Raffaelli. Va da un avvocato dello studio padovano dell’on. Niccolò Ghedini, il legale di Berlusconi ieri fiducioso che «le indagini dimostreranno la totale estraneità alla pubblica­zione» dei fratelli Berlusconi. E va dal leader dell’Idv, Di Pietro. Sabato 3 ottobre l’ex pm del pool Mani pulite si presenta dai suoi ex colleghi, al pm di turno dice di voler fare una de­nuncia, viene indirizzato al pro­curatore aggiunto di turno (Tar­getti), e gli riferisce a verbale il racconto prospettatogli da Fa­vato. Sulla base di questa de­nuncia di Di Pietro, il pm De Pa­squale imposta gli atti urgenti d’indagine, trasmessa al procu­ratore Minale al suo ritorno in ufficio da una decina di giorni di assenza, e infine assegnata a un pm (Meroni) del pool reati contro la pubblica amministra­zione. Solo che Favato, tanto lo­quace con gli altri, di fronte ai magistrati si avvale della facol­tà di non rispondere: suo fi­glio, avvocato che ne assume la difesa, subisce in studio una perquisizione (come non inda­gato) che non trova il file au­dio.

E Raffaelli? Ieri, con i suoi nuovi difensori Luigi Liguori e Alessandro Campilongo, ha chiesto un rinvio dell’interroga­torio sull’accusa di accesso in­formatico abusivo. Ma nel suo entourage imprenditoriale ne­ga di essere stato la «talpa»; e sostiene che l’incontro di Arco­re ci fu davvero, ma che avreb­be avuto a oggetto solo il pro­getto commerciale di una espansione della sua società sul mercato istituzionale in Ro­mania, per la quale puntava al­l’interessamento di Berlusconi in ottimi rapporti con l’allora primo ministro romeno.

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Luigi Ferrarella – Giuseppe Guastella
10 dicembre 2009

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fonte:  http://www.corriere.it/cronache/09_dicembre_10/ferrarella-fassino-dipietro-inchiesta_cb37ef0e-e561-11de-9093-00144f02aabc.shtml

L’ITALIA DEI FOLLI – Berlusconi: “Contro il partito dei giudici cambieremo la Carta costituzionale” / Le bugie del premier

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Il premier interviene al congresso del Partito popolare europeo a Bonn
“La sovranità in Italia è passata dal Parlamento alla magistratura”

“Sinistra allo sbando. Maggioranza coesa e forte con un premier super
Tutti si dicono: ‘Dove si trova uno forte e duro, con le palle come Berlusconi?'”

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Berlusconi: "Contro il partito dei giudici cambieremo la  Carta costituzionale"Berlusconi al congresso del Ppe

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ROMA – Da Bonn, dove partecipa al congresso del Partito popolare europeo, Berlusconi torna ad attaccare i magistrati con toni durissimi. “In Italia succede un fatto particolare di transizione a cui dobbiamo rimediare: la sovranità, dice la Costituzione, appartiene al popolo” e il Parlamento “fa le leggi, ma se queste non piacciono al partito dei giudici questo si rivolge alla Corte Costituzionale” e la Corte “abroga la legge”. E’ per questo, prosegue il presidente del Consiglio nel suo intervento al congresso del Partito popolare europeo a Bonn, che la maggioranza “sta lavorando per cambiare la situazione anche attraverso una riforma della Costituzione”. All’indomani del parere della sesta commissione del Csm che ha riscontrato elementi di incostituzionalità nel ddl sul processo breve, il premier tira di nuovo in ballo anche la Consulta, a suo avviso “non più un organo di garanzia, ma un organo politico, composto per 11 membri su 15 da esponenti di sinistra”, per via del fatto che ci sono stati tre presidenti della Repubblica di sinistra.
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L’analisi della situazione politica italiana che Berlusconi porta al congresso del Ppe parte dal presupposto che “la sinistra è allo sbando e cerca di avere ragione” di lui “attraverso i processi”. Dall’altra parte, aggiunge, c’è “una maggioranza coesa e forte, con un premier super”. “C’è una sinistra che ha attaccato il presidente del Consiglio su tutti i fronti inventandosi calunnie – dice il Cavaliere – Chi crede in me è ancora più convinto. Tutti si dicono: ‘Dove si trova uno forte e duro, con le palle come Silvio Berlusconi?'”.

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Sulla questione del parere della commissione interviene anche il vice presidente del Csm Nicola Mancino, che replica alle critiche ricordando che “il parere non è vincolante”. E annuncia che dopo la pausa natalizia il plenum del Consiglio superiore della magistratura si riunirà alla presenza del ministro della Giustizia Angelino Alfano.
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10 dicembre 2009
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IL COMMENTO

Le bugie del premier

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di MASSIMO GIANNINI

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Le bugie del premier
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ANCORA una volta dobbiamo essere grati a Giorgio Napolitano. Il suo richiamo al rispetto dei “principi fondamentali della Costituzione”, che nessuno “può pretendere di modificare o di alterare”, è la terapia più tempestiva ed efficace contro la “sindrome di Cromwell” che ormai pervade il presidente del Consiglio, come ha magistralmente spiegato Gustavo Zagrebelsky nell’intervista a Repubblica di ieri. In un equilibrio sempre più instabile tra i poteri dello Stato, il presidente della Repubblica resta il garante più credibile della nostra democrazia. L’argine più forte rispetto all’autoritarismo plebiscitario del Cavaliere. Silvio Berlusconi può anche sublimare la sua inesauribile vena mimetica e mistificatoria, e dire “il Quirinale non ce l’aveva con me”.
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Ma è un fatto che il richiamo del Capo dello Stato arriva proprio all’indomani dell’annuncio tecnicamente “eversivo” del premier: la modifica unilaterale della Costituzione, imposta forzosamente al Parlamento e poi sottoposta eventualmente al giudizio del popolo sovrano attraverso il referendum confermativo. Ed è un fatto che quel richiamo tocca il nervo più scoperto del “berlusconismo da combattimento”: l’ossessione giudiziaria, che spinge il premier a forzare le regole fino al punto più estremo.
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Non solo piegando lo Stato di diritto in Stato di governo (con l’uso personale dei “lodi” e delle leggi). Ma addirittura trasformando la Costituzione in “strumento di potere” (come ha osservato ancora Zagrebelsky). Questo, e non altro, è il disegno del Cavaliere. Per quanto dissimuli, il premier racconta almeno due bugie. La prima bugia riguarda la forma. Berlusconi mente quando dice che il suo progetto non lede la Carta Costituzionale e i suoi principi fondamentali, perché “le ipotesi di riforma della giustizia, come per esempio quelle relative ad un intervento sul Csm, non riguardano questi principi”. Non è così. Il Consiglio superiore della magistratura è organo di rilevanza costituzionale, disciplinato dall’articolo 104 all’articolo 113. E come insegna la dottrina, “è la massima espressione dell’autonomia della magistratura rispetto agli altri poteri dello Stato (in particolare il governo)”. Dunque, nel dettato costituzionale la disciplina giuridica del Csm è intrinsecamente collegata al principio fondamentale su cui si regge l’intera giurisdizione, cioè la magistratura come “ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Per questo, al contrario di quello che sostiene il presidente del Consiglio, riscrivere le norme costituzionali sul Csm può tradursi facilmente in una lesione dei principi fondamentali e in una manomissione dei cardini della nostra democrazia, che si basa sulla separazione e sul bilanciamento dei poteri.

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La seconda bugia riguarda la sostanza. Berlusconi mente quando dice che la riforma della giustizia per via costituzionale è irrinunciabile perché in caso contrario verrebbe meno uno degli impegni presi in campagna elettorale. Non è così. Nel programma del Pdl non c’è traccia di una riforma costituzionale del sistema giudiziario. E non è mai menzionata la separazione delle carriere. L’unica proposta concreta, contenuta nel decalogo berlusconiano, riguardava genericamente una “distinzione più marcata delle funzioni tra i giudici e pm”. Perché ora il premier ha cambiato idea, se non per rimettere in riga la magistratura, giudicante e requirente, scorporando i pubblici ministeri dall’unico ordine giudiziario e subordinandone l’attività al controllo del potere politico? Qui sta la natura “rivoluzionaria”, e per certi versi post-democratica, della visione berlusconiana. L’uso congiunturale delle istituzioni, l’uso strumentale dei fatti.
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A rimettere in moto la necessità della sedicente “riforma costituzionale” della giustizia è lo scontro tra le procure di Salerno e Catanzaro intorno all’inchiesta “Why not”. Uno scontro rovinoso per la credibilità delle toghe, e indecoroso per l’immagine della Repubblica. Ma al contrario di ciò che urlano i rappresentanti del centrodestra, il progetto di Berlusconi e Alfano sarebbe stato del tutto inutile a prevenire l’esplosione di quel conflitto, incubato esclusivamente nell’ambito della magistratura requirente. Se c’è una vera emergenza, quella non riguarda né la separazione delle carriere, nè il Csm. Ma solo la maggiore rapidità ed efficienza della macchina giudiziaria, che si può agevolmente raggiungere per legge ordinaria. Di tutto questo, nel piano del Cavaliere sulla giustizia non c’è traccia.
Stupisce che molti osservatori non vedano i rischi insiti in questa offensiva berlusconiana, e scambino la difesa della Costituzione per difesa di una corporazione. La giustizia va cambiata. Ma nell’interesse collettivo. Non nell’interesse soggettivo di chi (come denuncia Valerio Onida sul Sole 24 Ore) è pronto a fondare una “Costituzione di maggioranza”. La Costituzione è di tutti. E tale vorremmo che restasse.
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m.giannini @ repubblica.it

(13 dicembre 2008)

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fonte:  http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/politica/napolitano-giustizia/bugie-premier/bugie-premier.html