Archivio | luglio 11, 2008

Terrore a Napoli, crolla palazzo. Forse sotto le macerie alcuni operai

Cede un caseggiato disabitato nei Quartieri Spagnoli. Le rovine investono l’edificio vicino
Timori per una famiglia. Un’ala dell’edificio piomba a terra mentre lavorano i pompieri

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di BRUNO PERSANO e MARIA PIRRO

Terrore a Napoli, crolla palazzo Forse sotto le macerie alcuni operaiIl crollo nei quartieri Spagnoli

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NAPOLI – Terrore a Napoli: un palazzo disabitato è crollato nei Quartieri Spagnoli, investendo il caseggiato di fronte. Forse sotto le macerie sono rimasti un paio operai impegnati nei lavori di ristrutturazione di un appartamento attiguo. Si teme anche per l’incolumità di una famiglia dello Sri Lanka che vive nel caseggiato colpito dalle macerie del palazzo crollato.

LE IMMAGINI DEL CROLLO

E mentre i vigili del fuoco lavoravano con i picconi alla ricerca di eventuali vittime, un’altra ala del palazzo è crollata. Le macerie hanno sfiorato alcuni soccorritori. Le rovine nel vicolo hanno raggiunto un’altezza di dieci metri. I terrazzini del palazzo di fronte al caseggiato crollato, si sono sbriciolati sotto la pioggia delle macerie.

Sgomberati altri due caseggiati. Chiuse le strade limitrofe. C’è un forte odore di gas nella zona: il crollo deve aver spaccato le condutture. Interrotta l’erogazione dell’energia elettrica.

La gente è fuggita dalle case terrorizzata. “Ho sentito un boato”, racconta Maria, un’inquilina del caseggiato di fronte a quello crollato. “Poi si è alzata una nuvola di polvere. Ho preso mia figlia in braccio e sono corsa giù per le scale”. Urla di panico, pianti; qualcuno è svenuto. “Non ce la facciamo più a vivere così”, ripetono gli inquilini degli Spagnoli. “E’ una vergogna. Lo Stato non c’è. Qui crolla tutto”.

Difficili i soccorsi per la particolare conformazione urbanistica del quartiere e per la presenza di numerose auto in doppia fila che hanno reso difficile il passaggio dei mezzi di soccorso.


11 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/napoli-quartieri-spagnoli/napoli-quartieri-spagnoli/napoli-quartieri-spagnoli.html

Blocca-processi con ritocchi. Ghedini: «L’opposizione la voti»

Il Pd irremovibile: «Ritiratela»

 Niccolò Ghedini, legale di Berlusconi, foto interna
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Le modifiche non bastano, la blocca-processi va ritirata. Ai ministri ombra dell’Interno e della Giustizia, Marco Minniti e Lanfranco Tenaglia, il “contentino” del governo proprio non soddisfa: «Con le proposte di modifica al decreto sicurezza di questa mattina – spiegano – c’è una limitazione dei danni rispetto al testo iniziale, ma non sono affatto risolti tutti i problemi». L’unica strada percorribile per il partito Democratico, quella che può salvare l’Italia e fa ripartire il dialogo è solo il «ritiro degli emendamenti blocca-processi». Ribadisce il concetto anche lo stesso segretario Veltroni, secondo il quale sulla blocca processi si è visto «un netto miglioramento», ma chiarisce che «non è che ci viene chiesto di votare e noi votiamo».

Ma il governo sembra intenzionato ad andare dritto verso lo scontro. Venerdì mattina l’esecutivo ha presentato due emendamenti al decreto sicurezza che vorrebbero essere delle modifiche alla controversa norma blocca processi. In sostanza, come ha spiegato Niccolò Ghedini, legale di Berlusconi e parlamentare Pdl «rimane fermo il principio generale di dare priorità ai processi più gravi, ma si dà assoluta discrezionalità ai dirigenti degli uffici, quindi ogni singolo tribunale farà la propria valutazione su come gestire i ruoli d’udienza. Non c’è più una norma rigida che impone determinate decisioni, ma ogni singolo tribunale potrà attagliare la norma alle sue esigenze». Nell’emendamento, che riguarda esclusivamente l’elenco delle priorità, si amplia la lista dei procedimenti che dovranno essere celebrati prima degli altri. I considerati prioritari dovranno così essere quelli nei quali l’imputato è detenuto o in stato di fermo; quelli che riguardano reati come mafia e terrorismo, ma anche incidenti sul lavoro e circolazione stradale, immigrazione clandestina e reati che siano puniti con pene superiori ai quattro anni; quelli nei quali ci sono casi di recidiva reiterata. Con questa riformulazione, secondo Ghedini, l’opposizione «può ora votarla».

Ma gli unici soddisfatti di questi cambiamenti di facciata sono i parlamentari Udc, che prendono atto «con soddisfazione che il governo ha rinunciato alla dissennata sospensione automatica dei processi attribuendo ai magistrati la discrezionalità nella fissazione delle udienze, facendo salva la priorità per i reati più gravi». Partito Democratico e Italia dei Valori, invece, non cambia nulla. Anzi, l’ostinazione del governo non fa altro che peggiorare gli umori. «Non è stata raccolta nessuna delle nostre critiche emerse durante l’esame al Senato e nelle commissioni della Camera – dicono Minniti e Tenaglia – L’unica cosa chiara che emerge dall’atteggiamento della maggioranza è che i passi indietro che sono stati fatti sono legati all’aver strappato l’immunità per il presidente del Consiglio con il lodo Alfano». Rincara la dose l’Idv, secondo la quale «adesso c’è la prova che il presidente del Consiglio era pronto a mandare all’aria 100 mila processi per salvarsi». Berlusconi, spiega il capogruppo alla Camera Donadi, «ha ottenuto dal Parlamento sequestrato il riscatto, che non è il lodo Alfano ma la porcata Alfano, e adesso lascerà libera la giustizia perché si è messo in salvo». Anche Donatella Ferranti, capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera, nota ««strane coincidenze e singolari sincronie temporali». Prima il via al Lodo Alfano poi le modifiche della salvapremier a premier già salvato, insomma.

Il Parlamento così finisce intasato di emendamenti: il Pd ne ha presentati 1075, l’Idv altri novanta. E c’è il rischio che il governo li aggiri a colpi di fiducia: «Vogliono costringerci a mettere la fiducia», minaccia Elio Vito, ministro per i Rapporti con il Parlamento, e aggiunge: «Ci dispiacerebbe se dovessimo ricorrere alla fiducia per esclusiva responsabilità delle forze di opposizione, di cui abbiamo accolto tutte le richieste. Ma noi – conclude – entro martedì dobbiamo chiudere».

Pubblicato il: 11.07.08
Modificato il: 11.07.08 alle ore 19.10

fonte:  http://www.unita.it/view.asp?idContent=77072

Sta male, ma è clandestino: lasciato morire in un campo

Mi è venuta la nausea. Mi VERGOGNO  di essere italiano, e lo voglio GRIDARE!

mauro
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Braccianti immigrati e caporalato - foto Ansa - 220*160 - 11-07-08
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Non hai il permesso di soggiorno? E allora non ti soccorro. Anzi, ti nascondo. È così che è morto Vijai Kumar, l’indiano di 44 anni clandestino in Italia trovato morto in un campo a Viadana, paesano del mantovano a fine giugno.

L’uomo si è sentito male il 27 giugno scorso sul campo dove stava lavorando in nero ma il proprietario avrebbe dato ordine ad altri braccianti di spostarlo in un altro luogo. Per non rischiare una multa, lo ha fatto morire. Vijai è stato poi trovato distante dal campo, accanto ad un filare di alberi dove poi i soccorritori, lo stesso giorno, lo hanno trovato ormai morto.

Il titolare dell’azienda agricola “Mario Costa” in cui lavorava l’indiano è stato denunciato a piede libero per omicidio colposo e multato di 90 mila euro per utilizzo di manodopera irregolare.

Le campagne del ricco nord si confermano prontissime a sfruttare la manodopera in nero, sfruttando i disperati che arrivano, sottopagandoli con il ricatto del mancato permesso di soggiorno.

Il titolare di una cooperativa viadanese (cooperativa Facchini Vitellini, G.M. 63enne residente a Viadana) che aveva fornito all’azienda otto lavoratori, oltre all’indiano morto, è stato denunciato per caporalato.

Durante il blitz dei carabinieri e dei funzionari dell’ispettorato del lavoro sono stati trovati al lavoro altri quattro extracomunitari impiegati in nero.

Il sindaco di centrosinistra di Viadana Giovanni Pavesi punta il dito contro la lentezza nel fornire i permessi di soggiorno. «Il nostro comune – spiega – ha il record di bassa disoccupazione, l’1,3 per cento. Nell’agricoltura abbiamo proprio bisogno di manodopera, ma si fa fatica a reperirla».

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Pubblicato il: 11.07.08
Modificato il: 11.07.08 alle ore 15.59

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77071

La lettera / Sabina Guzzanti: «Critico chi voglio. E la gente applaude»

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Caro Direttore, per tutti quelli scioccati dalla stampa di questi giorni, voglio rassicurare: non siete impazziti e non sono nemmeno impazziti i giornali. La questione è molto semplice, questo sistema fradicio e corrotto vede nell’eliminazione del dissenso l’unica possibilità di salvezza. Scrive Filippo Ceccarelli su Repubblica in relazione al mio intervento a piazza Navona: «Nulla del genere si era mai visto e ascoltato a memoria di osservatore». Questa cosa, Ceccarelli, si chiama libertà. Non hai mai visto una persona che chiama le cose col suo nome, anche quelle di cui tutti convengono sia assolutamente vietato parlare, come l’ingerenza inaccettabile del Vaticano nella vita politica del Paese e nelle vite private dei cittadini italiani. Caro Ceccarelli, hai fatto un’esperienza straordinaria. Col tempo apprezzerai la fortuna di esserti trovato lì l’8 luglio.

Quello che hanno visto i presenti e gli utenti di internet è una piazza ricolma di gente, che è stata in piedi per tre ore ad ascoltare e ad applaudire entusiasta. Gli interventi più criticati dai media sono quelli che hanno avuto indiscutibilmente più successo. Nel mio intervento, al contrario di quello che tanti bugiardoni hanno scritto, gli applausi più forti sono stati sulle critiche alla politica del Vaticano e le frasi più forti fra quelle sono state applaudite ancora di più. Questa manifestazione è stata il giorno dopo descritta come un fallimento, un errore, un autogol. Stampa e tv hanno tirato fuori il manganello e con i mezzi della diffamazione, della menzogna e dell’insulto stanno cercando di scoraggiare chi ha partecipato, a continuare. Alcune ovvie piccole verità: — A sinistra si lamentano del fallimento della manifestazione quando l’unico elemento di insuccesso è costituito dai loro stessi interventi. Se non avessero parlato in tanti di insuccesso a dispetto dei fatti, la manifestazione sarebbe stata percepita per quello che è stata: un successone. — Berlusconi e i suoi sono furiosi per quanto è accaduto e il sondaggio che direbbe che Berlusconi ci ha guadagnato lo ha visto solo Berlusconi.

Quello che dice potrebbe non essere vero. — L’intenzione di espellere Di Pietro era già evidente da parte del Pd e non è per me e Grillo che i due si sono separati. Pare che Veltroni gli preferisca Casini. Non è una battuta. — Le parlamentari che hanno difeso la Carfagna sostenendo che io in quanto donna non posso attaccare un’altra donna, insultando me sono cadute in contraddizione. — Pari opportunità e Carfagna sono due concetti incompatibili come Previti e giustizia. — È falso che non si possa criticare il presidente della Repubblica. Si può e ci sono buone ragioni per farlo ad esempio impugnando il parere dei cento costituzionalisti sul Lodo Alfano. — È falso che non si possa criticare e attaccare il Papa. Si può e ci sono buone ragioni per farlo. Ho letto un po’ dappertutto che il Papa sarebbe una figura super partes. Super partes non è uno che si schiera con tutte le sue forze su ogni tema, dalla scuola ai candidati alle elezioni, alla moda e alla cucina, con interventi spesso molto al di sotto delle parti, cosa su cui anche la Littizzetto, esimia collega, ha efficacemente ironizzato. — La reazione furibonda di tutto il mondo politico alle parole di alcuni liberi pensatori, dimostra che gli interventi fatti sono stati importanti ed efficaci. La repressione dei media rivela la debolezza politica di una classe dirigente che in entrambi i poli è nata a tavolino. Gli unici elementi che hanno una oggettiva radice popolare e sono rappresentati in Parlamento allo stato attuale, sono Lega e Di Pietro.

E crescono. Berlusconi e Pd calano vertiginosamente. — C’è un partito finto, il Pd, nato senza idee, tranne quella di fondere due partiti per ingrandirsi con lo stesso criterio con cui si accorpano le banche per essere più forti. Questo partito votato controvoglia dalla maggioranza dei suoi elettori si è rivelato fin dai primi passi un soggetto politico artificiale, che somiglia più a un «corpo diplomatico» che altro. Molti dei vip che lo hanno sostenuto ora sono colti da attacchi isterici constatando che non sta in piedi. Dall’altra parte ci sono delle idee che vogliono essere rappresentate e discusse. Idee davvero alternative a quelle del centrodestra. La qual cosa, nel momento in cui si cerca di costruire un’alternativa, ha la sua porca importanza e fa sì che queste idee vengano considerate oggettivamente interessanti dall’opinione pubblica. Per quanto riguarda l’annosa questione: «Può un comico fare politica?», si tratta anche qui di una domanda che non esiste in natura. È ovvio e tutti sanno che chiunque parli a un pubblico fa politica. È ovvio che la politica in una democrazia la fanno tutti. Ma la vera domanda che si pone è: può un comico ottenere molto più consenso politico di un politico? Può il discorso di un comico essere molto più politico di quello di un politico? I fatti dicono di sì e tocca abbozzare. Potete anche continuare a menare le mani, ma sarebbe meglio fare uno sforzo di comprensione. D’altra parte parlo per me ma credo anche a nome degli altri, le nostre idee sono lì e si possono usare gratuitamente. Approfittatene.

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Sabina Guzzanti
11 luglio 2008

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fonte: http://www.corriere.it/politica/08_luglio_11/critico_chi_voglio_la_gente_applaude_2c148936-4efa-11dd-932f-00144f02aabc.shtml

Quante scorie. Diamole a Bush

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l’ESPRESSO – Anticipazione

I residui di Caorso e Trino dovrebbero finire nel deserto dello Utah. Ma ecologisti e politici locali sono insorti. E la questione ora è nelle mani del presidente

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di Enrico Pedemonte da New York

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Treni con materiali radioattivi
della Energy Solution
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L’idea è intrigante: liberarsi dei rifiuti radioattivi e seppellirli nel deserto dello Utah, nel West degli Stati Uniti. Niente di meglio per un paese come l’Italia dove nessuno vuole discariche vicino casa. E infatti la Sogin, la società romana del ministero dell’Economia che si occupa dello smantellamento degli impianti nucleari, l’anno scorso ha firmato un’intesa con un’azienda americana per spedire oltre Atlantico le nostre scorie. Nessuno immaginava che questo avrebbe scatenato un movimento di protesta negli Stati Uniti, né che un gruppo di deputati avrebbe presentato una legge per bloccare i rifiuti in arrivo dall’Italia, né tanto meno che dovesse scomodarsi il presidente George Bush per dire la parola definitiva sulla vicenda. Ma andiamo con ordine.

Tutto comincia nel settembre dell’anno scorso, quando la Sogin firma un’intesa con l’americana Energy Solutions, una società che ha sede nello Utah e con i suoi 5 mila dipendenti è uno dei leader mondiali nel ‘decommissioning’ delle vecchie centrali nucleari: smantellamento e smaltimento dei rifiuti. Stando a fonti interne all’azienda romana, sono i dirigenti della Energy Solutions a farsi vivi e a lanciare l’idea, per trasformare in profitto le difficoltà dell’Italia a gestire i rifiuti ‘a bassa radioattività’ stoccati nei siti degli otto impianti nucleari italiani, cioè le quattro centrali dismesse (a Caorso, Trino Vercellese, Latina e sul Garigliano) e i quattro laboratori di ricerca dell’Enea nel Lazio, in Basilicata e due in Piemonte. Qui non si parla delle barre di combustibile nucleare, che già da anni vengono inviate all’estero (prima in Gran Bretagna, ora in Francia) per i trattamenti previsti. In questo caso si parla di fanghi, tubi, fili elettrici, tutti gli scarti inquinati che emergono dagli impianti smontati pezzo per pezzo. Oggi, dicono i tecnici della Sogin, intorno agli otto impianti sono accatastate 25 mila tonnellate di queste scorie che, quando lo smantellamento sarà completato, saliranno a 70-80 mila, una montagna di radioattività.

Ormai i depositi ‘temporanei’ che accolgono i rifiuti sono quasi pieni e questo potrebbe bloccare i lavori di smantellamento per anni. A Caorso la situazione è vicina al collasso. Così, quando Energy Solutions propone di trasportare parte delle scorie negli Usa, liberando spazio nei depositi, i dirigenti Sogin accettano l’idea e nel corso del 2007 intavolano una trattativa con gli americani per esportare le prime 1.700 tonnellate di materiale radioattivo. Il costo dell’operazione non è stabilito nel dettaglio ma, stando a fonti Sogin, “si parla di diverse decine di milioni di euro”.

Dopo aver firmato l’intesa, i vertici di Energy Solutions chiedono subito l’autorizzazione alla National Regulatory Commission (l’ente regolatore americano), per importare non 1.700, bensì 20 mila tonnellate di rifiuti radioattivi dal nostro Paese. La scommessa dell’azienda americana è che il business con l’Italia sia destinato a espandersi: se fosse esteso a tutte le scorie che prevedibilmente saranno create nei prossimi anni, supererebbe il miliardo di euro.

In passato Energy Solutions ha già ottenuto diverse volte il permesso di importare scorie negli Usa, ma si trattava di piccoli trasporti: quello più grosso, 6 mila tonnellate, arrivò qualche anno fa dal Canada. Questa volta, di fronte alle 20 mila tonnellate targate Italia, scatta la reazione di rigetto. I primi a mobilitarsi sono gli ambientalisti: “Se apriamo la porta agli italiani, riceveremo radiazioni da tutto il mondo”, attacca Tom Clements, dirigente di Friends of the Earth. Presto la protesta dilaga al Congresso. Bart Gordon, deputato democratico e presidente della commissione parlamentare per la Scienza e la Tecnologia, scrive una lettera di fuoco alla Nrc, poi invita i governatori di otto Stati americani a opporsi e, a marzo, presenta al Congresso una proposta di legge per proibire l’importazione di scorie straniere. In pochi giorni trova 25 colleghi disposti a co-firmare la legge: “Gli Usa non devono diventare la pattumiera nucleare del resto del mondo”, si indigna Gordon.

Comitati di protesta si moltiplicano negli Stati direttamente interessati. Si prevede che le navi di rifiuti in arrivo dall’Italia attracchino nel porto di New Orleans. Da qui le scorie dovranno percorrere un migliaio di chilometri, attraverso la Louisiana e il Mississippi, per raggiungere lo stabilimento di Bear Creek, in Tennessee. Il portavoce dell’azienda spiega che qui la gran parte del materiale sarà incenerita o riciclata per l’industria delle costruzioni giapponese. Solo l’8 per cento sarà trasferito nell’enorme deposito sotterraneo di Clive, 80 miglia a ovest di Salt Lake City, nel deserto dello Utah, e stoccato in grandi cassoni di cemento. Ma per arrivare a Clive i camion di scorie dovranno viaggiare per altri 2.500 chilometri, attraverso Missouri, Kansas e Colorado.

La Energy Solutions promette che limiterà al 5 per cento la quota riservata ai rifiuti stranieri in arrivo da alcuni paesi europei, tra cui l’Italia e la Gran Bretagna, dove la società di Salt Lake City ha vinto un contratto per lo smantellamento di 22 vecchi reattori Magnox a grafite, simili a quello italiano di Latina. D’altra parte il deposito di Clive, dicono i portavoce dell’azienda, è talmente grande da poter accogliere, nei prossimi decenni, le scorie a bassa emissione di tutti i 104 impianti nucleari oggi in funzione negli Usa. E a quel punto ci saranno ancora un milione e mezzo di metri cubi vuoti. In questo contesto i 28 mila metri cubi attesi dall’Italia sono una goccia nel mare. Gli ecologisti temono però che nel carico italiano possano esserci anche sostanze ad alta radioattività, come il plutonio. Ma i vertici della Energy Solutions negano una simile possibilità e assicurano che non esiste alcuna minaccia alla salute dei cittadini.

Gli esperti ritengono che ben difficilmente la Nrc, che è un organo tecnico, negherà all’azienda dello Utah il permesso di importare i rifiuti italiani. La minaccia più seria all’accordo con la Sogin viene dal Congresso, che nei prossimi mesi potrebbe approvare la legge proposta da Gordon e mandare tutto all’aria.

A questo punto resterebbe un’ultima via di uscita: l’intervento della Casa Bianca. Qualche giorno fa, in un’intervista alla rivista ‘Spectrum’, il fisico nucleare Ivan Oelrich, dirigente della Federation of American Scientists, ha detto che la legge promossa da Gordon potrebbe essere vanificata da un veto personale imposto da Bush. Secondo Oelrich, una legge che proibisce l’importazione di rifiuti radioattivi potrebbe danneggiare la Global Nuclear Energy Partnership, il programma che da anni consente di importare negli Usa rifiuti radioattivi con due obiettivi principali: riutilizzare il plutonio per la produzione di energia e, contemporaneamente, toglierlo di mezzo sottraendolo ai mercanti di combustibile nucleare. Bush è assai sensibile ai rischi della proliferazione, assai meno alle proteste degli ecologisti americani: per questo il suo veto è ritenuto probabile. Per i verdi italiani che non vogliono rifiuti vicino casa, questa volta è un buon alleato.

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Centoventi depositi da Caorso a Rotondella

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In Italia il problema dei rifiuti radioattivi è diventato più grave dopo il referendum del 1987 contro il nucleare. La Sogin, società pubblica creata nel ’99, si occupa di smantellamento degli impianti e smaltimento. I rifiuti vengono suddivisi in base al loro livello di emissione. Quelli a bassa e media attività (la cui radioattività decade in qualche centinaio di anni) vanno smaltiti in depositi superficiali protetti da barriere. Quelli ad alta attività (come gli scarti di combustibile nucleare) decadono invece in centinaia di migliaia di anni e vanno sistemati in bunker a grande profondità. Oggi, in assenza di un deposito nazionale unico, i rifiuti sono sparsi in circa 120 siti nella Penisola. I più grandi sono nelle ex centrali di Trino Vercellese, Caorso, Latina e Garigliano, e presso i quattro laboratori Enea di Saluggia e Bosco Marengo (Piemonte), Casaccia (Lazio) e Rotondella (Basilicata). Nel 2003 il tentativo di impiantare a Scanzano Jonico un sito unico per 80 mila metri cubi di scorie a bassa, media e alta radioattività fallì per le proteste dei cittadini. Da allora, si è in attesa dai tavoli di consultazione tra Stato e regioni dell’indicazione di un possibile sito unico nazionale.

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10 luglio 2008

fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2032824

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Cosa sono le scorie nucleari?

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Con il termine di scorie nucleari si intende indicare il combustibile esausto originatosi all’ interno dei reattori nucleari nel corso dell’esercizio.
Esse rappresentano un sottoinsieme dei rifiuti radioattivi, a loro volta suddivisibili in base al livello di attività in tre categorie: basso, intermedio ed alto.

per capire meglio cosa sono i “rifiuti radioattivi” e la loro classificazione in categorie
Esempio di rifiuti a basso livello sono costituiti dagli indumenti usa e getta usati nelle centrali nucleari; il 90% dei rifiuti radioattivi prodotti appartengono a questa categoria, ma contengono solo il 1% della radioattività di provenienza antropogenica. Rifiuti a livello intermedio sono costituiti ad esempio dall’incamiciatura del combustibile, richiedono schermatura, e costituiscono il 7% del volume dei rifiuti radioattivi prodotti nel mondo (ma contengono solo il 4% della radioattività). Al contrariole scorie ad alto livello costituiscono solo il 3% del volume prodotto nelle attività umane, ma contengono il 95% della radioattività. Tipico esempio è costituito dal combustibile esausto delle centrali nucleari. I 436 reattori nucleari presenti in 31 nazioni infatti producono annualmente migliaia di tonnellate di scorie.

Un reattore del tipo PWR scarica annualmente da 40 a 70 elementi di combustibile, un BWR da 120 a 200 (rispettivamente 461.4 e 183.3 Kg di uranio per assembly). Infatti dopo 3 anni di permanenza all’interno del reattore il combustibile passa alle piscine di raffreddamento; si sono formati in totale circa 350 nuclidi differenti, 200 dei quali radioattivi.
Si ha, in media, la seguente composizione:
– 94% uranio 238
– 1% uranio 235
– 1% plutonio
– 0.1% attinidi minori (Np, Am, Cm)
– 3÷4% prodotti di fissione

Si osservi che:
la radiotossicità del combustibile esausto decresce nel tempo e pareggia quella dell’uranio inizialmente caricato nel reattore solo dopo 250.000 anni;
il contributo maggiore alla pericolosità delle scorie è dato dal plutonio: l’80% dopo 300 anni, il 90 % dopo 500 anni;
dopo il plutonio i maggiori contributori sono gli attinidi minori (nettunio, americio e curio), che contribuiscono per un ordine di grandezza meno del plutonio ma circa mille volte più dei prodotti di fissione;
– gli attinidi rappresentano dunque il maggiore pericolo potenziale delle scorie nucleari; tuttavia bisogna tener conto anche di alcuni prodotti di fissione quali alcuni isotopi dello iodio, del tecnezio e del cesio, data la loro maggiore mobilità nella biosfera e la loro maggiore affinità biologica (vie di ritorno per l’uomo).

Dato che le scorie radioattive, al contrario dei rifiuti convenzionali, decadono nel tempo, si osserva che i prodotti di fissione sono pericolosi per circa 300 anni, gli attinidi minori per circa 10.000, il plutonio per circa 250.000.
Per alleggerire il problema dello stoccaggio permanente delle scorie dei reattori nucleari è necessario quindi:
– ridurre la formazione del plutonio;
– bruciare quello già prodotto.
A tale scopo sono state proposte varie soluzioni, fra le quali possono essere citati l’ADS (Accelerator Driven System), i reattori veloci ed ora anche i reattori HTR. Si noti che questo fenomeno è dovuto alla formazione degli elementi transuranici, in generale assai più radiotossici dell’uranio presente nelle miniere; si noti che le scorie high-level pareggiano la radioattività dell’uranio dopo 10.000 anni.

per maggiori informazioni su una nuova tecnologia messa a punto dal premio Nobel Carlo Rubbia che prevede una variante del sistema ADS (Accelerator Driven System) e che consentirà di “bruciare” le scorie radioattive, abbreviando l’emivita delle scorie


Si noti che un impianto nucleare da 1000 MWe produce annualmente solo 25÷30 tonnellate di scorie ad alto livello vetrificate, pari ad un volume di circa 3 m3. E’ stato calcolato che un uomo che usasse solo energia di origine nucleare produrrebbe, nell’arco della propria vita, un volume di scorie di questo tipo tale da poter essere contenuto nel palmo di una mano. Del resto dai dati sopra esposti si calcola facilmente che il consumo di 1 KWh per 100 anni produrrebbe un volume di scorie vetrificate pari a 0.3 litri (meno di una lattina da 33 cl!), o se si preferisce una sfera di diametro pari a 8.3 cm. Un impianto da 1000 MWe, annualmente, ne produce 12 cilindri di altezza 1.3 e diametro 0.4 metri con 400 Kg di vetro.

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fonte:
Tesi di laurea in ingegneria nucleare di Romanello Vincenzo – “Analisi di alcune peculiari potenzialità degli HTR: la produzione di idrogeno ed il bruciamento degli attinidi”

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fonte: http://www.zonanucleare.com/scienza/scorie_nucleari.htm

Blitz alla scuola Diaz, il pm: «Ecco tutti i falsi della polizia»

«Falsi verbali e contraddizioni. La scena fu inquinata da parte di chi doveva bonificarla»

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(Ansa)
(Ansa)

GENOVA – I «falsi» verbali ricostruiti a tavolino dalla Polizia e le contraddizioni degli imputati nei vari interrogatori sono stati al centro del quarto giorno di requisitoria da parte del pm Enrico Zucca, nel processo per la sanguinosa irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova. L’accusa concentrerà venerdì la requisitoria sul ritrovamento delle due bottiglie molotov, secondo l’accusa portate dalla polizia nella scuola come prova a carico dei 93 arrestati. Il pm, in sette ore di requisitoria, ha ricostruito le false dichiarazioni, sempre secondo l’accusa, rese dagli imputati e sottoscritte anche nei verbali di arresto. Le posizioni prese in considerazione sono quelle di alcuni sottoscrittori del falso verbale di arresto: Filippo Ferri, all’ epoca dirigente della squadra mobile della Spezia, con il sovrintendente Renzo Cerchi e l’ispettore superiore Davide Di Novi, Massimiliano Di Bernardini, romano, vice questore aggiunto, Spartaco Mortola, capo Digos Genova, Carlo Di Sarro, suo vice, Nando Dominici, dirigente della squadra mobile di Genova, e Fabio Ciccimarra di Napoli.

INQUINAMENTO DELLA SCENA – «Dopo l’irruzione nella scuola anziché ad un atto di polizia giudiziaria assistiamo all’inquinamento della scena da parte di chi doveva bonificarla» ha affermato il pm, che si è soffermato sui presunti falsi di Mortola che si contraddì nel corso dei vari interrogatori sia sul ritrovamento di reperti importanti come le due molotov, bastoni e spranghe all’interno della scuola, sia sul lancio di sassi e di un maglio dalle finestre prima dell’irruzione della polizia e sul feroce pestaggio di Mark Covell, il giornalista inglese free lance. «Mortola – ha sottolineato il pm – ha tenuto come linea difensiva quella della persona raggirata dai suoi stessi colleghi. Invece è un ingannato senza ingannatori». L’episodio più eclatante, citato dal pm, è la presenza in un video di Mortola, e del suo vice Di Sarro, all’ingresso della scuola, vicini a Covell, a terra ed esanime. Interrogato dai pm perché non scrisse del ferimento di Covell nel verbale, Mortola rispose: «Sul momento non accertai chi fosse quel ferito né per quale motivo fosse stato oggetto di pestaggio». Il pm ha accusato inoltre Mortola di aver fatto sparire alcuni filmati dell’irruzione, girati dai suoi uomini. «Si doveva stabilire – ha spiegato il pm – quali reparti fossero entrati per primi e questi filmati potevano dimostrarlo».

LE CONTRADDIZIONI – Mortola inoltre, secondo i pm, sostenne invece il ritrovamento delle bottiglie molotov nella scuola e confermò anche, solo per sentito dire dai colleghi, il «fittissimo lancio» di pietre e oggetti dalle finestre e la caduta anche di un maglio spaccapietre. «L’unico agente, Andrea Ridolfi, – ha puntualizzato – che avrebbe visto cadere il maglio, fatto riportato anche nel verbale di arresto, davanti ai giudici si è avvalso della facoltà di non rispondere». Un altro firmatario del falso verbale di arresto, Carlo Di Sarro – ha riferito il pm – affermò sempre la sua estraneità all’ irruzione nella scuola, sostenendo di essere stato scalzato nello sfondamento dei cancelli dal VII reparto mobile di Michelangelo Fournier, vice di Vincenzo Canterini, entrambi imputati. Sull’imputazione di associazione per delinquere a carico dei 93 no global arrestati, Di Sarro commentò con i pm: «Dobbiamo tener conto che nell’istituto sono state trovate anche le due bottiglie molotov». Sul «fittissimo» lancio di pietre, sottoscritto nel verbale, Di Sarro riferì in seguito: «Sono cadute due pietre di piccole dimensioni nel cortile della scuola». Il pm ha ricordato inoltre che Dominici, nel corso di dichiarazioni spontanee rese al processo, ha sostenuto di essere stato all’oscuro di quanto avesse fatto lo Sco. La requisitoria si concluderà mercoledì prossimo con le probabili richieste di condanna.

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10 luglio 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_luglio_10/genova_g8_diaz_pm_742beda2-4eb1-11dd-a6e8-00144f02aabc.shtml