Archivio | gennaio 28, 2010

Caccia tutto l’anno, il Senato corregge. Ma è lite nel Pdl sulle deroghe per i volatili

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L’ira del ministro Prestigiacomo: «hanno cambiato il testo concordato con il governo»

Caccia tutto l’anno, il Senato corregge
Ma è lite nel Pdl sulle deroghe per i volatili

Approvato un emendamento che limita i calendari venatori al periodo settembre-gennaio

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ROMA – Via libera dal Senato all’emendamento all’articolo 38 della cosiddetta «legge comunitaria» che obbliga Regioni e Province al rispetto del termine di cinque mesi per la durata della stagione di caccia. Il testo proposto prevede che i calendari venatori «possono essere modificati nel solo senso di riduzione del periodo di attività venatoria e devono essere comunque contenuti tra il primo settembre e il 31 gennaio dell’anno». Ieri un emendamento presentato dal centrodestra per la cancellazione degli attuali limiti massimi della stagione venatoria aveva sollevato le aspre critiche degli ambientalisti, che denunciavano come fosse dato un sostanziale via libera a deroghe che avrebbero permesso la caccia senza limiti. Un centinaio di associazioni piccole e grande aveva sottoscritto un appello al premier Berlusconi affinché intervenisse in prima persona a fermare quella che viene già oonsiderata una strage annunciata.

LO STOP DEL MINISTROAnche il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha preso posizione sostenendo come, di fatto, fosse approdato in aula un testo diverso rispetto a quello concordato con il ministero. «L’accordo prevedeva un testo molto chiaro – ha sottolineato il ministro -. Si prevedeva che le regioni e le province autonome potessero determinare i limiti dei periodi della caccia solo sulla base di analisi scientifiche che dovevano essere preventivamente validate dall’Ispra». Il testo inizialmente arrivato sui banchi di Palazzo Madama, invece, a detta della Prestigiacomo era molto diverso da quello avallato dal governo perché apriva «ad interpretazioni estensive che lascerebbero intendere che l’Ispra dà un parere ma che la validazione di tale parere possa essere rimessa ad altro, non determinato, soggetto. È ora di smetterla di tentare, attraverso giochi di parole, di lasciare margini di ambiguità su un tema così delicato e sul quale la posizione del governo, nei suoi ministeri competenti, è ben chiara».

LE NUOVE REGOLE Regioni e Province possono dunque fissare in proprio il calendario venatorio ma, appunto, nel rispetto dei termini che vanno dal 1° settembre al 31 gennaio. La fissazione dei termini temporali riguarda le specie di mammiferi di cui è consentita la caccia. Restano immutate le disposizioni relative agli ungulati. Durante l’esame in commissione politiche dell’Unione europea, i senatori hanno introdotto alcune modifiche alla normativa relativa alla caccia dell’avifauna cancellando i paletti temporali finora in vigore. Per stabilire il calendario della stagione venatoria, viene però specificato nell’emendamento votato in Aula, sarà obbligatorio acquisire il parere preventivo dell’Ispra (istituto superiore protezione e ricerca ambientale) «ai fini della validazione delle analisi scientifiche e ornitologiche».

DISSENSI NEL PDLIl centrosinistra ha invece votato contro l’intero articolo, considerando gravi anche le possibili deroghe rimaste pur in presenza del nuovo emendamento. E qualche malumore si registra anche nelle file del centrodestra. «L’approvazione dell’art 38 della Legge Comunitaria da parte del Senato crea un vulnus al sistema protezionistico italiano ed europeo. Saranno a rischio, infatti, molti volatili, soprattutto tra le specie protette – fanno però notare i deputati del Pdl, Basilio Catanoso e Gabriella Giammanco, che in mattinata hanno incontrato le associazioni ambientaliste impegnate in un sit in davanti al Senato -. Faremo di tutto alla Camera dei deputati per correggere l’errore, dovuto al blitz di chi ha subito, ai vari livelli, le pressioni delle lobby venatorie. Ogni collega parlamentare dovrebbe ricordare che il sentimento diffuso ci indica di seguire la strada della tutela ambientale e non della distruzione, voluta non per una necessità dell’uomo ma esclusivamente per puro divertimento, come è finita con l’essere oggi la caccia». Stessa linea per Fiorella Ceccacci Rubino, anche lei deputata pdl oltre che responsabile gruppo diritti animali del suo partito: «Chiederò subito un incontro con i ministri Ronchi, Prestigiacomo e Brambilla affinchè garantiscano un loro forte sostegno alla modifica di tale provvedimento quando approderà nuovamente nell’Aula di Montecitorio». E Barbara Mannucci: «Il sì all’art. 38 del Senato è un blitz inaccettabile, una vittoria deprecabile. A Montecitorio noi animalisti lo bloccheremo, come abbiamo già fatto in prima lettura». Non così la pensano invece alcuni senatori sempre del Pdl – Orsi, Carrara, Asciutti e Vetrella – che in una nota sostengono che «il Pdl con questo provvedimento ha assunto un atteggiamento troppo morbido nei confronti degli ambientalisti».

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Redazione Online
28 gennaio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/animali/10_gennaio_28/caccia-senato-calendario-proteste-prestigiacomo_5103fe70-0bff-11df-8679-00144f02aabe.shtml

Il pg della Cassazione: “Sì all’arresto di Cosentino”:

La procura della suprema Corte chiede che sia respinto il ricorso del sottosegretario dell’Economia

La Camera ha detto no alla richiesta della Dda di Napoli: il parlamentare Pdl non andrebbe comunque in carcere

Il pg della Cassazione
“Sì all’arresto di Cosentino”

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Il pg della Cassazione "Sì all'arresto di  Cosentino" Nicola Cosentino

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ROMA – Il procuratore generale della Cassazione si è espresso a favore dell’arresto di Nicola Cosentino, il sottosegretario all’Economia accusato dalla procura di Napoli di concorso esterno in associazione camorristica per presunti rapporti con il clan dei Casalesi. Il sostituto procuratore generale Vito Monetti ha chiesto ai giudici della prima sezione penale della suprema Corte di respingere il ricorso con il quale il parlamentare del centrodestra ha contestato l’ordinanza di arresto emessa nei suoi confronti dalla Dda partenopea. Lo hanno reso noto i legali Stefano Montone e Agostino De Caro, difensori di Cosentino, al termine dell’udienza a porte chiuse. Il verdetto sarà pronunciato tra stasera e domani.

Il 10 dicembre scorso la giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera aveva respinto la richiesta di arresto.
Se la Cassazione dovesse confermare l’ordinanza di arresto, dunque, Cosentino non andrebbe comunque in carcere, cosa che potrebbe invece accadere nel momento in cui non fosse più parlamentare. “Speriamo che il giorno in cui non sarà più in Parlamento – hanno commentato i legali del sottosegretario – sarà già stato assolto dalle accuse. Siamo sicuri che tutta la vicenda si sarà chiarita e che Cosentino non avrà nulla da temere nemmeno nell’ipotesi in cui, un domani, non fosse più parlamentare”.

Prima del suo coinvolgimento nell’inchiesta, il deputato del Pdl era il candidato in pectore del centrodestra come governatore della Campania.

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28 gennaio 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/01/28/news/cosentino_cassazione-2105527/?rss

Napolitano e quei miglioristi così vicini a Craxi

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Napolitano e quei miglioristi così vicini a Craxi

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20 gennaio 2010

Rapporti e affinità tra una delle correnti del Pci e il leader socialista

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di Gianni Barbacetto e Peter Gomez

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“Non dimentico il rapporto che fin dagli anni Settanta ebbi con lui… Si trattò di un rapporto franco e leale, nel dissenso e nel consenso che segnavano le nostre discussioni e le nostre relazioni”.
“Lui” è Bettino Craxi. E chi “non dimentica” è Giorgio Napolitano, oggi presidente della Repubblica.

Nella sua lettera inviata alla vedova di Craxi a dieci anni dalla morte del segretario del Psi, il capo dello Stato sostiene che, nel “vuoto politico” dei primi anni Novanta, avvenne “un conseguente brusco spostamento degli equilibri nel rapporto tra politica e giustizia”. A farne le spese fu soprattutto il leader socialista, per il peso delle contestazioni giudiziarie, “caduto con durezza senza eguali sulla sua persona”.

Il rapporto tra Craxi e Napolitano fu lungo, intenso e alterno. Naufragò nel 1994, quando Bettino inserì Napolitano nella serie “Bugiardi ed extraterrestri”, un’opera a metà tra satira politica e arte concettuale. Ma era iniziato, appunto, negli anni Settanta, quando il futuro capo dello Stato si era proposto di fare da ponte tra l’ala “riformista” del Pci e il Psi.
Negli Ottanta, Napolitano rappresentò con più forza l’opposizione interna, filosocialista, al Pci di Enrico Berlinguer: proprio nel momento in cui questi propose la centralità della “questione morale”.

Intervenne contro il segretario nella Direzione del 5 febbraio 1981, dedicata ai rapporti con il Psi, e poi ribadì il suo pensiero in un articolo sull’Unità, in cui criticò Berlinguer per il modo in cui aveva posto la “questione morale e l’orgogliosa riaffermazione della nostra diversità”.

È in quel periodo che la vicinanza tra Craxi e Napolitano sembra cominciare a farsi più forte. Tanto che nel 1984, il futuro presidente appoggia, contro il Pci e la sinistra sindacale, la politica del leader socialista sul costo del lavoro.
Il mondo, del resto, sta cambiando. E in Italia, a partire dal 1986, cambiano anche le modalità di finanziamento utilizzate dai comunisti. I soldi che arrivano dall’Unione Sovietica sono sempre di meno. E così una parte del partito – come raccontano le sentenze di Mani pulite e numerosi testimoni – accetta di entrare nel sistema di spartizione degli appalti e delle tangenti.

La prova generale avviene
alla Metropolitana di Milano (MM), dove la divisione scientifica delle mazzette era stata ideata da Antonio Natali, il padre politico e spirituale di Craxi. Da quel momento alla MM un funzionario comunista, Luigi Miyno Carnevale, ritira come tutti gli altri le bustarelle e poi le gira ai superiori. In particolare alla cosiddetta “corrente migliorista”, quella più vicina a Craxi, che “a livello nazionale”, si legge nella sentenza MM, “fa capo a Giorgio Napolitano”. E ha altri due esponenti di spicco in Gianni Cervetti ed Emanuele Macaluso.

Per i “miglioristi” Mani Pulite è quasi un incubo: a Milano molti dei loro dirigenti vengono arrestati e processati per tangenti. Tutto crolla. Anche il loro settimanale, Il Moderno, diretto da Lodovico Festa e finanziato da alcuni sponsor molto generosi: Silvio Berlusconi, Salvatore Ligresti, Marcellino Gavio, Angelo Simontacchi della Torno costruzioni.
Imprenditori che sostenevano il giornale – secondo i giudici – non “per una valutazione imprenditoriale”, ma “per ingraziarsi la componente migliorista del Pci, che in sede locale aveva influenza politica e poteva tornare utile per la loro attività economica”. Il processo termina nel 1996 con un’assoluzione. Ma poi la Cassazione annulla la sentenza e stabilisce: “Il finanziamento da parte della grande imprenditoria si traduceva in finanziamento illecito al PciPds milanese, corrente migliorista”. La prescrizione porrà comunque fine alla vicenda.

Più complessa la storia dei “miglioristi” di Napoli, che anche qui hanno problemi con il metrò. L’imprenditore Vincenzo Maria Greco, legato al regista dell’operazione, Paolo Cirino Pomicino, nel dicembre 1993 racconta ai pm che nell’affare è coinvolto anche il Pci napoletano: il primo stanziamento da 500 miliardi di lire, nella legge finanziaria, “vide singolarmente l’appoggio anche del Pci”. E lancia una velenosa stoccata contro il leader dei miglioristi: “Pomicino ebbe a dirmi che aveva preso l’impegno con il capogruppo alla Camera del Pci dell’epoca, onorevole Giorgio Napolitano, di permettere un ritorno economico al Pci… Mi spiego: il segretario provinciale del Pci dell’epoca era il dottor Umberto Ranieri, attuale deputato e membro della segreteria nazionale del Pds. Costui era il riferimento a Napoli dell’onorevole Napolitano. Pomicino mi disse che già riceveva somme di denaro dalla società Metronapoli…e che si era impegnato con l’onorevole Napolitano a far pervenire una parte di queste somme da lui ricevute in favore del dottor Ranieri”.

Napolitano, diventato nel frattempo presidente della Camera, viene iscritto nel registro degli indagati: è un atto dovuto, che i pm di Napoli compiono con cautela, secretando il nome e chiudendo tutto in cassaforte. Pomicino, però, smentisce almeno in parte Greco, negando di aver versato soldi di persona a Ranieri e sostenendo di aver saputo delle mazzette ai comunisti dall’ingegner Italo Della Morte, della società Metronapoli, ormai deceduto: “Mi disse che versava contributi anche al Pci. Tutto ciò venne da me messo in rapporto con quanto accaduto durante l’approvazione della legge finanziaria… Il gruppo comunista capitanato da Napolitano ebbe a votare l’approvazione di tale articolo di legge, pur votando contro l’intera legge finanziaria”.

Napolitano reagisce con durezza: “Come ormai è chiaro, da qualche tempo sono bersaglio di ignobili invenzioni e tortuose insinuazioni prive di qualsiasi fondamento. Esse vengono evidentemente da persone interessate a colpirmi per il ruolo istituzionale che ho svolto e che in questo momento sto svolgendo. Valuterò con i miei legali ogni iniziativa a tutela della mia posizione”. Alla fine, l’inchiesta finirà con un’archiviazione per tutti.

Anche Craxi, quasi al termine della sua avventura politica in Italia, aggiungerà una sua personale stoccata a Napolitano. Nel suo interrogatorio al processo Cusani, il 17 dicembre 1993, dirà, sotto forma di domanda retorica: “Come credere che il presidente della Camera, onorevole Giorgio Napolitano, che è stato per molti anni ministro degli Esteri del Pci e aveva rapporti con tutta la nomenklatura comunista dell’Est a partire da quella sovietica, non si fosse mai accorto del grande traffico che avveniva sotto di lui, tra i vari rappresentanti e amministratori del Pci e i paesi dell’Est? Non se n’è mai accorto?”. Fu la brusca fine di un dialogo durato due decenni. E riannodato oggi con la lettera inviata da Napolitano alla moglie dell’antico compagno socialista.

Da Il Fatto Quotidiano del 20 gennaio

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fonte:  http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2422404&yy=2010&mm=01&dd=20&title=napolitano_e_quei_miglioristi

Dai tartufi al rinvio del taglio dei consiglieri comunali e provinciali: tutte le novità del “milleproroghe”

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Dai tartufi al rinvio del taglio dei consiglieri comunali e provinciali: tutte le novità del “milleproroghe”

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ROMA (27 gennaio) – La riapertura dei termini per i rimborsi ai risparmiatori Alitalia, la proroga degli sfratti per tutto l’anno e una nuova stretta sugli uffici dirigenziali della pubblica amministrazione. Entra nel vivo al Senato l’esame del decreto “milleproroghe” che contiente la riapertura dello scudo fiscale. Ieri sono scaduti i termini per la presentazione degli emendamenti in commissione Affari Costituzionali e dal relatore è arrivato un pacchetto consistente di modifiche destinate a riscrivere il provvedimento.

La mole complessiva degli emendamenti, tra l’altro, è importante: sono 646 le proposte venute da tutti i gruppi e dal relatore e vanno dall’intero “decreto Calderoli” che rinvia il taglio dei consigli comunali e provinciali “infilato” nel testo a nuove norme su Roma Capitale, dal nodo delle zone franche urbane all’editoria fino agli sgravi per i raccoglitori di tartufo. Il provvedimento dovrebbe approdare in Aula il 3 febbraio ma è probabile che, vista la pioggia di emendamenti, ci sia uno slittamento. Ecco in pillole, alcune delle novità che dovrebbero entrare nel testo.

DL SU RINVIO TAGLIO POLTRONE: Il “decreto Calderoli” che rinvia al 2011 il taglio del 20% delle poltrone dei Comuni e delle Province e prevede uno stop agli “stipendi d’oro” dei consiglieri regionali entra nel “milleproroghe” con un emendamento del relatore Lucio Malan.

MISURE PER RISPARMIATORI ALITALIA: È sempre a firma del relatore un emendamento che prevede più tempo per i rimborsi agli obbligazionisti e agli azionisti Alitalia: il termine per esercitare tale diritto viene infatti fissato al 15 marzo di quest’anno.

PROROGA SFRATTI:
Un emendamento del relatore proroga al 31 dicembre di quest’anno la sospensione degli sfratti.

ROMA CAPITALE: I fondi per Roma Capitale vanno in capo non solo al Comune, ma, per la maggior parte (cinque sesti) al commissario straordinario del governo preposto alla gestione del rientro dall’indebitamento della Capitale. Un’altra proposta di modifica di Malan prevede che il commissario per l’indebitamento non sia più necessariamente il sindaco della Capitale.

SALVA FONDI EDITORIA: un emendamento bipartisan, a firma di Vincenzo Vita Pd e Alessio Butti Pdl, proroga di due anni l’entrata in vigore della norma della Finanziaria che prevede un tetto ai fondi per l’editoria.

VISTI LAVORATORI IMMIGRATI: Un emendamento del governo fissa al 30 novembre di ogni anno la data limite entro la quale vanno rilasciati i visti per i lavoratori stranieri che entrano nel Paese con un lavoro subordinato o autonomo o stagionale.

PATTO INTERNO: Prevedere la possibilità di aggiornare, «ove intervengano modifiche legislative» relative al patto di stabilità interno, «i termini riguardanti gli adempimenti» degli enti locali e delle Regioni attraverso un decreto del ministero dell’Economia: è quanto stabilisce un emendamento a firma del relatore.

STRETTA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: In arrivo una nuova stretta sull’amministrazione statale. Un emendamento di Malan prevede infatti che, dopo i tagli previsti nel ‘dl manovrà del 2008 e relativi a tutte le amministrazioni statali, compresa la Presidenza del Consiglio e agli enti pubblici non economici entro il 30 giugno di quest’anno ci sia un nuovo taglio sugli uffici dirigenziali generali e non.

SGRAVI FISCO PRO-TARTUFI: Rispuntano in un emendamento di Malan gli sgravi fiscali per gli acquirenti di tartufi dai raccoglitori dilettanti o occasionali. –

PACCHETTO LEGA. I senatori della Lega hanno depositato un corposo pacchetto di emendamenti che vanno dalla richiesta di considerare gli studi di settore che, per il Carroccio, devono diventare un «mero strumento statistico»; alle modalità per la restituzione dell’Iva sulla tariffa sui rifiuti ai cittadini e pagata indebitamente secondo una sentenza della Corte Costituzionale. Ci sono poi misure in favore del settore agricolo e sulle quote latte oltre che la previsione che una quota delle entrate dei giochi rimanga alle regioni.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=26001&sez=HOME_INITALIA&npl=&desc_sez=

POLVERONE POLVERINI – Evasione fiscale: la candidata Pdl lo ammette

No, Renata, non ci siamo. Se avere un bel sorriso e la parlantina sciolta ti fa sentire autorizzata a star fuori dal gioco delle regole (in questo caso del fisco) allora significa che, nonostante la simpatia che susciti, qualcosa non funziona nel tuo fare politica. Sarebbe, ad ogni modo, stato più elegante ammettere il ‘disguido’, come dici tu, senza per questo minacciare di impugnare le armi legali contro chi non fa altro che fare semplicemente il suo dovere: informare. Tanta sicumera forse ti viene dall’aver abbracciato un ‘padrino-padrone’ politico come Silvio che sicuramente ti darà ‘l’assoluzione’, ma è agli italiani che devi rispondere del tuo operato, oltre che alla tua coscienza.

mauro

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La candidata Pdl ammette l’evasione

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di Marco Lillo

27 gennaio 2010
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Rispetto all’acquisto della sua casa forse “una presunta irregolarità fiscale” ma dovuta a “un disguido”

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Renata Polverini, tra mille distinguo, alla fine ammette quello che il Fatto Quotidiano ha scritto ieri: il candidato presidente della Regione Lazio del Pdl è un evasore fiscale.

La segretaria dell’Ugl condisce l’ammissione del suo errore, che lei chiama “disguido” con un’incoerente minaccia di querela finalizzata a ridurne l’impatto mediatico negativo.
Quello che conta, al di là della formula di rito sul “mandato ai legali” è che nel dicembre del 2002 la candidata a guidare una regione che ha il compito di far pagare le tasse ai suoi cittadini, non ha pagato le imposte dovute su un acquisto di una casa.

Nell’atto, che ieri abbiamo pubblicato in fotocopia, Renata Polverini chiede “di avvalersi delle agevolazioni fiscali previste dall’articolo 1 della Tariffa”, cioé l’agevolazione prima casa che abbatte l’aliquota dal 10 al 3 per cento.

Per ottenere il risparmio di circa 19 mila euro, dichiara al notaio Giancarlo Mazza: “di non essere titolare esclusiva di diritti di proprietà su un’altra abitazione acquistata con le agevolazioni previste”.

Peccato che l’allora vicesegretario dell’Ugl avesse comprato 9 mesi prima un altro appartamento con la medesima agevolazione. Dopo l’uscita della notizia sul nostro giornale, ieri, nessun politico della maggioranza e nemmeno dell’opposizione ha proferito verbo.

Solo il consigliere regionale Enzo Foschi del Pd ha avuto una reazione da paese normale: “Polverini deve dire se è vero quanto riferito da il Fatto Quotidiano. Ossia, ha realmente evaso le imposte sulla casa per un ammontare di circa 19 mila euro in merito all’acquisto di un appartamento, dopo aver goduto di prezzi a dir poco agevolati sull’acquisto di immobili che sulla carta valgono molto di più?”.

Al mattino Renata Polverini è stata in silenzio. Ironia della sorte era impegnata in un convegno sull’emergenza abitativa dove ha dichiarato che la sua ricetta per risolvere il problema è “fare incontrare il pubblico con il privato per dare risposte a chi ha bisogno di casa”.
Un incontro certamente redditizio nel suo caso, non c’è dubbio, visti i prezzi spuntati dall’Inpdap e dal Vaticano.

Nel pomeriggio è giunta a “Il Fatto” la sua lettera che pubblichiamo. Il tono è cortese e bisogna darne atto alla candidata del Pdl. Anche l’approccio si mostra sincero laddove ammette l’errore e si impegna ad assumersene la responsabilità. Meno dove scarica la colpa sui consulenti.
Una posizione indifendibile visto che la signora ha firmato di suo pugno la richiesta delle agevolazioni per il secondo acquisto della casa nel quartiere di San Saba (dalla banca del Vaticano) e non è possibile che non sapesse di essere già proprietaria di una prima casa all’Eur (comprata con lo sconto dall’Inpdap).

Inoltre, proprio nell’acquisto
della prima casa all’Eur, Renata Polverini aveva dimostrato di conoscerne benissimo la disciplina fiscale. Per aggirare l’imposta di registro sulla seconda casa aveva fatto la donazione della sua prima casa alla mamma pochi giorni prima dell’acquisto. Invece di querelare, la Polverini dovrebbe andare avanti con più decisione sulla strada della trasparenza.
Magari restituendo quei 19 mila euro mancanti all’erario.

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La Polverini ammette: forse ho evaso ma vi querelo lo stesso

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27 gennaio 2010

Ho letto l’articolo de Il Fatto di ieri nel quale si torna a parlare dell’acquisto della casa in cui vivo. Il tema su cui è costruito l’intero pezzo riguarda una presunta irregolarità fiscale che – in ogni caso- non avrebbe alcuna rilevanza penale. L’episodio in questione risale a circa otto anni fa, e avvenne in una fase di avvicendamento dei consulenti che seguivano la mia attività; suppongo sia questa la causa del disguido. In queste ore sto verificando se davvero le persone che mi aiutavano nelle questioni amministrative possono in qualche modo avermi indotto in errore. Errore di cui , comunque, mi assumerei ogni responsabilità. Come si vede, rispondo con serenità e trasparenza sul tema posto. Con la stessa serenità e con la dovuta fermezza, sottolineo che c’è un limite alla polemica politica e al sacrosanto diritto di critica e di cronaca. Quando il limite si varca – come è avvenuto nei pezzi offensivi e scandalistici costruiti contro di me – le persone perbene devono difendere la propria onorabilità. Per questo ho dato mandato ai miei legali di procedere nei riguardi de Il Fatto.

Renata Polverini

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fonte:  http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&r=178377

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La furbetta del Palazzo

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di Marco Lillo

26 gennaio 2010
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La Polverini ha mentito in un atto pubblico ed evaso 19mila euro nell’acquisto del suo appartamento

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L’abolizione della tassa sulla seconda casa è la carta segreta di Renata Polverini. Non se ne trova traccia nel programma, ma il leader dell’Ugl ha già realizzato il sogno di milioni di elettori sorpassando a destra il Cavaliere proprio sul terreno fiscale.

E’ solo un problema di comunicazione. Tutti sanno che il Cavaliere ha abolito l’Ici sulla prima casa, nessuno sa invece che la leader sindacale, senza tanto baccano, ha abolito le tasse di registro sulla seconda casa. Il taglio dell’odiosa aliquota del 10 per cento è avvenuto (caso unico nella storia) prima ancora di diventare presidente e risale addirittura al 2002. Polverini ha preferito non dirlo in giro per la semplice ragione che l’imposta l’ha tagliata solo per sé, mentendo al fisco, mentre gli altri italiani hanno continuato a pagarla fino all’ultimo euro.

Dopo avere consultato i numerosi atti di compravendita del candidato presidente, il Fatto Quotidiano, ha scoperto che Renata Polverini ha mentito in un atto pubblico e ha evaso le imposte per circa 19 mila euro.
Non solo: per risparmiare altri 10 mila euro in un secondo acquisto ha architettato una doppia donazione con la mamma, realizzando un risparmio fiscale che puzza di elusione.
Siamo di fronte al classico esempio di beffa dopo il danno: in entrambi i casi gli appartamenti erano stati acquistati a prezzi di saldo, il primo dall’Inpdap e il secondo dal Vaticano. Per capire l’inghippo bisogna partire dall’inizio. Nel 2001, Renata Polverini compra la casa del portiere di uno stabile in cortina vicino a villa Pamphili. Nel frattempo le capita un affarone.

Già dalla fine degli anni Novanta è inquilina di “Affittopoli”. Ha ottenuto dall’Inpdap un grande appartamento al Torrino, vicino all’Eur. La casa è dell’ente previdenziale nel quale l’Ugl e gli altri sindacati sono presenti in consiglio per tutelare le pensioni dei lavoratori e non, come spesso accade, per accaparrarsi le case più belle.
Come da copione quella affittata (chissà in base a quali criteri) dall’ente governato dai sindacati all’allora vicesegretario Ugl finisce in vendita a marzo del 2002 e lei compra per un prezzo stracciato: 148 mila e 583 euro per sette vani e un box. Un terzo del valore attuale, metà del prezzo di mercato dell’epoca.

Polverini però non vuole pagare nemmeno le tasse sulla seconda casa pari al 10 per cento del valore. Così, pochi giorni prima del secondo acquisto dall’Inpdap dona alla mamma la prima casa di Monteverde. L’atto è registrato il 28 marzo. Così, lo stesso giorno, Polverini si può presentare al fisco come una nullatenente per pagare l’aliquota del 3 per cento, risparmiando circa 10 mila euro di tasse. Ovviamente, dopo 5 anni la mamma le restituisce la casa di Monteverde. E quella del Torrino finisce a un altro appartenente alla casta: il segretario confederale della Ugl, Rolando Vicari che dichiara di pagarla 234 mila euro nel 2007.

Se, quando compra dall’Inpdap, Polverini si limita al trucchetto della donazione, quando compra dallo Ior passa del tutto il guado dell’evasione fiscale. Il 17 dicembre del 2002, 9 mesi dopo l’acquisto della casa dell’Eur dall’Inpdap, Renata Polverini non si fa sfuggire un’altra grande occasione. Le offrono un primo piano di ampia metratura a San Saba, vicino all’Aventino a un prezzo imperdibile.
Anche stavolta il venditore non è un privato qualsiasi ma lo Ior, la famigerata banca del Vaticano.

L’avvocato
Gabriele Liuzzo,
in rappresentanza dello Ior diretto da Angelo Caloia, le cede sei stanze, tre bagni, due box e tre balconi al prezzo ridicolo di 272 mila euro. Stavolta Polverini dovrebbe pagare il 10 per cento di aliquota, ma fa la furba e dichiara al notaio Giancarlo Mazza “di non essere titolare esclusiva di diritti di proprietà di altra casa nel comune di Roma”.

Le carte del catasto però la smentiscono: Renata Polverini è stata proprietaria della casa dell’Eur fino all’aprile del 2007. Se la sindacalista non ha corretto con una dichiarazione successiva o un condono la sua posizione, è ancora debitrice verso l’Erario di circa 19 mila euro, cioè la differenza tra il 3 e il 10 per cento di 272 mila euro. Anche se non ha più nulla da temere perché è scaduto il termine per l’accertamento.

E non si può nemmeno dire che l’allora vicesegretario dell’Ugl non avesse dimestichezza con le regole: è stata azionista di una serie di società della galassia Ugl che si occupavano di tasse: da Consulfisco Telematica a Servizi telematici fiscali. Né si può dire che le mancavano i soldi per pagare l’Erario. Meno di due anni dopo era pronta a comprare un altro mega appartamento gemello con i soliti doppi ingressi e tre bagni, nello stesso palazzo di San Saba; il Fatto Quotidiano ha contattato lo staff di Renata Polverini per avere una spiegazione. La candidata ha preferito non replicare.
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da il Fatto Quotidiano del 26 gennaio

fonte:  http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2426445&yy=2010&mm=01&dd=26&title=la_furbetta_del_palazzo

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Così la Cina ha riscoperto la lingua segreta delle donne / The Secret Writing of Nu Shu

Sopravvissuto al divieto di Mao, il Nushu sembrava estinto, invece il misterioso dialetto precluso agli uomini è risorto

Così la Cina ha riscoperto
la lingua segreta delle donne

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dal corrispondente di Repubblica GIAMPAOLO VISETTI

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Così la Cina ha riscoperto la lingua segreta delle donne
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PECHINO – La Cina riscopre la lingua segreta delle donne. Sopravvissuta al bando di Mao Zedong, si pensava estinta l’anno scorso, alla morte di Yang Huangyi, 92 anni, ultima cinese ad essere stata allevata da una madre che conosceva gli ideogrammi preclusi agli uomini. Il misterioso Nushu, unico linguaggio di genere creato sulla terra, è invece miracolosamente risorto. Un gruppo di donne dello Hunan, la regione meridionale del Paese dove è nato questo “dialetto delle confidenze”, è riuscito a trascrivere centinaia di versi fino a oggi sconosciuti e a recuperare migliaia di diari segreti tenuti da spose decise a non rivelare ai mariti le proprie sofferenze. I testi, per salvarli dalla distruzione delle Guardie Rosse e dai roghi della Rivoluzione culturale, per decenni sono rimasti sepolti sotto terra, o nelle tombe delle autrici. Raffinate linguiste hanno tradotto i 2800 ideogrammi della minoranza Yao e pubblicato il primo alfabeto Nushu.
Chi pensava che l’esperanto delle mogli infelici sarebbe rimasto una curiosità da filologi dell’Oriente, non aveva fatto i conti con la forza millenaria delle culture cinesi, né con la voglia di eccentricità dell’alta società. Il Nushu in pochi mesi s’è trasformato nella prima fonte di reddito dei villaggi dello Hunan. Milioni di cinesi, affamati dell’antichità distrutta dal comunismo, affollano locali e teatri dove vengono messe in scena le vite disperate delle donne senza nome del passato, costrette a comunicare con un codice incomprensibile ai compagni. Nelle librerie di Shanjianxu, dove il Nushu sarebbe stato parlato per la prima volta, vicino al tempio della Montagna Fiorita, sono arrivati i testi con i versi più famosi. È in ristampa il primo dizionario ed è stata inaugurata una scuola, rigorosamente femminile, che offre “corsi per imparare  le parole perdute delle donne”.

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Da lingua di genere, il Nushu si trasforma però anche in idioma di classe. A Pechino e Shanghai le signore più raffinate, o almeno con più tempo libero, hanno scoperto che chiacchierare nel linguaggio estinto delle loro antenate cambia il tono del salotto. Nei fine settimana vengono organizzati thè in cui sono graditi apprezzamenti in Nushu sui maschi presenti e assenti. Snobismo privo di profondità. Ma la lingua simbolo della storica discriminazione femminile che ancora umilia l’Asia, si trasforma così prodigiosamente nell’emblema, all’apparenza frivolo, di un nuovo femminismo d’élite. È la rivincita delle spose bambine dell’età imperiale e delle concubine, cui era preclusa perfino la conoscenza delle parole per esprimere i propri sentimenti. Una beffa per i reduci non pentiti della censura maoista. I “libri del terzo giorno”, diari in Nushu che le “compagne di sangue” donavano a ogni condannata alle nozze, occupano oggi sugli scaffali dei negozi più spazio del Libretto Rosso. Un successo che fa riflettere: tra due settimane, per l’inizio dell’anno lunare sotto il segno della tigre, la più diffusa tivù privata della Cina trasmetterà la leggenda che narra l’origine del primo manifesto anti-maschilista dell’umanità, trovata incisa su ossa di muflone. Racconta, in Nushu, la condanna di una contadina offerta al primo imperatore della dinastia Song. Ideò una sua lingua per denunciare alle sorelle “il dolore che mi impicca” e non perdere così il contatto con la vita.
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La sorprendente riscoperta
di questo linguaggio sta aprendo in Cina una discussione più vasta. Il Nushu accarezza l’immaginazione popolare perché, erroneamente, viene associato a secolari confidenze lesbiche, tuttora inconfessabili nel Paese. Ha tutto per essere una trasgressiva cultura di moda, politicamente accettabile dalle autorità. Gli intellettuali sono però convinti che il ritorno della lingua segreta delle donne, dica in realtà altro. Che esprima il cambiamento di una sensibilità nazionale bisognosa anche di dialogare con Confucio, o di recuperare brandelli di resti archeologici, o di riscoprire gli effetti prodigiosi di certi ingredienti della cucina imperiale. “Ormai – dice Zheng Shiqiu, docente di sociologia all’università di Changsha – la parità tra i sessi è fuori discussione e l’analfabetismo femminile debellato. Non c’è bisogno di una lingua anti-maschile. Nel Nushu la gente intuisce piuttosto un certificato di origine, il germoglio di una cinesità che non nasconde più il passato, per quanto impresentabile. Forse è un cammino di democrazia, che inizia ripercorrendo all’indietro le tappe saltate del tempo”.
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È chiaro che senza questo desiderio di una storia alternativa a Mao e all’Occidente, originale e riconosciuta come grande, la primavera della lingua occulta delle donne cinesi sfiorirebbe in fretta. La sua attualità consiste proprio nel ritrovare un valore affermabile per la segretezza, ossia per la riservatezza personale, nucleo della libertà. Non è un caso se milioni di cinesi raggiungono il villaggio di Pumei per sentire le ragazze che tornano a cantare di “sorelle defunte in sorgenti gialle” e bambine che sognano di “risvegliarsi come un fratellino, o piuttosto morire”. “Noi – dice Lui Jinghua, 72 anni, nuova matriarca del Nushu – non avevamo che la forza di sopravvivere. Alle cinesi di oggi un linguaggio segreto non serve per nascondersi, ma per esprimere anche ciò che non si può dire”. Dopo Google forse in Cina è davvero l’ora della lingua delle donne.
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28 gennaio 2010
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The Secret Writing of Nu Shu

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The old woman had fainted and lay unmoving. No wonder, crowded Chinese train stations on a summer afternoon had caused younger and stronger bodies to swoon. The guards who searched her for identification stumbled on a book with unrecognizable characters, slender and spidery, where Chinese characters were blocky and solid. Even if these hadn’t been the chaotic days of the Cultural Revolution, the guards might have reported her to the police, who detained her on suspicions of being a spy. Only when local scholars identified the characters as purportedly extinct nu shu, “woman’s writing”, were the charges dropped; the scholars were re-educated for their trouble.

If the Revolution had truly been about the triumph of the oppressed, however, the scholars and the old woman would have been feted, not banished. Whatever subclass or minority one might care to propose as China’s most downtrodden, the women in that group were at least one notch further down. It was divine order, as Kongzi himself had decreed.

But no tradition yet devised by man can entirely crush the seeds of intellect and creation. Prisoners invent codes, and respectable Chinese wives for centuries were prisoners, if relatively well fed and housed. The wide world outside their homes was forbidden them, and their feet were slowly crushed into the shape of three-inch lilies, beginning at the age of seven. Bound feet were considered the paradigm of Chinese feminine beauty, but they spoke of women’s hobbled rights louder than any decree.

With no school to nurture their discounted intellects, and no labor manageable on warped feet, village groups of seven-year olds would form sisterhoods, under the encouragement and supervision of a matron. Outside of her family life, spent largely in the “woman’s chamber”, this was her social milieu. If she was fortunate, her mother might bid the matchmaker to find her not only a husband but also a lao tong, a life-long female companion. If a girl with the requisite characteristics of birth year and family standing could be found, the two would be life-long soul mates, once removed, to give each other the spiritual and emotional fulfillment not even factored into marriages.

It was among these bound-female societies and pairings that nu shu flourished. The Chinese love to ascribe origins to royal intrigue, and many ascribe nu shu to a Hunan concubine of a Song emperor. Disillusioned with court life, she invented the script to tell friends and family back home the truth of her situation.

There is a germ of truth in the tale, inasmuch as scholars identify the southeast corner of Hunan as the home of woman’s writing. This is the home of the Yao, a minority people as ancient as the Han, whose graceful script was all but erased during the Qin unification. Any man who used writing other than the prescribed Mandarin characters would be put to death. If women wanted to use some silly writing of their own device, what harm could that be?

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The passage roughly translates as “They taught her to apply makeup and comb her hair; on her head she was wearing pearls that are shining magnificently; she is sitting like Guanyin out of a Buddhist shrine”.

So did the writing of the Yao pass exclusively into female custody. A phonetic system with an estimated 2,500 characters, nu shu embodies the ancient Yao dialect, one of the many tu hua, or “farmer’s language”, disdained by usurpers. Just as well for the women who used it. With it, they recorded the outrage they felt over their unjust fates, tempered over time to frustration, stoicism, and yearning for freedom from the world of men.

Existing samples of nu shu, often embroidered into clothing or painted on fans, tell stories.  One tale describes a wife who escapes her arranged wedding night, revolted by how ugly her husband is. Another describes a woman so exasperated at her fiance’s postponement of their union, that she storms his home demanding a fixed date. Poems and lyrics also give evidence of these marginalized women’s creative yearnings.

Yet the most common function of nu shu was commemorative. Sisters sworn by their bound feet would create cloth-covered “third day books” (sanzhaoshu) to be presented to a fellow sister three days after her wedding. Although her days in the group were over, the songs and well-wishes contained in the books would serve as a talisman of reminiscence to lose herself in during the many lonely hours of the woman’s chamber.

There was space in the back of the book for a diary, and most women considered their books so precious that they were burned or buried with them at death, to take into the next world.

Happily, this almost lost writing of the dispossessed has turned into a tool for empowerment. Scholars are compiling a nu shu dictionary, and grants have made possibl a museum to preserve remaining third day books and embroidery. Best of all, Hunan’s impoverished Jiangyong township, the seat of nu shu writing, is experiencing an economic revitalization thanks solely to this female art. Roads, hotels and parks are springing up in the area, bringing ever more tourists to marvel at the songs and stories of the women (not the men), whose songs and stories remain as fragilely beautiful as the script they still use.

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Ernie’s blog

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fonte:  http://www.chinaexpat.com/blog/ernie/2008/08/26/secret-writing-nu-shu.html

«Guerriglia» a Ischia, scontri per difendere le case abusive: sassaiola e feriti

Abusivismo Edilizio: Sono seicento gli immobili da demolire sull’isola

«Guerriglia» a Ischia, scontri per difendere le case abusive: sassaiola e feriti

Barricate dei proprietari che cospargono la strada di accesso di nafta. Cariche della polizia, sei agenti feriti

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La manifestazione dei residenti dell'isola La manifestazione dei residenti dell’isola

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NAPOLI – Alle fine è esplosa la «rivolta». Da una parte centinaia di residenti in difesa dei seicento manufatti abusivi (si partiva stamane con l’abbattimento di una casa in via Monte Cito a Casamicciola), dall’altra la polizia in tenuta antisommossa. Un confronto che, per tutta la notte, si è tenuto sul filo della tensione, non mancando qualche ruvidezza e qualche provocazione.
Poi alle 9, quando le ruspe si sono presentate per il «lavoro», il caos è diventato totale. La polizia ha caricato i manifestanti in località «Fango», nel comune di Casamicciola, riuscendo ad allontanarli dalla sede stradale. I manifestanti avevano bloccato con una barricata la piccola strada attraverso la quale si accedeva all’abitazione da demolire, lanciando sassi e bottiglie nei confronti delle forze dell’ordine (sei agenti feriti, prognosi da due a sei giorni). Attimi di vero terrore quando alcuni «rivoltosi» hanno cosparso di nafta la sede stradale per impedire l’ accesso delle ruspe e costruito uno sbarramento con dei camion ed una barricata.
La zona è ora presidiata da circa 200 agenti e carabinieri, mentre il giudice monocratico, Giovanni Carbone, potrebbe decidere ad horas la sospensione degli abbattimenti. come chiesto in un ricorso

NOTTE DI TENSIONE – Già ore prima, in una notte freddissima, Ischia aveva conosciuto momenti di paura. Trecento manifestanti avevano affrontato con barricate e lanci di sassi 150 poliziotti e alcune decine di carabinieri sbarcati da Napoli con un ordine di demolizione per una casa abusiva. La Procura di Napoli l’aveva disposta in seguito a una sentenza passata in giudicato. Sospesa per qualche giorno in seguito a pacifiche manifestazioni di protesta, è ora diventata esecutiva e il clima si è fatto pesante. La demolizione doveva , infatti, essere eseguita il 19 gennaio scorso, ma un gruppo di cittadini aveva inscenato un «muro umano» davanti all’accesso della casa da abbattere, e il procuratore aggiunto Aldo De Chiara aveva prospettato una sospensione temporanea. Decisione accolta con favore dal comitato che si oppone alla demolizione, che, a detta degli organizzatori, sostiene una «battaglia sociale» «per il diritto alla casa».

Un momento degli scontri
Un momento degli scontri

CORTEO CON 3000 PERSONE – Pochi giorni dopo, centinaia di studenti delle scuole medie superiori si erano recati a Casamicciola per esprimere la solidarietà alla famiglia destinataria del provvedimento giudiziario, un picchetto che non ha praticamente mai abbandonato l’ingresso alla casa, davanti al quale si è tenuta perfino una veglia di preghiera.
Due giorni fa, un corteo di 3000 persone aveva sfilato tra Lacco Ameno e Ischia, esponendo striscioni e gridando slogan. Molte le case abusive sull’isola, soggetta a vincolo paesaggistico e ambientale, che rischiano l’abbattimento. Tra queste, non solo giganti di cemento ma anche comuni abitazioni.

LE CARICHE – Alla fine di un lungo braccio di ferro, le forze dell’ordine hanno deciso di intervenire, con l’obiettivo di smantellare le barricate e rendere eseguibile la sentenza. Durante una prima carica contro i manifestanti, alcuni dei quali a volto coperto e muniti di bastoni e pietre, alcuni poliziotti sono rimasti leggermente feriti (tra questi il primo dirigente della Questura di Napoli Luigi Peluso, colpito da un oggetto alla fronte), e alcune donne che partecipavano alla protesta hanno dato in escandescenze. Una decina di persone è stata sottoposta a fermo.

ANCHE A PIANURA – Tensione tra polizia ed inquilini di un edificio abusivo destinato alla demolizione anche a Pianura, quartiere della periferia occidentale di Napoli. Questa mattina le forze dell’ordine hanno scortato i tecnici del Comune incaricati di procedere alla demolizione ed hanno avviato l’evacuazione di uno stabile in via Torciolano. Uno degli occupanti dello stabile è salito sul tetto dell’edificio ed ha cominciato un lancio di pietre contro gli agenti. L’uomo è stato fermato e trasferito nel commissariato di zona. Sul posto gli occupanti dello stabile e polizia si fronteggiano in attesa della decisione di procedere o meno oggi stesso alla demolizione.

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28 gennaio 2010

fonte:  http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/28-gennaio-2010/guerriglia-ischia-scontri-difendere-case-abusive-sassaiola-feriti–1602363062657.shtml