MISTERI D’ITALIA – Il ‘suicidio’ Tenco: il Clan dei Marsigliesi, Gladio, il golpe argentino, le Brigate Rosse, la P2..

Davvero un pasticciaccio.. Troppi misteri, troppe ambiguità intorno al caso Tenco. Da alcune parti, addirittura, si parla di ‘codici’ che Tenco (vero motivo del viaggio in Argentina) doveva portare in Italia da Buenos Aires. Di vero c’è che la destra italiana aveva il dente avvelenato con Tenco e che si preparava ad una aggressione, se non addiritttura ad un omicidio; fu il suo ‘accompagnatore’ pubblico, Marcello Frezza, funzionario dell’Rca e uomo di destra, a tenerlo al riparo da azioni violente (una volta bloccò un certo Di Luia con un solo cenno). Cosa ‘sapeva’ veramente Tenco di così pericoloso da indurre qualcuno ad eliminarlo? In quale gioco più grande di lui era caduto?

Ma.. ancora. C’è tutto il capitolo Dalida a gettare ombre pesanti sul ‘suicidio’ Tenco, lo scoprimento del corpo con le sue incongruenze (la pistola che avrebbe usato per suicidarsi non vista), il legame della cantante con l’ex marito Morisse che lei vede a Sanremo e con il quale si fa accompagnare all’aereoporto per tornare in Francia (vedi foto), altri particolari quale, tra i tanti, il taglio da lama vicino alla bocca di Luigi Tenco (vedi foto), le ecchimosi, la sabbia sul volto.. Aspettate! Qui viene la parte più ambigua: questo Morisse, oltre ex marito e scopritore di Dalida, cantante celebre all’epoca, era anche un affiliato al clan del Marsigliesi e il commissario Arrigo Molinari, che investigò sul ‘suicidio’, proveniva da Genova dove, in qualità di vice-questore, investigò proprio sui traffici dei Marsigliesi.. Ancora poco? Ultima chicca (che imbroglia, o getta luce?, ulteriormente le cose): il commissario Molinari era iscritto alla P2 col numero 767..

Le indagini sulla morte di Tenco si riaprirono nel 2005. Molinari non vi partecipò:  era morto, assassinato mesi prima da un ladro nella sua abitazione. Già.

mauro

fonte immagini

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Chi cercava di uccidere Tenco subito prima che morisse?

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Luigi Tenco con Dalida – fonte immagine

Una tra le tante domande rimaste senza risposta … Quel Festival del 1967 e il mistero irrisolto sulla morte del cantante. Suicidio? Tesi improbabile, non provata

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di Giulia Lanza

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Quando si parla di Luigi Tenco è sempre impossibile ignorare la sua morte che, come un pugno allo stomaco, irrompeva come un imprevedibile e inatteso evento tra canzoni d’amore in gara, giornalisti curiosi , fotografi smaniosi , truccatori e fiori di quel Festival di Sanremo 1967. Che si affrettò ad archiviare ed a “ nascondere il fatto dietro il palcoscenico” per proseguire con la manifestazione canora. Senza interruzioni.

Nel 1967 le indagini furono frettolose e ambigue : niente guanto di paraffina, niente autopsia, un verbale di ricognizione sulla scena del crimine . praticamente inconsistente. Il fascicolo dell’epoca conta appena 12 pagine. Una grande confusione, un mare di contraddizioni, buchi e indagini al limite del grottesco. Un mistero che trascina con sé, ancora oggi, dubbi rimasti sospesi nell’aria, nonostante la Procura di Sanremo nel 2005 abbia riaperto l’inchiesta, riesumando la salma di Tenco. Le indagini si riaprirono grazie alla pressione di tre giornalisti, Aldo Fegatelli Colonna, Marco Buttazzi e Andrea Pomati, che nel tempo hanno svolto ricerche senza abbandonare mai la determinazione a fare chiarezza. L’inchiesta , chiusa nel 2006, ha confermato il suicidio. Il proiettile che uccise Tenco non fu mai ritrovato. Domande e dubbi degli studiosi del caso e dei testimoni di quella tragedia non hanno avuto risposta.

Come si può, per esempio, ignorare che un grande amico di Tenco, Paolo Dossena, lo storico discografico, continui a dichiarare ( anche di recente al mensile “Musica Leggera” – Giugno 2010) che il cantautore era minacciato di morte e per questo girava con una pistola ? Una strana coincidenza prima del suicidio? Sempre Dossena, in un’intervista a Sorrisi e Canzoni del 5 /2/ 2004, ricordando la tragedia, dichiarava “Andammo al bar del Casinò e Luigi ordinò un whisky. Io non volevo che bevesse, gli dissi di piantarla e presi il bicchiere cominciando a bere. Lui mi guardò dritto negli occhi e mi disse: “Sei un amico che si mette tra me e il bicchiere. Ma sei così amico da metterti sulla traiettoria di una pallottola che parte da una pistola che mi spara?”. Dossena racconta anche di aver portato la macchina di Tenco a Sanremo perché il cantautore era partito in treno. Durante quel viaggio, nel cruscotto dell’auto, trova la pistola di Tenco “… Ma come , giri con una pistola in macchina? Ma sei pazzo?”. Lui mi disse che era la terza volta che cercavano di ucciderlo. L’ultima volta era successo poche settimane prima, a Santa Margherita Ligure due macchine lo avevano stretto e avevano cercato di spingerlo fuori strada. “E allora mi sono comprato una pistola. Ma non chiedermi chi ce l’ha con me, perché non ne ho idea. Non lo capisco” ” e a fine intervista Dossena aggiunge che di cose ne poteva raccontare tante.. “ Peccato che mai un poliziotto o un magistrato me le abbia chieste ”.

Gli aspetti chiari della tragedia sono pochi. Tenco e’ morto a Sanremo nel pieno della manifestazione, ucciso da un colpo di pistola alla tempia. L’arma ritrovata dalla polizia e’ la Ppk calibro 7.65 che apparteneva a Tenco. Viene trovato nella sua camera d’albergo, la 219 dell’Hotel Savoy, nella notte tra il 26 e il 27 gennaio del 1967, dopo la sua esibizione con Dalida della sua bella canzone “ Ciao amore ciao”. E’ proprio la cantante a ritrovarlo senza vita, quando verso le 2 rientra in albergo, dopo essere stata a cena con amici discografici , al ristorante Nostromo. Tenco non partecipa alla cena: amareggiato per l’esito della gara e l’eliminazione, vuole rientrare in albergo. Prima della sua esibizione, aveva bevuto e preso tranquillanti e/o antidolorifici, in quei giorni era in cura dal dentista. Quando la polizia interviene in albergo, porta frettolosamente il cadavere all’obitorio e da qui lo trasporta nuovamente nella camera del Savoy, per permettere ai cronisti di fotografarlo. E’ stato ritrovato un biglietto con poche e, ormai note, righe di protesta per l’esito della gara, un biglietto che verrà considerato la prova di un addio alla vita.

Il mistero. Contraddizioni e lati oscuri sono molti . Un giornalista esperto d’armi, tra i primi ad entrare nella camera della tragedia, e’ sicuro di aver visto una Beretta 22 e non la Ppk 7.65 del cantautore. Lo sparo in albergo non e’ stato sentito da nessuno, neanche dai vicini di camera. Dalida e Dossena, i primi a trovare il cadavere di Tenco, a primo impatto pensano a un malore, un incidente, non vedono quindi la pistola che – per forza di cose – doveva trovarsi vicino al cadavere. Il fratello Valentino, accorso subito dopo la tragedia, cerca invano l’addetto di turno alla reception per chiedere spiegazioni e ricostruire gli ultimi momenti di vita del fratello. Valentino Tenco e’ stato il primo a non credere al suicidio. L’arma del fratello, che gli viene riconsegnata dalla polizia, è perfettamente pulita, come se non avesse mai sparato. Il noto biglietto d’addio viene ritrovato in camera da Dalida, che lo tiene con sé fino all’arrivo della polizia, mentre al Savoy regnava già una gran confusione. Piero Vivarelli, amico di Tenco, raccontò che si trattava di un biglietto privato per lui e altri amici e, all’arrivo della polizia, visto l’accaduto, hanno ritenuto opportuno consegnarlo. Sembra certo che Lucien Morisse, ex marito di Dalida, quella sera fosse a Sanremo.

Il commissario Arrigo Molinari, che all’epoca guidò le indagini dichiarò in seguito che «sulla morte di Tenco e su tutto quello che è accaduto nelle ore successive alla scoperta del suo cadavere, non è stata ancora scritta tutta la verità». Ospite a Domenica In nel 2004 , Molinari parla dell’ipotesi che dietro quella tragedia ci sarebbe stato un giro di scommesse clandestine legato al Festival. Dice che fra gli anni ‘50 e ‘60 sarebbe esistito questo giro di scommesse sulle canzoni di Sanremo. Racconta che c’erano due obitori, uno per le morti naturali, l’altro per ospitare le vittime truffate al gioco, suicide. Secondo Molinari anche re Farouk d’Egitto scommise e perse un miliardo di lire. Dice anche che , dopo la morte di Tenco, Ugo Zatterin, allora presidente della Commissione selezionatrice di quel Festival, avrebbe insistito perché il Festival proseguisse. Queste pressioni, ha spiegato Molinari, “mi costrinsero a riportare il cadavere di Tenco dall’obitorio all’hotel, per mostrarlo a tutti e far capire che il Festival non poteva proseguire”. Arrigo Molinari comunque non ha potuto contribuire alla ricostruzione della vicenda, finalmente riaperta. . Quando le indagini si riaprirono nel 2005, Molinari era morto, assassinato mesi prima da un ladro , nella sua abitazione.

Aldo Fegatelli Colonna, autore di tre biografie su Tenco, amico del fratello Valentino , frequentò casa Tenco fino al 1997 : ha conosciuto la donna misteriosa di Tenco, Valeria ( le lettere di Tenco alla sua donna segreta furono pubblicate nel 1992 dal Secolo XIX ) e da queste rivelazioni con vari particolari, appuntamenti e progetti di vita, tutto si può desumere , tranne che nelle intenzioni di Tenco ci fosse il suicidio.

Da molti anni il gruppo “ Luigi Tenco 60’s -la verde isola- “ , con il suo sito internet e tramite Facebook , sostiene “ Le 5 prove dell’omicidio di Luigi Tenco, ridiamogli una dignità “ . Una battaglia, supportata da documenti, foto, ricostruzioni e analisi dettagliate, alla quale partecipano in migliaia, su internet, chiedendo la riapertura delle indagini. Nel 2009 il Dott. Sante Pisani, segretario politico del PDA ed il Dott. Domenico Scampeddu, responsabile Nazionale del dipartimento delle politiche abitative dell’ Udeur, inviano due esposti al Consiglio Superiore della Magistratura, all’On. Alfano, al Consiglio dei Ministri e al Cancelliere della Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, con le prove. L’esposto in versione integrale è disponibile alla pubblica lettura.

In sintesi le cinque prove sostenute dal gruppo “la verde isola” sono: 1) il guanto di paraffina sulla mano di Tenco non dimostra che abbia sparato. Per la positività del test devono risultare almeno 2 di 3 elementi chimici e la mano di Tenco ne riporta solo uno, che qualsiasi fumatore riporterebbe. La pistola di Tenco riconsegnata al fratello era pulita e oleata 2) Nelle foto scattate all’epoca, sotto i glutei di Tenco, non c’e’ la sua Ppk 7.65, ma una Beretta calibro 22 3) Foto a lungo inedite mostrano ferite lacero contuse sul volto di Tenco, come se fosse stato picchiato, non riportate sul referto ufficiale della polizia 4) la lettera d’addio riporta calchi come se fosse l’ultima pagina di una lunga denuncia. Si vedono le parole “già” e “gioco”- La firma e’ contraffatta 5 ) Foto che mostrano sul viso, sui pantaloni e sull’auto di Tenco tracce di sabbia : potrebbe quindi essere stato ucciso in spiaggia. Tutto il materiale e’ ben visibile sul sito (www.luigitenco60s.it )

Una cosa e’ certa: se Tenco morisse oggi, basterebbe un’unghia di tutta questa valanga d’indizi per scatenare un processo mediatico, sarebbe bastato sapere che un giovane cantautore di 29 anni gira con un’arma per difesa personale, impaurito da minacce di morte, e sulla tragedia si sarebbero costruite intere trasmissioni televisive , plastici della camera d’albergo con le varie, e assurde, posizioni del corpo e della pistola, sarebbero intervenuti periti, testimoni e opinionisti per discutere del caso, fino alla nausea. A Tenco sicuramente non sarebbe piaciuta quest’Italia di oggi , così diversa dagli anni sessanta quando non si guardava dal buco della serratura . Tenco sarebbe stato critico verso un certo tipo di giornalismo, al quale oggi siamo abituati . Ma questo giornalismo sicuramente sarebbe servito per pressare gli inquirenti a fare chiarezza e giustizia sulla sua morte.

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01 marzo 2011

fonte:  http://www.lamescolanza.com/TEMP=2011/032011/tenco_chi_cercava_di_ucciderlo=010311.htm

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LA VERITA’ SU LUIGI TENCO?

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di Giovanni Di Stefano

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Chi segue il mio diario (www.studiolegaleinternazionale.com) sa che ho già scritto a riguardo di Luigi Tenco. C’è un grande mistero intorno alla sua morte e di sicuro, io sono a conoscenza di una certa informazione. Tenco era impulsivo e propenso a decisioni repentine. Per esempio, nel 1963, ruppe ogni relazione con il grande Gino Paoli a causa di una cotta presa per l’attrice Stefania Sandrelli, il grande amore di Paoli.

Non si parlarono più fino alla morte. E quando fu bocciato all’esame di geometria, invece di ripassare, decise di cambiare materia. E questo lo spirito dell’uomo che si dice di essersi suicidato. Nel 1965, decise ad un tratto di “abbandonare gli studi” e di arruolarsi nell’esercito. Così partì, il 7 gennaio, per Firenze. Nel dicembre dello stesso anno, parte per l’Argentina ed è ricevuto dal Presidente Arturo Umberto Illia. La domanda che s’impone è come mai Tenco (e perché) ebbe il permesso di partire per l’Argentina, o per altrove, essendo una recluta nell’esercito. C’è la prova che il Presidente dell’Italia, allora Giuseppe Saragat, gli concesse con il consenso del Primo Ministro Aldo Moro “una dispensa speciale”. Indubbiamente, Tenco portava un messaggio da parte di Aldo Moro ai militari argentini che in seguito presero il controllo del paese rovesciando Illia. E il paese che fornì la tecnologia strategica, le armi, e i soldi per il colpo di stato fu l’Italia. Così, il Procedimento Gladio esordì per assistere i militari argentini a rovesciare un Presidente eletto democraticamente e Tenco fu il messagero. Illia fu deposto e sostituito dalla Giunta Rivoluzionaria: Pascual Angel Pistarini, Benigno Ignacio Marcelino Varela Bernadou e Adolfo Teodoro Alvarez Melendi. Il 28 giugno 1966, il Generale Juan Carlos Ongania fu proclamato Presidente de facto. Il Presidente italiano, Saragat, e il Primo Ministro Aldo Moro utilizzarono Tenco come messaggero per informare la giunta militare argentina che l’Italia, paese membro della NATO, darebbe, non soltanto un “aiuto”, ma non interverrebbe nella destituzione d’Illia. La missione fu affidato a Tenco con un permesso di dieci giorni per viaggiare. Fu questo fatto, e nient’altro, che le Brigate Rosse scoprirono durante le interrogazioni di Aldo Moro e che li portò ad assassinare il Primo Ministro. Tenco non si suicidò nel gennaio del 1967, ma egli fu “suicidato” quando, in un accesso d’ira, minacciò di denunciare Aldo Moro, il quale fu trucidato qualche anno dopo dalle Brigate Rosse.
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Luigi Tenco insieme al famoso compositore argentino Ben Molar, durante la conferenza stampa del nostro cantautore al “Cinzano Club” di Buenos Aires, nel dicembre 1965

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Giovanni Di Stefano è stato legale di Saddam Hussein, Slobodan Milosevic ed ha ricevuto incarichi dall’amministrazione Bush
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One response to “MISTERI D’ITALIA – Il ‘suicidio’ Tenco: il Clan dei Marsigliesi, Gladio, il golpe argentino, le Brigate Rosse, la P2..”

  1. MORANDO SERGIO Crocefieschi Genova Malpotremo Lesegno Italia. says :

    P2 ora in P3 anzi P4 illuminati e massoni in tutto persino nelle piscine Comunali di Saluzzo e massoni NON solo in Liguria basta aprire la pagina:
    UOMINI LIBERI e aperta questa cliccare su elenco massoni.
    Vi sono nomi cognomi città e loro professioni Buona lettura l’elenco è stralunghissimo !
    il sito comunque. : http://www.uominiliberi.eu / dicembre 10/ massoni pdf
    Saluti ed illuminatevi nella lettura..
    sergio Morando.

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