Archivio | ottobre 19, 2011

New York: Manifestanti di ‘Occupy’ entrano in una filiale di Citibank per chiudere il conto. E vengono arrestati

Le banche hanno paura che si diffonda il panico: se la gente comune comincia a pretendere, in massa, di poter chiudere il proprio conto ed avere i soldi in mano tutto il sistema è destinato ad afflosciarsi com un flan venuto male.. D’altronde in Italia sta succedendo qualcosa del genere. In via preventiva, agli sportelli bancari se chiedi di poter ottenere denaro liquido ti senti rispondere che il tuo prelievo deve essere inferiore ai 2.500 euro con il pretesto di una fumosa ‘regola’ stabilita dal governo come atto antimafia. Non ci credete? E’ successo a noi pochi giorni fa. Cosa c’entrano i nostri soldi depositati, legalmente, con l’antimafia? Evidentemente nulla. E’ solo un modo per evitare che le banche vadano in ‘scoperto’. Perché, forse non lo sapete, non esiste abbastanza liquido o contante equivalente a coprire il giro monetario nominale. E’ tutto un dare e prendere virtuale, gonfiato. Ecco perché vogliono che usiamo le carte di credito, perché così stabiliscono loro, le banche, il reale potere d’acquisto, potere d’acquisto che si gonfia o si sgonfia a mo’ di fisarmonica a seconda del tipo di speculazione in atto.
Riflettete. Un altro esempio è quello dei derivati americani, che ammontano attualmente a 600 trilioni di dollari, derivati che sono in mano per il 95,9& a sole 4 banche (JPMorgan Chase & Co. (NYSE: JPM), Citigroup Inc. (NYSE: C), Bank of America Corp. (NYSE: BAC) e Goldman Sachs Group Inc. (NYSE: GS fonte: Four US banks hold a staggering 95.9% of U.S. derivatives: The $600 Trillion Time Bomb That’s Set to Explode ), una cifra enorme, una nuova bolla che minaccia di esplodere sconvolgendo l’economia mondiale. Perché? Perché il Pil MONDIALE è di soli 65 trilioni di dollari. Ne deriva che NON CI SONO SOLDI PER COPRIRE I DEBITI IN MANO ALLE BANCHE.
E neanche a salvare tutti gli Stati, se è per questo. Altro che G20. E’ solo una barzelletta.

mauro

New York

Entrano in una filiale di Citibank per chiudere il conto. E vengono arrestati

I militanti di Occupy scelgono questa forma di protesta. Ma la banca non gradisce. E chiama la polizia

Caricato da in data 15/ott/2011

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ALTRO VIDEO INTERESSANTE..

Bank of America refuses to let customers close accounts

Caricato da in data 14/ago/2011

At a rally in St. Louis on August 12, 2011, several people with savings and checking accounts at Bank of America tried to walk into the building to close their accounts. The suits and the police they had there to back them up wouldn’t allow it.

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MILANO Entrano in una ventina nella filiale, sono presumibilmente clienti di questo o di quel gruppo bancario, vogliono chiudere simultaneamente i loro conti correnti. E’ una delle nuove forme di protesta, del tutto legale, che hanno adottato i militanti di Occupy, la piattaforma in cui si riconoscono tanti indignados americani, contro il sistema finanziario, a loro avviso colpevole di voler «scaricare» il debito sui più deboli.

ARRESTATI Nella giornata delle manifestazioni planetarie di sabato, l’hanno dunque messa in pratica a New York. Ma non è andata bene. Se da Chase, grande colosso bancario d’America, non c’è stato alcun problema, il manager della filiale li ha fatti entrare e chi voleva chiudere il conto l’ha chiuso, ben diversamente è finita dal concorrente Citibank. Gli impiegati si sono rifiutati di aderire alle richieste dei manifestanti, 24 in tutto, e hanno fatto chiudere le porte dell’agenzia in Laguardia Place, tra Soho e il Village, chiamando il 911, il nostro 113. La polizia è intervenuta, ha identificato e poi arrestato tutti i presenti con l’accusa di violazione di proprietà privata e resistenza all’arresto.

IL VIDEO E LA NOTA DI CITIBANK Il video dell’ «azione» è stato prontamente filmato e ora gira su tutti i social network del mondo, mentre Citibank si difende così in una nota : «abbiamo chiamato la polizia per i dimostranti che disturbavano e che non volevano uscire, mentre l’unica persona che chiedeva di chiudere il conto veniva seguita dai nostri addetti: nessuno è stato arrestato perchè voleva chiudere un conto, non abbiamo fatto chiudere la nostra filiale, è stata la polizia a deciderlo e non abbiamo chiesto che nessuno fosse arrestato, questa è una decisione della polizia». Una ricostruzione che contrasta con quella dei dimostranti. Un boomerang per Citibank?

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Matteo Cruccu
twitter@ilcruccu
19 ottobre 2011 15:41

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_ottobre_19/usa-arrestati-citibank-chiusura-conti-correnti-cruccu_58b4620c-fa3e-11e0-81c3-3aee3ebb3883.shtml

Fiom-Questura, trovato il compromesso: manifestazione del 21 in piazza del Popolo

Fiom-Questura, trovato il compromesso
manifestazione del 21 in piazza del Popolo

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Confermato il no al corteo, ma è stato dato il via libera al sit-in dei lavoratori nel luogo indicato dal sindacato. Ore di tensione con la minaccia, di un’occupazione da parte dei dimostranti

 

ROMA “Venerdì manifesteremo in Piazza del Popolo; se non ci verrà concessa neanche questa, la occuperemo”. Così Maurizio Landini, segretario della Fiom, in una conferenza stampa del primo pomeriggio. Qualche ora più tardi il compromesso: la Questura consentirà il raduno in piazza del Popolo – uno dei sette luoghi della capitale indicati per le manifestazioni – ma senza cortei. Insomma, i lavoratori Fiom provenienti da tutti gli stabilimenti del gruppo Fiat e Fincantieri, dovranno limitarsi a un appuntamento stanziale. Senza sfilare per le strade della città.

Questo l’epilogo di una vicenda che si è complicata tremendamente due giorni fa, a causa degli incidenti avvenuti nella manifestazione degli indignati di sabato: prima la Questura dice no al corteo Fiom, poi il sindaco Alemanno con un’ordinanza vieta del tutto  – per un mese – le manifestazioni nel primo municipio, vale a dire nell’intero centro storico.

Il sindacato dei metalmeccanici della Cgil a quel punto chiede di sfilare in corteo al di fuori dei confini del centro, secondo quanto disposto dall’ordinanza del sindaco. Il no della Questura ha spinto a un nuovo cambio di programma: “Nonostante una lettera scritta e firmata dal sindaco – ha detto Maurizio Landini – la questura dice che per questioni di ordine pubblico non è possibile fare cortei fuori dal municipio. Ma non si può negare il diritto a manifestare. Quindi, di fronte a questa situazione, chiederemo Piazza del Popolo come sede della manifestazione, facendola diventare la piazza di Roma per la riconquista di spazi della democrazia”. E l’avvertimento: “Se non ce la danno, la occuperemo”. Dopo qualche ora di negoziato, la soluzione di compromesso.

Quella di venerdì in piazza del Popolo sarà una manifestazione aperta ai rappresentanti del mondo della cultura e delle forze sociali, ha spiegato Landini. Nessun politico, però, sul palco che sarà invece riservato alla voce dei delegati Fiat e Fincantieri che arriveranno a Roma con oltre 90 pullman. Il sindacato manifesta per le incertezze del piano Fincantieri e contro la politica dell’amministratore delegato Fiat, Sergio Marchionne, sia in fatto di relazioni industriali e di contratti sia relativamente al piano industriale che, secondo la Fiom, non esiste.

In occasione della protesta, la Fiom lancerà l’iniziativa “Un euro per la democrazia”, in alternativa alla ‘fidejussione’ per i cortei di cui ieri aveva parlato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni: “Venerdì daremo inizio a questa raccolta tra tutti i partecipanti alla manifestazione” e con quanto ricavato “si finanzieranno le altre iniziative” per far capire che “agli atti di violenza non si risponde limitando gli spazi della democrazia”. Riferendosi agli socntri di sabato, Landini ha detto: “Non ci saranno caschi, facce coperte o guanti. Come sempre, ci sarà il nostro servizio d’ordine che assicurerà che tutto vada per il meglio”.

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19 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/10/19/news/fiom_manifesteremo_malgrado_i_divieti-23509095/?rss

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No Tav, la manifestazione di domenica si farà / ‘Bifo’: “Un mantra di milioni di persone fa crollare le mura di Gerico assai più efficacemente che un piccone o una molotov”

Il sottosegretario all’Interno Davico ha detto che ‘la manifestazione di domenica si farà nel rispetto delle norme e dell’integrità del cantiere’. Io vorrei solo chiedere al sottosegretario se il taglio delle recinzioni del cantiere (ampiamente preannunciato) che si farà domenica dovrà essere considerato contrario a quelle norme di rispetto e integrità. Se si, vorrei solo ricordare un punto che è della massima importanza: quelle recinzioni SONO ABUSIVE, e sorgono su terreni privati. Nessuna amministrazione ha mai dato l’autorizzazione ad erigerle (secondo dichiarazioni degli amministratori locali), come d’altra parte nessuno l’ha mai chiesta, tale autorizzazione. Stiamo parlando di ‘fondi’ a proprietà privata. Sottosegretario, per i cittadini non esistono norme che tutelino l’integrità dei loro DIRITTI?

mauro

L’opera inserita dall’Ue tra le dieci infrastrutture prioritarie

No Tav, la manifestazione si farà. Fassino: da divieto nuova tensione

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ultimo aggiornamento: 19 ottobre, ore 19:29
Torino – (Adnkronos/Ign) – Il sindaco di Torino lasciando la prefettura dove si è svolta la riunione del comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico convocato proprio sulla manifestazione promossa per domenica dai ‘No Tav’ a Giaglione: “Ci aspettiamo che chi l’ha organizzata avverta la responsabilità di garantire che sia pacifica e non caratterizzata da atti di sopraffazione e violenza”. Ros Bologna su anarco-insurrezionalisti: ”Non esclusa la loro presenza”. Maroni a prefetti e questori: ”Si prendano tutte le misure per evitare violenze”
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Torino, 19 ott. (Adnkronos/Ign) – “La manifestazione di domenica si farà, anche perché sarebbe del tutto inopportuno vietarla perché un divieto diventerebbe motivo di tensione ulteriore”. Lo ha detto il sindaco di Torino, Piero Fassino, lasciando la prefettura dove si è svolta la riunione del comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico convocato proprio sulla manifestazione promossa dai ‘No Tav’ a Giaglione e dopo che hanno annunciato l’intenzione di tagliare le reti poste a protezione del cantiere dell’alta velocità.
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“Naturalmente – ha aggiunto – dovrà essere una manifestazione nel rispetto delle leggi del Paese e delle norme che le autorità di polizia hanno predisposto, per questo – ha concluso – ci aspettiamo che chi ha organizzato la manifestazione avverta la responsabilità di garantire che sia una manifestazione pacifica e non caratterizzata da atti di sopraffazione e violenza”.
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“La manifestazione di domenica si farà nel rispetto delle norme e dell’integrità del cantiere” ha dichiarato dal canto suo il sottosegretario all’Interno, Michelino Davico, al termine della riunione. “Siamo qui – ha spiegato Davico – per garantire la libera espressione delle idee ma nel contempo per isolare i violenti per questo la linea di collaborazione e di dialogo con la valle è fondamentale. Il percorso della manifestazione – ha continuato – verrà concordato e gestito e nei prossimi giorni verranno emanate le prescrizioni necessarie, ci sono obblighi e vincoli di legge che devono essere garantiti”. Il sottosegretario all’Interno ha comunque garantito che “nulla verrà sottovalutato e ci sarà un numero di uomini necessari a garantire la sicurezza. Sabato mattina faremo un’ulteriore verifica e se sarà necessario riuniremo ancora il comitato per la sicurezza”.
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A chi gli faceva notare che alla manifestazione potrebbero partecipare amministratori locali, Davico ha risposto: “Ciascuno è libero di partecipare alle manifestazioni, certo chi va con la fascia deve sapere che quella fascia è un simbolo e quindi se nel corso della manifestazione dovessero verificarsi violenze se ne dovrà assumere la responsabilità anche a livello istituzionale”.
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Il sindaco Fassino ha poi espresso soddisfazione per la decisione dell’Unione Europea di inserire la Torino-Lione tra le dieci priorità infrastrutturali strategiche dell’Europa. “E’ l’ulteriore conferma di quanto la Torino-Lione sia un’opera strategica per lo sviluppo dell’Europa e del nostro Paese” ha detto il primo cittadino. “A maggior ragione adesso – ha sottolineato – vanno compiute e messe in atto le scelte per assicurare la realizzazione dell’opera, senza ritardi o dilazioni che non avrebbero giustificazione”.
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Ad annunciare che l’Unione Europea ha inserito la Torino-Lione tra le dieci infrastrutture prioritarie che potranno usufruire di un finanziamento che potrebbe coprire fino al 40% dell’infrastruttura dall’attuale 27% è stato il presidente dell’Osservatorio tecnico, Mario Virano, precisando che il finanziamento per la Torino-Lione potrebbe salire pertanto a 3,2 mld dagli attuali 2,4 mld.
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Anche i genovesi andranno in Val di Susa, domenica prossima, a manifestare contro il cantiere dell’alta velocità di Chiomonte. Non si sa ancora quanti saranno, e con quali sigle, a mettersi in viaggio, ma nella galassia dei centri sociali e degli altri punti di aggregazione della sinistra radicale genovese si sta pensando al prossimo appuntamento in Val di Susa. I centri sociali a Genova sono quattro, Zapata, Buridda, Terra di Nessuno, Pinelli.
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A questi si affiancano gli spazi autogestiti di universitari, di cui il più conosciuto è l’Aut Aut, comitati come No Gronda e No Terzo Valico, Indymedia Center. A partire potrebbe essere una ventina di giovani oppure un centinaio e più, secondo orientamenti che si definiranno tra giovedì e venerdì.
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Un investigatore del Ros di Bologna impegnato nel monitoraggio degli ambienti anarco-insurrezionalisti ha spiegato all’Adnkronos che al momento non risultano movimenti particolari da parte dei militanti bolognesi legati a quegli ambienti antagonisti in vista della manifestazione No Tav di domenica ma non esclude che si stiano organizzando per poi magari rendersi protagonisti di violenti scontri così come accaduto sabato scorso a Roma. ”Al momento non ci risulta ma la situazione evolve in fretta e quindi nulla può essere escluso” ha detto l’investigatore del Ros.
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MANTRA DEL SOLLEVARSI

DI FRANCO BERARDI “BIFO”
looponline.info

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Il 15 febbraio del 2003 centomilioni di persone sfilarono nelle strade del mondo per chiedere la pace, per chiedere che la guerra contro l’Iraq non devastasse definitivamente la faccia del mondo. Il giorno dopo il presidente Bush disse che nulla gli importava di tutta quella gente (I don’t need a focus group) e la guerra cominciò. Con quali esiti sappiamo.

Dopo quella data il movimento si dissolse, perché era un movimento etico, il movimento delle persone per bene che nel mondo rifiutavano la violenza della globalizzazione capitalistica e la violenza della guerra.

Il 15 Ottobre in larga parte del mondo è sceso in piazza un movimento similmente ampio. Coloro che dirigono gli organismi che stanno affamando le popolazioni (come la BCE) sorridono nervosamente e dicono che sono d’accordo con chi è arrabbiato con la crisi purché lo dica educatamente. Hanno paura, perché sanno che questo movimento non smobiliterà, per la semplice ragione che la sollevazione non ha soltanto motivazioni etiche o ideologiche, ma si fonda sulla materialità di una condizione di precarietà, di sfruttamento, di immiserimento crescente. E di rabbia.

La rabbia talvolta alimenta l’intelligenza, talaltra si manifesta in forma psicopatica. Ma non serve a nulla far la predica agli arrabbiati, perché loro si arrabbiano di più. E non stanno comunque ad ascoltare le ragioni della ragionevolezza, dato che la violenza finanziaria produce anche rabbia psicopatica.
Il giorno prima della manifestazione del 16 in un’intervista pubblicata da un giornaletto che si chiama La Stampa io dichiaravo che a mio parere era opportuno che alla manifestazione di Roma non ci fossero scontri, per rendere possibile una continuità della dimostrazione in forma di acampada. Le cose sono andate diversamente, ma non penso affatto che la mobilitazione sia stata un fallimento solo perché non è andata come io auspicavo.

Un numero incalcolabile di persone hanno manifestato contro il capitalismo finanziario che tenta di scaricare la sua crisi sulla società. Fino a un mese fa la gente considerava la miseria e la devastazione prodotte dalle politiche del neoliberismo alla stregua di un fenomeno naturale: inevitabile come le piogge d’autunno. Nel breve volgere di qualche settimana il rifiuto del liberismo e del finazismo è dilagato nella consapevolezza di una parte decisiva della popolazione. Un numero crescente di persone manifesterà in mille maniere diverse la sua rabbia, talvolta in maniera autolesionista, dato che per molti il suicidio è meglio che l’umiliazione e la miseria.

Leggo che alcuni si lamentano perché gli arrabbiati hanno impedito al movimento di raggiungere piazza San Giovanni con i suoi carri colorati. Ma il movimento non è una rappresentazione teatrale in cui si deve seguire la sceneggiatura. La sceneggiatura cambia continuamente, e il movimento non è un prete né un giudice. Il movimento è un medico. Il medico non giudica la malattia, la cura. Chi è disposto a scendere in strada solo se le cose sono ordinate e non c’è pericolo di marciare insieme a dei violenti, nei prossimi dieci anni farà meglio a restarsene a casa. Ma non speri di stare meglio, rimanendo a casa, perché lo verranno a prendere. Non i poliziotti né i fascisti. Ma la miseria, la disoccupazione e la depressione. E magari anche gli ufficiali giudiziari.

Dunque è meglio prepararsi all’imprevedibile. E’ meglio sapere che la violenza infinita del capitalismo finanziario nella sua fase agonica produce psicopatia, e anche razzismo, fascismo, autolesionismo e suicidio. Non vi piace lo spettacolo? Peccato, perché non si può cambiare canale.

Il presidente della Repubblica dice che è inammissibile che qualcuno spacchi le vetrine delle banche e bruci una camionetta lanciata a tutta velocità in un carosello assassino. Ma il presidente della Repubblica giudica ammissibile che sia Ministro un uomo che i giudici vogliono processare per mafia, tanto è vero che gli firma la nomina, sia pure con aria imbronciata. Il Presidente della Repubblica giudica ammissibile che un Parlamento comprato coi soldi di un mascalzone continui a legiferare sulla pelle della società italiana tanto è vero che non scioglie le Camere della corruzione. Il Presidente della Repubblica giudica ammissibile che passino leggi che distruggono la contrattazione collettiva, tanto è vero che le firma. Di conseguenza a me non importa nulla di ciò che il Presidente giudica inammissibile.

Io vado tra i violenti e gli psicopatici per la semplice ragione che là è più acuta la malattia di cui soffriamo tutti. Vado tra loro e gli chiedo, senza tante storie: voi pensate che bruciando le banche si abbatterà la dittatura della finanza? La dittatura della finanza non sta nelle banche ma nel ciberspazio, negli algoritmi e nei software. La dittatura della finanza sta nella mente di tutti coloro che non sanno immaginare una forma di vita libera dal consumismo e dalla televisione. Vado fra coloro cui la rabbia toglie ragionevolezza, e gli dico: credete che il movimento possa vincere la sua battaglia entrando nella trappola della violenza? Ci sono armate professionali pronte ad uccidere, e la gara della violenza la vinceranno i professionisti della guerra.
Ma mentre dico queste parole so benissimo che non avranno un effetto superiore a quello che produce ogni predica ai passeri.

Lo so, ma le dico lo stesso. Le dico e le ripeto, perché so che nei prossimi anni vedremo ben altro che un paio di banche spaccate e camionette bruciate. La violenza è destinata a dilagare dovunque. E ci sarà anche la violenza senza capo né coda di chi perde il lavoro, di chi non può mandare a scuola i propri figli, e anche la violenza di chi non ha più niente da mangiare. Perché dovrebbero starmi ad ascoltare, coloro che odiano un sistema così odioso che è soprattutto odioso non abbatterlo subito?

Il mio dovere non è isolare i violenti, il mio dovere di intellettuale, di attivista e di proletario della conoscenza è quello di trovare una via d’uscita. Ma per cercare la via d’uscita occorre essere laddove la sofferenza è massima, laddove massima è la violenza subita, tanto da manifestarsi come rifiuto di ascoltare, come psicopatia e come autolesionismo. Occorre accompagnare la follia nei suoi corridoi suicidari mantenendo lo spirito limpido e la visione chiara del fatto che qui non c’è nessun colpevole se non il sistema della rapina sistematica.

Il nostro dovere è inventare una forma più efficace della violenza, e inventarla subito, prima del prossimo G20 quando a Nizza si riuniranno gli affamatori. In quella occasione non dovremo inseguirli, non dovremo andare a Nizza a esprimere per l’ennesima volta la nostra rabbia impotente. Andremo in mille posti d’Europa, nelle stazioni, nelle piazze nelle scuole nei grandi magazzini e nelle banche e là attiveremo dei megafoni umani. Una ragazza o un vecchio pensionato urleranno le ragioni dell’umanità defraudata, e cento intorno ripeteranno le sue parole, così che altri le ripeteranno in un mantra collettivo, in un’onda di consapevolezza e di solidarietà che a cerchi concentrici isolerà gli affamatori e toglierà loro il potere sulle nostre vite (anche togliendo i nostri soldi dai conti correnti delle loro banche come suggerisce Lucia).

Un mantra di milioni di persone fa crollare le mura di Gerico assai più efficacemente che un piccone o una molotov.

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Franco Berardi Bifo
Fonte: http://www.looponline.info
Link: http://www.looponline.info/index.php/component/content/article/644-mantra-del-sollevarsi-15-ottobre-e-dintorni
16.10.2011

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ANALISI – ’15 ottobre, era tutto sbagliato’ colloquio con la sociologa Donatella Della Porta / VIDEO: ”Io, ragazza madre e black bloc”

”Io, ragazza madre e black bloc” (Repubblica Tv) ROMA 15 ottobre 2011

Caricato da in data 19/ott/2011

Analisi

15 ottobre, era tutto sbagliato

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Chi ha organizzato il corteo ha fatto molto male a lasciare autonomia a ogni gruppo, senza un controllo complessivo. Ma Maroni ha commesso un errore gravissimo: arroccare le forze dell’ordine a difesa dei palazzi del potere lasciando che si devastasse il resto della città. Parla Donatella Della Porta, la maggiore studiosa italiana di proteste di piazza

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di Piero Messina

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L’equazione «Genova 2011 come Roma 2011» porterebbe a risultati sbagliati. Per capire quello che è successo sabato pomeriggio nella Capitale, non si devono evocare i fantasmi degli scontri al G8 di dieci anni fa. Ma gli errori sono stati tanti. Primo frea tutti quello di schierare il grosso delle forze dell’ordine a difesa dei palazzi del potere (da piazza Venezia in su) lasciando che la guerriglia si scatenasse altrove.

Donatella Della Porta, sociologa, docente all’Istituto Universitario Europeo, è considerata la più autorevole esperta in tema di dinamiche e controllo della protesta di piazza. Dieci anni fa, con la sua relazione ha messo a nudo errori e le scelte sbagliate compiute dalle forze dell’ordine nei giorni infuocati di Genova. Nel frattempo ha scritto diversi libri sul tema, come ‘La protesta e il controllo. Movimenti e forze dell’ordine nell’era della globalizzazione’ (Terre di mezzo 2004).

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Donatella Della Porta Donatella Della Porta

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La battaglia che messo in ginocchio la Capitale è ancora troppo recente per essere analizzata con altrettanta precisione, ma ancora una volta il sistema italiano di protezione e controllo del territorio è andato in crisi. «La mia impressione è che si tratti di manifestazioni difficili da controllare proprio per le nuove caratteristiche che presentano», dice Della Porta. «Parliamo di tantissimi gruppi non organizzati che condividono lo stesso percorso, anche in senso politico. Sono nella stragrande maggioranza pacifici, ma la loro natura spontanea svela uno dei principali punti deboli: non esiste alcun sistema di controllo, non hanno un servizio d’ordine per la difesa del corteo dalla infiltrazioni di quei pochissimi soggetti che cercano lo scontro violento.

Per i gruppi non violenti esiste un modello a cui ispirarsi?
«In Italia c’è una grande tradizione nello “stare in piazza”. Un servizio d’ordine è necessario: negli anni Sessanta e Settanta i grandi partiti democratici, primo fra tutti il Pci, avevano un sistema complesso che consentiva il controllo dei cortei e la risoluzione dei conflitti, lasciando ai margini chi tentava le provocazioni e cercava la violenza. Se analizziamo quello che è successo sabato, vediamo bene che il corteo ha tentato di espellere i violenti. Ma alzare le mani e fischiare contro non è bastato e non basterà».

Se parliamo degli anni Settanta, c’è chi ha visto nella rabbia dei black bloc i prodromi di una nuova stagione eversiva?
«No. Il movimento è veramente pacifico. Siamo lontani da una deriva. Comparare quella stagione del terrore con ciò che accade oggi è sbagliato. Anche i nuclei piu’ violenti non sono composti da sabotatori di mestiere. A quei livelli, a mio parere, non si arriverà. Pero’ esistono due aspetti delicati. Sono soggetti radicalizzati che hanno scelto la guerriglia perché in loro è forte l’idea che attraverso la violenza riescano ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media. Ma pagano e pagheranno un prezzo “sociale” alto. Come abbiamo visto a Roma. Rischiano il doppio isolamento. Si sentono fuori dall’estabilshment, ma anche il “movimento” li abbandona e li emargina perché non accetta la radicalizzazione del conflitto. Potrebbe amplificarsi la loro visione ‘militarista’ della vita. Ma c’è anche da dire che rispetto a Genova di dieci anni fa si sono evoluti sul piano delle tattiche che hanno esibito».

Le forze dell’ordine come hanno reagito questa volta?
«Alcuni errori di Genova non sono stati ripetuti. Un esempio su tutti: il corteo di sabato, comunque, aveva delle vie di fuga. Ma l’Italia è chiaramente in ritardo nella difesa dei cortei pacifici. La prima scelta strategica non condivisibile è stata quella di affidare ai gruppi che dimostrano la gestione della sicurezza. Insomma, è come se gli si dicesse vedetevela un po’ voi. Così, non funziona. E’ una scelta di fondo sbagliata: è stato deciso di presidiare i “simboli” del potere. Opzione che vuol anche dire, difendo il simbolo e non la manifestazione pacifica e la sicurezza dei cittadini».

Ma i giovani che scendono in piazza, hanno fiducia nella polizia e nelle forze dell’ordine?
«Purtroppo no. Da Genova in poi non è stata riacquistata la necessaria legittimità agli occhi dei ragazzi. I responsabili di quelle giornate di battaglia, seppur condannati dalla Giustizia, sono stati quasi tutti promossi. C’è grande sfiducia tra i giovani e manca quel dialogo e quel canale di comunicazione che sarebbe necessario per prevenire gli incidenti».

Mettiamoci dalla parte dei poliziotti.
«Sono scoraggiati anche loro, è evidente. L’unica politica applicata nei loro confronti è quella dei tagli. Per essere pronti a intervenire in situazioni così complicate avrebbero bisogno di addestramento, risorse, nuove tecnologie, e soprattutto fiducia nelmondo della politica. Ma in Italia, per essere buoni, viviamo unmomento di grande incertezza».

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18 ottobre 2011

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/15-ottobre-era-tutto-sbagliato/2164094

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ANALISI DI UNA CRISI – La Decimazione delle Banche Occidentali

La Decimazione delle Banche Occidentali


fonte immagine

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www.leap2020.eu
MegaChip

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Gli analisti economici del Global Europe Anticipation Bulletin (GEAB) producono collegamenti originali che uniscono in modi inaspettati i puntini della Grande Crisi. Abbiamo tradotto per voi la presentazione redatta da GEAB del Bollettino n. 58, incentrato sul tema delladecimazione delle banche occidentali. Al di là dell’effettiva capacità di predizione, sono interessanti le fonti e i collegamenti utilizzati, specie nelle note in coda all’articolo. Il tema richiamato ci spinge a rilanciare anche un recente commento di Giulietto Chiesa: «Deve essere chiaro che non accetteremo che altri denari siano regalati alle banche che sono già fallite. Se il mercato vale, allora devono fallire. Se non le lasciate fallire è perché il mercato non vale. Se il mercato non vale, non potete chiederci di pagare il debito.»

Come anticipato da LEAP/E2020, la seconda metà del 2011 vede il mondo continuare la sua inarrestabile discesa verso lo smembramento geopolitico globale caratterizzato dalla convergenza di crisi monetarie, finanziarie, economiche, sociali, politiche e strategiche.

Dopo il 2010 e l’inizio del 2011, che ha visto i miti di una possibile ripresa e dell’uscita dalla crisi crollare miseramente, è ora l’incertezza a dominare i processi decisionali degli Stati, proprio come le aziende e gli individui, generando inevitabilmente crescente apprensione per il futuro.

Il contesto si presta di per sé in modo singolare: esplosioni sociali, paralisi politica e/o instabilità, ritorno alla recessione globale, la paura sulla sorte delle banche, la guerra delle valute, la scomparsa di oltre 10mila miliardi di dollari in asset fantasma nel giro di tre mesi, la diffusa e crescente disoccupazione di lungo termine…

Oltretutto, è proprio questo mondo finanziario malato che sarà la causa della «decimazione (1) delle banche occidentali» nella prima metà del 2012: con la loro redditività in caduta libera, i bilanci in disordine, con la scomparsa di asset per trilioni di dollari, con gli Stati che spingono sempre più in direzione di una rigorosa regolamentazione delle loro attività (2), fino ad assoggettarle al controllo pubblico, e scontrandosi con una opinione pubblica sempre più ostile: ora il patibolo è stato eretto e almeno il 10% delle banche occidentali (3) dovranno transitare per questo passaggio nei prossimi trimestri.

Tuttavia, in questo ambiente, in apparenza sempre più caotico, emergono delle tendenze, le prospettive a volte appaiono positive … e, cosa più importante, l’incertezza sarebbe molto inferiore a quanto si possa pensare, se solo si analizzassero i cambiamenti nel mondo per come si è strutturato dopo la crisi, anziché con i criteri del mondo prima della crisi.

In questo bollettino del GEAB, il nostro team presenta anche le sue previsioni sul “Rischio Paese” 2012-2016 per oltre 40 Stati, dimostrando che si possono illustrare le situazioni e individuare forti tendenze perfino in mezzo all’odierna “nebbia di guerra” (4).

In un tale contesto, questo strumento decisionale si sta rivelando assai utile tanto per il singolo investitore quanto per coloro che prendono decisioni nell’ambito dell’economia e della politica. Il nostro team presenta anche i cambiamenti nell’indice GEAB $ e le sue raccomandazioni (oro-valute-immobiliare), inclusi naturalmente gli strumenti atti a proteggersi dalle conseguenze dell’arrivo della “decimazione delle banche occidentali”.

Per questo numero del GEAB, il nostro team ha scelto di presentare un estratto dal capitolo sulla decimazione delle banche occidentali nella prima metà del 2012.

 

Prima metà del 2012: decimazione delle banche occidentali

In realtà, sarà una decimazione tripla (5) che si concluderà con la scomparsa di una percentuale tra il 10 e il 20 per cento delle banche occidentali nel prossimo anno:

– una decimazione del loro personale;

– una decimazione dei loro profitti

– e infine, una decimazione del numero delle banche.

Sarà accompagnata, naturalmente, da una drastica riduzione del loro ruolo e importanza nell’economia globale e influirà direttamente sugli istituti bancari in altre regioni del mondo e su altri operatori finanziari (assicurazioni, fondi pensione …).

Un esempio di dati bancari al momento di una crisi sistemica globale:
i risultati dello stress test di Intesa San Paolo rispetto ai suoi concorrenti europei
(e rispetto al primo caduto: Dexia)
(6)

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Il nostro team potrebbe impostare questo argomento esattamente come di recente hanno fatto i media anglosassoni, il presidente degli Stati Uniti e i suoi ministri (7), gli esperti di Washington e Wall Street e, in generale, tutti i media mainstream (8), su tutti gli aspetti della crisi sistemica globale, vale a dire dicendo: «È colpa della Grecia e dell’Euro!».

Sarebbe ovviamente bello ridurre questa parte del GEAB a poche righe e trattenersi dal fare alcun accenno alle analisi sulle possibili cause riconducibili agli Stati Uniti, al Regno Unito o al Giappone. Ma, non certo a sorpresa dei nostri lettori, non sarà questa la scelta di LEAP/E2020 (9).

In veste di unico think tank che ha anticipato la crisi e previsto abbastanza precisamente le sue varie fasi, non rinunceremo di certo ad un modello di previsione che funziona bene, immune dai pregiudizi sebbene privo della possibilità di indovinare gli eventi [Non dimentichiamo che l’euro è ancora vivo e vegeto (10) e che Eurolandia ha appena completato la piccola impresa, in sei settimane, di mettere insieme i 17 voti parlamentari necessari a rafforzare il proprio fondo di stabilizzazione finanziaria (11)].

Così, anziché fare l’eco alla propaganda o al “pensiero prefabbricato” restiamo fedeli al metodo di anticipazione e aderenti ad una realtà che dobbiamo dapprima scoprire per poterla comprendere (12).

In questo caso, per secoli, quando si è pensato alle “banche” si è sempre pensato prima di tutto alla City di Londra e a Wall Street (13).

Et pour cause: Londra per oltre due secoli e New York per quasi un secolo sono state entrambe i due cuori del sistema finanziario internazionale e il covo per eccellenza dei banchieri più importanti del mondo. Ogni crisi bancaria globale (così come qualsiasi grande evento bancario), quindi, inizia e finisce in queste due città fin dai tempi in cui il moderno sistema finanziario globale è diventato un vasto processo di incessante riciclaggio della ricchezza (virtuale o reale) sviluppato da e per queste due città (14).

La decimazione delle banche occidentali che inizia e continuerà nei prossimi trimestri, un evento di proporzioni storiche, non può quindi essere compresa senza prima di tutto misurare e analizzare il ruolo di Wall Street e Londra in questa débâcle finanziaria. La Grecia e l’euro qui avranno senza dubbio un ruolo come abbiamo discusso nei precedenti bollettini del GEAB, ma essi costituiscono la miccia: il debito greco è l’avidità delle banche di ieri che sta esplodendo nell’arena pubblica di oggi, l’euro è la freccia del futuro che sta bucando il palloncino finanziario attuale. Queste sono le due “dita” che indicano il problema, ma non sono il problema. Questo è ciò che l’uomo saggio sa mentre lo stolto non lo sa, parafrasando il proverbio cinese (15).

In realtà, bisogna solo guardare a Londra e Wall Street per prevedere il futuro delle banche occidentali, dal momento che è solamente lì che il gregge bancario si riunisce ogni sera per venire ad abbeverarsi alla sua dose di dollari.

E la condizione del sistema bancario occidentale può essere misurata attraverso la variazione del numero di dipendenti delle banche, la loro redditività e quella dei loro azionisti. Da questi tre fattori si può direttamente dedurre la loro capacità di sopravvivere o di scomparire.

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La decimazione del numero degli occupati in banca

Cominciamo con i numeri, allora! Qui il quadro è desolante per i lavoratori dipendenti del settore bancario (e ora anche per le “star del sistema bancario”): a partire dalla metà del 2011 Wall Street e Londra hanno costantemente annunciato licenziamenti in massa, diffusi nei centri finanziari secondari come la Svizzera e Eurolandia e nelle banche giapponesi. Un totale di diverse centinaia di migliaia di posti di lavoro bancari sono scomparsi in due ondate: prima di tutto nel 2008-2009, poi fino alla tarda primavera di quest’anno. E questa seconda ondata sta gradualmente acquistando slancio con il passare dei mesi. Con la recessione globale in corso, il prosciugarsi dei flussi di capitale verso gli Stati Uniti e nel Regno Unito, a seguito dei cambiamenti geopolitici ed economici in corso (16), le enormi perdite finanziarie negli ultimi mesi e tutti i tipi di regolamenti che gradualmente “spezzano” il super-redditizio modello bancario e finanziario degli anni 2000, i capi delle grandi banche occidentali non hanno scelta: devono, a tutti i costi, tagliare i costi il più rapidamente e profondamente possibile.

Pertanto, la soluzione più semplice (dopo quella di sovraccaricare i clienti) è quella di licenziare decine di migliaia di dipendenti. Ed è quello che sta accadendo. Ma lungi dall’essere un processo controllato, vediamo che più o meno ogni sei mesi i dirigenti delle banche occidentali scoprono di aver sottovalutato la portata dei problemi e sono quindi obbligati ad annunciare ulteriori licenziamenti di massa.

Con la “tempesta perfetta” politica e finanziaria che si profila negli Stati Uniti per il prossimo novembre e dicembre (17), LEAP/E2020 anticipa una nuova serie di annunci di questo tipo ad iniziare dai primi mesi del 2012.

Gli “ammazza-costi” del settore bancario hanno alcuni buoni trimestri di fronte, quando vediamo la Goldman Sachs, anch’essa colpita direttamente da questa situazione, costretta a limitare il numero di piante verdi nei suoi uffici per risparmiare denaro (18). Anche se, dopo aver sradicato le piante verdi, sono di solito “gli scivoli rosa (pink slip)” (19) a fiorire.

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La decimazione del numero di banche

In un certo senso, il sistema bancario occidentale sembra assomigliare sempre più all’industria siderurgica occidentale del 1970. Così i ” padroni delle ferriere; pensando di essere i padroni del mondo (tra l’altro contribuendo attivamente allo scoppio delle guerre mondiali), proprio come i nostri “banchieri d’affari più importanti” pensavano di essere Dio (come l’amministratore delegato diGoldman Sachs), o come minimo i padroni dell’universo . E l’industria siderurgica è stata la “punta di diamante”, l’«esempio economico assoluto» del potere per decenni. Il suo potere è stato misurato in decine di milioni di tonnellate di acciaio, proprio come il potere in miliardi di bonus per i dirigenti delle banche d’affari e dei commercianti negli ultimi decenni. E poi, in due decenni per l’industria dell’acciaio, in due/tre anni per le banche (20), l’aria è cambiata: l’aumento della concorrenza, il crollo dei profitti, i licenziamenti di massa, la perdita di influenza politica, la fine dei sussidi di massa e in ultima analisi, le nazionalizzazioni e/o ristrutturazioni che hanno dato vita ad un settore ridimensionato rispetto a quello che era al suo apogeo (21). In un certo senso, dunque, l’analogia si applica a ciò che si attende per il settore bancario occidentale per il 2012/2013.

Variazioni di prezzo delle azioni (e, quindi, perdite) per i contribuenti britannici dopo l’acquisizione parziale di RBS e Lloyds da parte del Governo
Fonte: Guardian, 10/2011

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Già a Wall Street nel 2008, Goldman Sachs, Morgan Stanley e JP Morgan hanno dovuto improvvisamente trasformarsi in “holding bancarie” per essere salvate. Nella City, il governo britannico ha dovuto nazionalizzare una grande fetta del sistema bancario del paese e in questi giorni il contribuente britannico continua a sostenerne i costi, perché i prezzi delle azioni delle banche sono di nuovo crollati nel corso del 2011 (22). Questa è anche una delle caratteristiche del sistema bancario occidentale nel suo complesso: questi operatori finanziari privati (o società quotate) non valgono praticamente nulla. La loro capitalizzazione in borsa è andata in fumo. Naturalmente questo crea un’opportunità per il contribuente per una nazionalizzazione a basso costo a partire dal 2012 perché è la scelta che sarà imposta agli Stati, negli Stati Uniti come in Europa o in Giappone.

Che si tratti, ad esempio, di Bank of America (23), Citigroup o Morgan Stanley (24) negli Stati Uniti, di RBS (25) o Lloyds nel Regno Unito (26), Société Générale in Francia, Deutsche Bank (27) in Germania, o UBS (28) in Svizzera (29), istituti fra i più importanti “too big to fail” (troppo grandi per fallire) falliranno. Saranno accompagnati da una fascia intera di banche medie o piccole come Max Bank che ha appena presentato istanza di fallimento in Danimarca (30).

Di fronte a questa “decimazione”, le risorse degli Stati saranno presto insufficienti, soprattutto in questi tempi di austerità, di entrate fiscali basse e di impopolarità politica del salvataggio delle banche (31). I leader politici, quindi, devono concentrarsi sulla tutela degli interessi dei risparmiatori (32) e dei lavoratori (due settori che hanno ricevuto grandi promesse elettorali) invece di tutelare gli interessi dei dirigenti di banca e degli azionisti [due settori pieni di insidie elettorali, i cui precedenti nel 2008 ne dimostrano l’assoluta inutilità economica (33)]. Questo si tradurrà in un nuovo crollo dei prezzi delle azioni finanziarie (comprese le assicurazioni, considerate molto “vicine” alla situazione bancaria) e in un aumento delle turbolenze degli hedge fund, dei fondi pensione (34) e altri operatori tradizionalmente intrecciatissimi con il settore bancario occidentale. Non c’è dubbio che questo non farà che rafforzare la situazione recessiva generale, limitando il più possibile i prestiti all’economia (35).

Il debito pubblico globale (1990-2010) (in% sul PIL, i tassi di cambio costanti 2010)
Fonti: BRI / McKinsey, 08/2011

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Per semplificare la visualizzazione di questo grafico, si può dire che il mercato bancario occidentale, riducendo in modo significativo la portata e il numero di operatori in questo mercato, deve ridimensionarsi in modo proporzionale. In alcuni paesi, specialmente quelli in cui le grandi banche contano per il 70% o più del mercato bancario, ciò porterà inevitabilmente alla scomparsa di uno o l’altro di questi operatori molto grandi… checché ne possano dire i loro leader, gli stress test o le agenzie di rating (36). Se sei un azionista (37) o cliente di una banca che potrebbe crollare nella prima metà del 2012 ci sono, ovviamente, delle precauzioni da prendere. Offriamo una serie di raccomandazioni in questo bollettino. Se si è funzionari o dipendenti di un tale tipo di istituto, le cose sono più complicate perché ora pensiamo che sia troppo tardi per poter evitare i fallimenti in serie, e il mercato del lavoro bancario è saturo a causa dei licenziamenti di massa. Tuttavia, ecco un consiglio del nostro team se siete un dipendente in uno di questi istituti, se vi è stata fatta un’offerta interessante di dimissioni volontarie, fino ai prossimi pochi mesi accettatela, gli esuberi non saranno su base volontaria e saranno a condizioni molto meno favorevoli.

 

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Note:

(1) La decimazione è stata una pena capitale militare romana che comportava la morte di un legionario su dieci quando l’esercito aveva mostrato codardia in battaglia, disobbedienza o comportamenti inappropriati. Il sistema romano di decimazione veniva effettuato tramite sorteggio.

(2) Regolamenti che tassano severamente le attività bancarie più redditizie. Fonte: The Independent , 2011/12/10

(3) Il nostro team crede che la percentuale si collocherà tra il 10% e il 20%.

(4) Nebbia di guerra a cui i media mainstream incidentalmente contribuiscono in larga misura invece di cercare di chiarire la situazione.

(5) Considerando la decimazione in senso lato, vale a dire un netto calo che può essere molto maggiore di quello dell’epoca romana del 10%.

(6) Per quanto riguarda LEAP/E2020, questo tipo di classificazione non prevede nulla giacché l’attuale shock ha intensità più alta e durevole delle ipotesi degli stress test. E questo vale anche per le banche degli Stati Uniti, naturalmente.

(7) Tutto considerato per quanto riguarda Barack Obama, in posizione difficile per le prossime elezioni presidenziali a causa dei suoi risultati economici disastrosi e la profonda delusione della maggior parte di coloro che hanno votato per lui nel 2007 a causa delle sue molte promesse non mantenute, deve a tutti i costi cercare di incolpare qualcuno o qualcosa per lo stato disastroso dell’economia e della società americana. Allora perché non la Grecia e l’euro? Quando questo non funziona più (in un paio di mesi), sarà necessario trovare qualcos’altro, ma la gestione miope è una specialità dell’amministrazione Obama; senza dubbio il suo segretario al Tesoro Timothy Geithner, fedelmente legato a Wall Street, troverà un’altra spiegazione. In ogni caso, non è colpa di Wall Street, possiamo almeno essere certi di questo. Altrimenti, l’amministrazione Obama tirerà sempre fuori il “fantasma dell’Iran” per cercare di distogliere l’attenzione dai problemi interni degli Stati Uniti. Per inciso, questa sembra essere la situazione attuale con la storia farlocca del tentato assassinio dell’ambasciatore saudita a Washington a opera di trafficanti di droga messicani pagati dai servizi segreti iraniani. Anche Hollywood si sarebbe fermata di fronte all’improbabilità di un tale scenario, tranne che per “salvare il soldato “Wall Street” e cercare di essere rieletto, non vale la pena di provare? Fonti: Huffington Post , 26/07/2011, NBC , 13/10/2011

(8) Questi “media mainstream” (finanziari o generalisti) hanno, infatti, una storia brillante nella previsione delle crisi. Vi ricordate li loro titoli nel 2006 che mettevano in guardia sulla crisi dei subprime nel 2007, annunciando l’”implosione” di Wall Street del 2008 e, ovviamente, all’inizio del 2011 parlando di un ritorno importante della crisi nell’estate 2011! Non vi ricordate? Non preoccupatevi, la vostra memoria è buona … perché non hanno mai fatto dei titoloni nei giornali, non ci hanno mai avvertito di questi grandi eventi e delle loro cause. Quindi, se si continua a pensare che, come ripetono tutti i giorni, i problemi attuali sono causati “dalla Grecia e dall’euro”, vuol dire che si pensa che siano improvvisamente diventati tutti onesti, intelligenti e perspicaci … e che si deve quindi anche credere alla stessa maniera a Babbo Natale. È accattivante, ma non molto efficace per affrontare il mondo reale.

(9) Per lungo tempo, il nostro team ha continuato a sottolineare le difficoltà europee, anticipando piuttosto correttamente l’evoluzione della crisi nel «Vecchio Continente». Ma cerchiamo di non cadere vittima della sindrome dell’”albero europeo” che nasconde la foresta dei grandi problemi degli Stati Uniti e del Regno Unito.

(10) Un cenno di formazione: coloro che hanno scommesso sul collasso dell’euro un mese fa hanno di nuovo perso del denaro. Seguendo il ritornello della “fine della crisi dell’euro” che arriva circa ogni 4 mesi, non avranno più molto nelle loro tasche nel 2012. Mentre gli Stati Uniti per esempio non sono stati in grado di dimostrare la loro capacità di superare la contrapposizione tra repubblicani e democratici sul controllo del loro deficit.

(11) Mentre gli Stati Uniti, per esempio, non sono stati in grado di dimostrare la loro capacità di superare l’opposizione repubblicana e democratica sul controllo dei loro deficit.

(12) È spaventoso vedere la preoccupazione del G20 per l’euro, mentre la questione centrale del futuro è il dollaro. Ovviamente, l’enorme operazione di manipolazione dei media lanciata da Washington e Londra sarà riuscita ancora una volta a rinviare, per un certo tempo, la messa in discussione inevitabile dello stato centrale della valuta statunitense. Come anticipato dal nostro team, non ci si può aspettare nulla dal G20 fino alla fine del 2012. Si continuerà a parlare, far finta di agire e di ignorare di fatto le questioni chiave, quelle che sono le più difficili da mettere sul tavolo. I recenti annunci di un aumento delle risorse per il Fondo monetario internazionale sono parte di questo parlare a vuoto che non avrà un seguito perché i BRICS (gli unici in grado di aumentare i fondi del FMI) non finanzieranno un istituto in cui essi continuano ad avere solo un’influenza marginale. Nel frattempo, questi annunci fanno credere che c’è ancora un impegno comune per l’azione internazionale. L’allarme sarà tanto più doloroso nei mesi a venire.

(13) Se pensate alla Grecia è perché siete greci o siete un dirigente azionista di una banca che ha prestato troppo al paese negli ultimi dieci anni

(14) E in un certo senso anche per i due Stati interessati. Ma questo è già un punto controverso, e ampiamente discusso per quella materia, sapere se tali mercati finanziari sono una benedizione o una maledizione per gli Stati e le persone che li ospitano.

(15) “Quando un dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito”

(16) Tra la crescente integrazione di Eurolandia, che priva la città di mercati redditizi e più stretti legami economici, finanziari e monetari con il BRICS, bypassando Wall Street e la City, sono sempre più le quote di mercato finanziario globale in fuga da Londra e dalle banche di New York.

(17) Cfr. GEAB N ° 57

(18) Fonte: Telegraph , 19/08/2011

(19) Negli Stati Uniti lo «scivolo rosa» è un modo di dire che indica il licenziamento. Fonte: Wikipedia

(20) Ci vuole più tempo per riposizionare l’industria pesante che la scrivania di un venditore.

(21) Questa è, più o meno, la procedura seguita negli Stati Uniti e in Europa.

(22) Cfr. tabella qui sopra.

(23) Bank of America si trova sicuramente nel bel mezzo di una confluenza di grandi e crescenti problemi: ha subito una causa legale da 50 miliardi dollari per aver occultato le perdite per l’acquisizione di Merrill Lynch a fine 2008, una chiusura dei conti in massa da parte dei clienti a seguito della decisione unilaterale di imporre 5 dollari di costo aggiuntivo mensile per le carte bancomat, un guasto lungo e inspiegabile del suo sito web; una serie di processi che coinvolgono oltre ai subprime singoli proprietari ed enti locali, e la minaccia di mandare la Countrywide (che concede i mutui immobiliari ndr) in fallimento, un’altra delle sue acquisizioni nel 2008, per limitarne le perdite. Secondo LEAP/E2020, incarna la banca ideale degli Stati Uniti per uno scenario di crack tra novembre 2011 e giugno 2012. Fonti:New York Times, 27/09/2011; ABC, 30/09/2011; Figaro, 29/06/2011, CNBC, 30/09/2011, Bloomberg, 16/09/2011

(24) La banca statunitense che, nel 2008, ha ricevuto la più grande fetta di finanziamenti pubblici e che, ancora una volta, sta mettendo nel panico i mercati. Fonti: Bloomberg, 30/09/2011; Zerohedge, 2011/04/10

(25) Una delle banche più vulnerabili in Europa. Fonte: Telegraph, 14/10/2011

(26) che è essa stessa a non veder l’ora che le applichino un taglio nel suo rating. Fonte: Telegraph, 2011/12/10

(27) La banca tedesca leader, che è già esposta a un taglio del rating di credito. Fonte: Spiegel, 14/10/2011

(28) Anche UBS va verso un taglio del rating di credito. Fonte: Tribune de Genève, 15/10/2011

(29) Société Générale, Deutsche Bank e UBS hanno un punto in comune di particolare interesse: tutte e tre si precipitarono negli Stati Uniti “El Dorado” negli ultimi dieci anni, investendo come marinai ubriachi nella bolla finanziaria Usa (Deutsche Bank in subprime, mentre Société Générale in CDS e UBS in evasione fiscale). Oggi, non sanno come uscire da questo vortice che le spinge sempre più a fondo ogni giorno. En passant, ricordiamo che nel 2006, avevamo raccomandato che le istituzioni finanziarie europee si liberassero dai mercati statunitensi nel più breve tempo possibile, che ci apparivano alquanto pericolosi.

(30) Fonte: Copenhagen Post, 2011/10/10

(31) Anche la BBC, certamente segnata da tumulti nel Regno Unito nell’estate 2011, si pone una domanda, “impensabile” appena un anno fa, per il tipo di media che rappresenta: gli Stati Uniti si possono aspettare dei disordini sociali? Porre la domanda obbliga a una risposta. E in Europa, un paese come l’Ungheria, con un governo Social-nazionalista, ha accusato direttamente le banche, soprattutto quelle straniere, di essere responsabili della crisi di fronte al paese. Fonte: BBC , 20/09/2011; New York Times, 29/10/2011

(32) Di cui un numero sempre maggiore hanno cominciano a ribellarsi contro le pratiche del sistema bancario, soprattutto negli Stati Uniti dove le proteste contro Wall Street sono in crescita esponenziale, indebolendo le principali banche degli Stati Uniti giorno dopo giorno. Fonti: CNNMoney, 2011/11/10, MSNBC, 2011/10/11

(33) Ed è ancora peggio dell’inutilità economica dal momento che un recente studio ha dimostrato che le banche che hanno ricevuto dei finanziamenti pubblici hanno successivamente dimostrato di essere più inclini a fare investimenti rischiosi. Fonte: Huffington Post, 16/09/2011

(34) I fondi pensione pubblici degli Stati Uniti sono ora di fronte ad una voragine finanziaria stimata tra uno e tre trilioni di dollari. Saranno le autorità pubbliche degli Stati Uniti a scegliere se salvare le banche o i loro pensionati? Perché si stanno apprestando a fare questa scelta. Fonte: MSNBC, 23/09/2011

(35) Fonte: Telegraph, 2011/02/10

(36) Nessuna di queste banche sono in grado di resistere alla recessione globale e l’implosiva fusione di assetfinanziari che saranno prevalenti nei prossimi mesi.

(37) Avremmo potuto anche sviluppare il punto sulla situazione a cui stiamo assistendo cioè al processo di «decimazione degli azionisti della banca».

Domenica 16 Ottobre 2011

Fonte: GEAB N°58 is available! Global systemic crisis – First half of 2012: Decimation of the Western banks.

Traduzione per Megachip a cura di Tullio Cipriano e Denzel Moskva.

**********************************************Fonte: La decimazione delle banche occidentali

18.10.2011

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fonte:  http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9174

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MANOVRA – Decreto sviluppo: condono fiscale e silenzio-assenso per costruire

MANOVRA

Decreto sviluppo: condono fiscale
e silenzio-assenso per costruire


fonte immagine

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Il provvedimento per il rilancio dell’economia italiana. Riunione tra Berlusconi e Tremonti, durata 45 minuti. Proposte variagate, alcune anche a dir poco curiose, tra quelle anticipate dalle indiscrezioni. Come la minuziosità delle disposizioni per manicure e centri estetici. Ma c’è anche l’ipotesi di un condono fiscale e il “silenzio-assenso” per il permesso di costruire

 

ROMASi delineano, almeno nelle indiscrezioni, le linee guida della bozza del decreto sviluppo. C’è l’ipotesi, confermata anche da Berlusconi, di un concordato fiscale. Ma il premier, comunque, prende tempo, ribadendo che il governo non ha poteri e che può solo “suggerire provvedimenti”. Ecco le prime ipotesi sul decreto.

Costruzioni, silenzio-assenso. Se non viene espresso “motivato diniego” sulla domanda di permesso di costruire entro 90 giorni dalla richiesta scatta il meccanismo del silenzio-assenso. Cioè il permesso viene accordato.

Case, assicurazione obbligatoria. Assicurazione obbligatoria, per le case, contro le calamità naturali.

 Le P.A. autorizzate a cedere i debiti. Certificazione dei debiti, purchè liquidi ed esigibili, di tutte le pubbliche amministrazioni e possibilità di cedere il credito certificato a istituti di credito e società di factoring.

Dl Sviluppo forse la prossima settimana. Ai cronisti che chiedevano informazioni sui lavori preparatori del decreto Sviluppo e in particolare sulla possibilità che al suo interno venga insertito anche concordato fiscale, il presidente del Consiglio risponde: “Sì, anche di quello”. Poi, ribadendo le difficoltà già anticipate ieri, il premier aggiunge. “Non c’è la possibilità di fondi importanti, ci sono problemi da risolvere”. “Non credo – aggiunge poi – che l’imprenditore più capace degli ultimi decenni sia improvvisamente incapace di decidere”. “Spero – prosegue – di poter annunciare qualcosa già la prossima settimana, anche gli altri colleghi europei con cui sono in contatto non hanno la bacchetta magica… Bisogna ragionare. Stiamo lavorando tutti insieme e riprendiamo oggi all’una e trenta, tutti i ministri hanno collaborato”. Berlusconi coglie poi occasione per rilanciare le sue ambizioni di riforma costituzionale per dare maggiori poteri al premier. “L’architettura istituzionale del Paese – dice – non dà al governo alcun potere. Non abbiamo poteri. Possiamo solo suggerire provvedimenti”, ma “è inutile suggerire provvedimenti se sappiamo già che non avrebbero ricezione nelle forze politiche che devono approvarle. Bisognerà pure interpellarle”.

Ridda di voci sulle norme inserite. Intanto sui contenuti del decreto sviluppo, al centro anche oggi pomeriggio di un vertice a Palazzo Grazioli, le indiscrezioni continuano a rincorrersi. Secondo quanto riferisce l’Ansa, in una delle bozze allo studio sarebbe stato inserito l’obbligo di una “copertura assicurativa obbligatoria del rischio calamità naturali nelle nuove polizze che garantiscono i fabbricati privati destinati ad uso abitativo contro l’incendio”. Altro provvedimento al vaglio del governo è una norma secondo cui per completare il processo di dismissione degli immobili degli enti previdenziali, gli aventi diritto “possono esercitare il diritto di riscatto nel termine del 31 marzo 2012”. Inoltre per favorire la realizzazione di nuove infrastrutture, “in sostituzione totale o parziale del contributo pubblico, può essere attribuita alla società di progetto affidataria della costruzione e gestione dell’opera una quota nel limite massimo del 25%, per un periodo non superiore a 15 anni, del gettito Iva riconducibile al funzionamento dell’infrastruttura”.

Garanzie Stato per mutui a giovani coppie. Arriva la “garanzia dello stato per giovani coppie di sposi prive di contratto di lavoro a tempo indeterminato per l’accensione del mutuo prima casa”. La condizione è che siano giovani e regolarmente sposati.

Più documenti su internet. Possibile, secondo l’Ansa, anche l’introduzione di una “garanzia dello Stato per giovani coppie di sposi prive di contratto di lavoro a tempo indeterminato per accensione mutuo prima casa”. Tra le novità anche l’introduzione dell’obbligo per le scuole di pubblicare le pagelle solo online a partire dal 2013. Passa tutto online anche in caso di malattia dei figli “al fine di assicurare un quadro completo delle assenze nei settori pubblico e privato e un efficace sistema di controllo delle stesse, nonché di semplificare gli adempimenti a carico dei lavoratori, riducendone i costi connessi, in tutti i casi di assenza per malattia del figlio, la certificazione di malattia è inviata per via telematica”.

Lo sviluppo passa per i manicure. La bozza del dl si occupa poi curiosamente nel dettaglio anche del lavoro di estetisti, acconciatori, truccatori, tatuatori, di chi fa piercing, agopunturisti, podologi, callisti, manicure, e pedicure. Il punto in questione riguarda la possibilità di trasportare ‘in proprio’, tipo sulla propria auto, fino ad un massimo di 30 kg al giorno sino all’impianto di smaltimento (termodistruzione), siringhe con botulino usate per gonfiare le labbra. Aghi da piercing o lamette per depilazione, sempre usati.

Meno controlli sulle imprese. I controlli sulle imprese vengono poi razionalizzati e semplificati con l’obiettivo di “recare minore intralcio” all’attività imprenditoriale. Si prevede quindi “la proporzionalità dei controlli e dei connessi adempimenti amministrativi al rischio inerente l’attività controllata. Viene inoltre disposto “il coordinamento e la programmazione dei controlli da parte delle amministrazioni evitando duplicazioni e sovrapposizioni”. Per “incentivare l’uso degli strumenti elettronici per migliorare i servizi ai cittadini nel settore del trasporto pubblico locale, riducendone i costi”, la bozza introduce per le aziende di trasporto locale la necessità di adottare “sistemi di bigliettazione elettronica e di pagamento interoperabili a livello nazionale”.

Concorsi nelle P.A.  “A decorrere dal 1 gennaio 2013 il reclutamento dei dirigenti e delle figure professionali comuni a tutte le amministrazioni pubbliche si svolge mediante concorsi pubblici unici. I concorsi unici – prosegue l’articolo 66 – sono organizzati dal Dipartimento della funzione pubblica previa ricognizione del fabbisogno presso le amministrazioni interessate”.

Albergatori, multe salate
. I gestori di alberghi e altre strutture ricettive, compresi campeggi, case per vacanze, affittacamere e bed and breakfast possono incorrere in sanzioni amministrative da un minimo di 300 euro a un massimo di 1800 euro se violano le disposizioni sulle modalità di registrazione dei clienti alloggiati.

Fotovoltaico: perequazione nord-sud
. Gli incentivi agli impianti fotovoltaici saranno modulati in base alle zone climatiche con un corrispettivo più alto garantito alle zone con minore rendimento.

Burocrazia zero in tutta Italia. Arrivano le “zone a burocrazia zero in via sperimentale, fino al 31 dicembre 2013″ e sull’intero territorio nazionale”. Non solo più nel Mezzogiorno come stabilito dal decreto 78 del 2010.

Trasporti, biglietto elettronico
. Arriva il biglietto elettronico per bus e metro. “Al fine di incentivare l’uso degli strumenti elettronici per migliorare i servizi ai cittadini nel settore del trasporto pubblico locale, riducendone i costi connessi  – si legge nel testo – le aziende di trasporto pubblico locale adottano sistemi di bigliettazione elettronica e di pagamento interoperabili a livello nazionale”.

Uffici pubblici, sedi più piccole del 10 %. Nel 2012 e 2013 le strutture periferiche delle amministrazioni centrali dello Stato (immobili demaniali destinati ad uffici pubblici) dovranno ‘asciugarsi’ del 10% in termini di metri quadri. E altrettanto dovrà scendere la spesa per il canone di locazione in caso di nuovi contratti.

Prof. universitari in pensione a 68 anni. Viene anticipata l’età per il pensionamento dei professori universitari ordinari che passa dai 70 anni ai 68.

Nasce la Borsa Carburanti
. E’ quanto prevede la bozza del dl sviluppo, dove il Gme, che diventerà Gmec (gestore dei mercati energetici e dei carburanti), “definisce un mercato organizzato all’ingrosso dei carburanti nel quale sono negoziati, con listini almeno settimanali, prodotti petroliferi per l’autotrazione”. Il benzinaio, il gestore di una rivendita di carburanti, non sarà più obbligato a rifornirsi dalle compagnie ma sarà libero di acquistarli dove vorrà o dell’acquirente unico che per tale scopo svolgerà una funzione simile a quella che già ha nel mercato elettrico.

Università, stop al turn over fino al 2013
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Si allontana la possibilità per gli Atenei (almeno per quelli non virtuosi) di assumere personale usando il 50% delle risorse derivate dal turn over. La bozza del dl sviluppo sposta tutto al 2013.
Nelle università statali e private si effettueranno on-line le iscrizioni, i pagamenti, le prenotazioni agli esami e la gestione delle carriere.

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19 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/10/19/news/decreto_sviluppo-23503095/?rss

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INDIGNATI – Stracquadanio (Pdl): “Maroni incapace. Forse voleva far cadere il governo”

Stracquadanio: “Maroni incapace
forse voleva far cadere il governo”

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Il deputato Pdl a Radio24 attacca duramente il ministro dell’Interno: “Ha sottovalutato i rischi del corteo di sabato; forse è l’uomo dell’eutanasia per l’esecutivo, come spera la sinistra”. E il laboratorio sociale Acrobax contesta: “Soffiano sul fuoco”. Allontanato il romeno coinvolto negli scontri

Stracquadanio: "Maroni incapace forse voleva far cadere il governo"

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ROMA – Non usa metafore Giorgio Stracquadanio, deputato Pdl, commentando gli scontri di sabato a Roma, al corteo degli indignati, su Radio 24. Ai microfoni della “Zanzara”, Stracquadanio ha detto: “Gli scontri di Roma? Maroni incapace, ha sottovalutato il problema, doveva prevenire. Forse con gli scontri voleva far cadere il governo”.

L’esponente Pdl rincara la dose: “Se fossimo stati negli anni ’70 e il ministro degli interni si fosse chiamato Francesco Cossiga e fosse successo quello che è successo a Roma, noi ci troveremmo oggi nella stessa situazione politico parlamentare? Il discorso di ieri di Maroni non mi ha convinto: se fosse stato uno del ‘Pdl berlusconiano’ oggi avevamo il parlamento bloccato. Ma siccome per la sinistra Maroni è quello che, si spera, stacchi la spina, allora non si discute se l’intervento della polizia e la prevenzione svolta siano state adeguate”.

“Uomo dell’eutanasia”. Secondo Stracquadanio, “non è normale che il ministro degli Interni sabato fosse a Varese e non a Roma dopo quello che era stato annunciato. Nella ricostruzione dei fatti di Maroni era totalmente assente la parte preventiva perché preventivamente non ha fatto nulla”. Il deputato pdl spiega poi di non comprendere la linea del ministro: “Ha sottovalutato il problema e da quando Maroni ha orientato la Lega sul voto di Papa in quel modo, il suo disegno politico non mi è chiaro. Ci sono state molte carenze nella prevenzione degli scontri e nella gestione della piazza e la sinistra gliel’ha lasciata passare perché Maroni nell’immaginario collettivo dei nostri avversari è quello che è deve staccare la spina al nostro governo. E’ l’uomo dell’eutanasia – conclude Stracquadanio – e sta a Varese invece che occuparsi della manifestazione”.

Acrobax: “Nessuna regia dietro le violenze”. Il laboratorio sociale Acrobax di Roma, uno tra quelli citati al Senato da Maroni tra i soggetti responsabili delle devastazioni di sabato, nega qualsiasi ruolo organizzativo nelle violenze: “Non siamo noi la regia degli scontri – scrivono i rappresentanti di Acrobax – , o meglio gli scontri non ne hanno avuto alcuna, e gli obiettivi praticati lungo il corteo, come il supermercato, non sono stati né premeditati né dai noi effettivamente praticati. Rigettiamo completamente l’accusa del ministro Maroni. La sua ricostruzione ieri in Parlamento soffia solo sul fuoco della paura e punta a una riduzione della libertà di tutte e tutti”. Acrobax, aggiunge il documento, “è una realtà sociale che agisce alla luce del sole, nelle periferie, a contatto quotidiano con l’esclusione sociale e la precarietà causata dalla crisi”. Acrobax conclude dicendo che le decine di migliaia di persone che hanno manifestato il 15 ottobre “non possono essere utilizzate a pretesto per negare le prossime mobilitazioni per la difesa dei diritti”.

Allontanato Scarlat. Intanto Maroni ha firmato il decreto di allontanamento per Robert Scarlat, il romeno fermato in relazione agli scontri a Roma. Lo ha detto lo stesso ministro a margine della firma di un protocollo contro l’infiltrazione della criminalità organizzata, a Milano.

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19 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/10/19/news/stracquadanio_maroni_incapace-23504628/?rss

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