Archivio | febbraio 3, 2010

SCIENZA E SALUTE – Un fungo straordinario: Il Cordyceps sinensis

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Un fungo straordinario: Il Cordyceps sinensis

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Di Richard Alan Miller

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Email: rick@nwbotanicals.org

Sito web: www.nwbotanicals.org

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Un vero e proprio super alimento

Sin dagli albori delle prassi di guarigione degli sciamani, risalenti a oltre 50.000 anni fa, l’umanità è alla ricerca di ingredienti  guaritivi allo scopo di preparare la panacea definitiva – una cura universale. Fra gli ingredienti più ricercati vi era il Cordyceps, una sostanza venerata ad un punto tale che nell’antica Cina il suo uso era riservato esclusivamente alla famiglia reale. Le analisi chimiche hanno dimostrato che le sue presunte straordinarie proprietà sono molto più che frutto di superstizione o semplice folclore.

Il Cordyceps sinensis è una nuova generazione di fungo attualmente utilizzato dall’industria farmaceutica, nonchè come integratore dietetico dai consumatori maggiormente informati che sono alla ricerca di alternative ai trattamenti più convenzionali per cancro, AIDS e una vasta gamma di altri problemi di salute e connessi al sistema immunitario.

La FDA (Food and Drug Administration, ente statunitense preposto al controllo alimentare e farmacologico, ndt) considera il Cordyceps un “alimento”, peraltro classificato come “generalmente riconosciuto come sicuro” (GRAS). Ricercatori in numero sempre crescente ora lo considerano un “super-alimento” includibile in quasi ogni regime dietetico. Per quale motivo, dunque, tali funghi ‘riscoperti’ vengono ora considerati alla stregua di super-alimenti?

Questi funghi medicinali sono estremamente ricchi tanto di beta-glucani, riconosciuti di ausilio nelle terapie contro il cancro, quanto di polisaccaridi; questi ultimi sono lunghe catene di zuccheri con all’interno numerose sezioni di ossigeno e, quando scomposti  dall’organismo, le molecole di ossigeno vengono rilasciate e assorbite a livello cellulare. Sappiamo che il cancro in tutte le sue forme non è in grado di sussistere in un ambiente ricco di ossigeno e che, privo di adeguati livelli di ossigeno, l’organismo si ritrova a precipitare in stati degenerativi che favoriscono cancro, cardiopatie, disordini immunitari e diabete, e che inoltre consentono a numerose malattie virali quali epatite C, morbo di Lyme ed altre di attecchire.

La chiave è come somministrare ossigeno all’organismo alivello cellulare. Questa schiera di funghimedicinali comprende rinomati prodotti quali Reishi, Maitake e Agaricus, ricchi di beta-glucani nonché note fonti di ossigeno. La lista continua a crescere, con studi clinici che attualmente includono oltre settanta specie di funghi, il più interessante dei quali è il Cordyceps sinensis che cresce in Tibet a circa 16.000 piedi (4.877 metri) di altitudine.

Il Cordyceps sinensis incrementa di quasi il ventotto per cento i livelli di ATP (adenosina trifosfato) nell’organismo. L’ATP costituisce la fonte di energia del corpo – la batteria dell’organismo, per così dire – ed è necessaria per tutti i processi enzimatici. Si ritiene inoltre che l’ATP sia il ‘luogo’ in cui si verificano i processi di fusione fredda (“gas di Brown”) a livello molecolare. Sebbene il concetto di fusione fredda a livello molecolare non sia l’argomento del presente articolo, è mia opinione che essa sia la radice degli scambi di energia biologica, il che verrà trattato in scritti di prossima realizzazione. Il solo impatto sullo stato energetico renderebbe questo fungo un vero super-alimento, nondimeno vi è altro da tenere in considerazione.

Quello che rende il Cordyceps importante nel trattamento del cancro è il fatto che contiene beta-glucani e polisaccaridi. Quando gli zuccheri si scompongono, le numerose molecole di ossigeno vengono rilasciate a livello cellulare, con il risultato che i materiali cancerosi presenti vengono immediatamente distrutti. La cordicepina, uno dei composti bersaglio (nucleosidi), inibisce il meccanismo di riparazione del DNA ed è probabilmente responsabile dei suoi effetti antivirali (HVI).

Chimiche a spettro intero

Al giorno d’oggi nel campo dei funghi medicinali regna molta confusione per quanto concerne quale forma di prodotto fungino sia la migliore da impiegare. Vari componenti del fungo sono stati utilizzati come composti separati. Il responsabile delle proprietà del fungo è il corpo fruttifero, il micelio o un estratto standardizzato in base a un qualche specifico composto? Tale questione non è così ovvia come potrebbe sembrare.

Corpo fruttifero. Si tratta del fungo che si vede spuntare dal terreno, la parte che produce le spore implicata nella riproduzione; sostanzialmente il corpo fruttifero si forma soltanto in risposta a una qualche sollecitazione dell’ambiente.

Micelio. Si tratta della forma di crescita dell’organismo al di sotto del terreno, dove avvengono tutti i processi della vita: crescita, nutrimento, competizione della vita ed alcune forme di riproduzione.

Brodo di coltura. Nei prodotti fungini coltivati il processo di crescita del micelio può essere indotto o tramite fermentaione all’interno di una vasca piena di “brodo” liquido, oppure su un solido substrato di qualche materiale presente nelle condizioni di crescita naturali.

Per la produzione di numerosi farmaci ed integratori ricavati dai funghi, i composti non vengono estratti dal micelio, bensì dal brodo in cui quest’ultimo viene coltivato. Ad esempio, dal fungo Shiitake si ricavano vari prodotti farmaceutici: la lentinina dal corpo fruttifero; LEM dal micelio e KS-2 dal brodo di coltura residuo, un composto extracellulare.

L’estrazione della lentinina dai funghi Shiitake è un processo chimico alquanto semplice. Ma che dire di un altro composto presente nel Shiitake, denominato eritadenina? Tale composto è di ausilio nel trattamento di livelli elevati di colesterolo, mentre la lentinina viene utilizzata nel trattamento del cancro.

Se si estraggono composti del Shiitake impiegando acqua calda e quindi alcol per far precipitare la frazione dei polisaccaridi, la lentinina risulta concentrata ed il prodotto derivante risulta a sua volta efficace nel trattamento del cancro o per la stimolazione del sistema immunitario. Ad ogni modo, con tale procedimento va persa l’eritadenina e l’estratto non manifesta alcun effetto sul colesterolo del sangue.

Di conseguenza, anche se un prodotto derivato dallo Shiitake grezzo presenta una grande efficacia nel trattamento del colesterolo alto, l’”estratto standardizzato” attualmente disponibile risulta inutile a tale scopo.

Qual’è, dunque, il prodotto di maggior pregio: lo Shiitake grezzo a spettro intero oppure l’estratto standardizzato? La risposta è nessuno dei due o entrambi; in realtà dipende da quel che ci si propone di ottenere con l’integratore.

Per un generico utilizzo di integratori a scopo di mantenimento della salute, il prodotto migliore è quello che presenta la massima efficacia per una vasta gamma di condizioni. In questo esempio, ha molto più senso impiegare un’intero spettro di prodotti – il corpo fruttifero, il micelio ed il brodo.

La precisione teutonica ha inaugurato la concezione di estratti standardizzati, tuttavia ora stiamo iniziando a comprendere che le chimiche miste rivestono un ruolo più importante rispetto all’efficacia rispetto all’efficacia del modo in cui chimiche non correlate potrebbero determinare risultati specifici. Si tratta di una forma complessa non ancora compresa appieno, che comunque produce esiti clinici non conseguibili con estratti standardizzati.

Nel complesso i funghi medicinali vengono utilizzati in forma di estratti per i loro potentissimi ed efficacissimi prodotti e ricette, che tuttavia sono estratti assai specifici e mirati, realizzati per il particolare scopo di concentrare specifici composti.. Inoltre, è proprio in virtù del fatto che questi composti chimici vengono prodotti in forma di estratti che all’industria farmaceutica è consentito detenere i brevetti. Gli alimenti naturali non sono brevettabili.

Nei funghi medicinali sono presenti due categorie di composti bioattivi:

  1. I polissaccaridi, che comprendono la maggior parte dei composti medicinali, sono solubili in acqua calda ma non in alcol; la ben nota azione immunostimolante dei funghi attiene a tale classe di composti. Se si è alla ricerca di un’azione di immunomodulazione, allora non vanno usati estratti all’alcol, in quanto risulteranno inefficaci.
  2. I nucleosidi, altra classe di composti, sono solubili in solventi non polari quali alcol ed esano. In genere, rispetto ai polisaccaridi, tali composti hanno minore dimensione molecolare e risultano più specifici nella loro azione. Nucleosidi, desossinucleosidi e la maggior parte dei nostri antibiotici e antimicrobici rientrano in questa categoria

Benefici per la salute e studi clinici

Le proprietà medicinali del Cordyceps sono ragguardevoli. Nella medicina tradizionale cinese l’impiego principale del Cordyceps ha riguardato il trattamento dell’asma ed altre affezioni bronchiali. Ora la moderna ricerca avvalora l’efficacia di questi antichi utilizzi.

Gran parte di quanto si sa in Occidente a proposito del Cordyceps sinensis è merito dell’opera del Dr. Georges Halpern, medico e professore emerito presso l’Università di Hong Kong, nonché autore di svariati libri concernenti il Cordyceps.

Uno dei punti culminanti della moderna ricerca è stato la scoperta di nuovi antibiotici presenti nel fungo, uno dei quali, la cordicepina, è assai efficace contro tutti i tipi di batteri che hanno sviluppato, o stanno sviluppando, resistenza ad altri più comuni antibiotici (come la penicillina, un prodotto fungino!).

Il Cordyceps risulta particolarmente efficace contro tubercolosi, lebbra e leucemia umana, così come rilevato in numerosi test condotti in Cina, Giappone ed altrove.

Di seguito sono delineati alcuni ulteriori benefici del Cordyceps per la salute.

  • Incrementa la resitenza fisica. La più nota azione medica del Cordyceps sinensis concerne l’incremento della capacità di resistenza fisica. Nel 1993, la Chinese National Games sottopose questo fungo all’attenzione delle autorità sportive internazionali. Un gruppo composto da nove atlete, la quali avevano assunto il Cordyceps, polverizzò nove record mondiali. Vi sono stati molti rapporti a riguardo di strabilianti miglioramenti della performance in vari sport dovuti all’assunzione di Cordyceps, e persino colloqui volti a bandire il Cordyceps dall’ambito delle discipline sportive in quanto potrebbe conferire un iniquo vantaggio a coloro che hanno la possibilità di procurarselo! Nel complesso gli atleti professionisti che ne fanno uso ora sono poco propensi ad ammetterlo, in virtù dell’eventualità che qualche autorità sportiva ne renda illecito l’impiego; per converso, il Comitato Olimpico canadese ha adottato una posizione ufficiale sul Cordyceps, stabilendoche nel contesto delle competizioni professionali il suo uso è consentito. La ricerca clinica ha dimostrato che l’impiego del Cordyceps aumentava la bioenergia cellulare – ATP (adenosina trifosfato) -–sino a una misura pari al 55%. Sono stati segnalati un’accresciuta sintesi dell’ATP e un più rapido recupero di energia. A quanto pare il Cordyceps migliora il meccanismo di equilibrio interno, rendendo in tal modo più efficace l’utilizzazione dell’ossigeno. Tali proprietà potrebbero rendere conto del generale potenziamento fisico, della resitenza supplementare e degli effetti antiaffaticamento riscontrati negli individui che assumono il Cordyceps.
  • Migliora la funzione respiratoria. Vari studi scientifici hanno dimostrato i benefici indotti dal Cordyceps sinensis nell’alleviare i sintomi di varie malattie respiratorie fra cui asma e bronchite cronica.
  • Incrementa l’assorbimento dell’ossigeno. In uno studio a doppio cieco controllato con placebo condotto su trenta volontari in età avanzata, il Cordyceps ha dimostrato di migliorare in modo rilevante la quantità massima di ossigeno che i soggetti riuscivano ad assimilare. Studi cinesi su malattie cardiovascolari hanno indicato che estratti di etanolo dai miceli del Cordyceps e soluzioni di fermentazione del Cordyceps determinavano una modifica dell’azione biologica che consentiva un aumento sino al 40% dell’assorbimento dell’ossigeno cellulare. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato l’effetto di questi composti nel mitigare patologie polmonari ostruttive criniche.
  • Migliora la funzione cardiaca. Numerosi studi hanno dimostrato i benefici del Cordyceps sinensis nel trattamento dei disturbi del ritmo cardiaco quali aritmia cardiaca e infarto cronico.
  • Contribuisce a mantenere livelli di colesterolo salutari. Quattro studi hanno dimostrato che il Cordyceps sinensis ha contribuito ad abbassare del 10-21% il colesterolo totale e del 9-26% i trigliceridi (grassi neutri), contribuendo al contempo ad elevare del 27-30% il colesterolo (“buono”) HDL.
  • Migliora le funzioni epatiche. Il Cordyceps sinensis ha dimostrato di migliorare le funzioni epatiche nonché di essere di ausilio in caso di cirrosi, epatite cronica e sub-cronica. Nonché patologie epatiche correlate, più diffuse di quanto comunemente ritenuto. Il fegato è il filtro vivente dell’organismo, ripulisce dalle impurità il sangue ed altri fluidi. Senza un fegato funzionante non si sopravvive e men che meno si gode di un buono stato di salute. Prove cliniche con integrazione di Cordyceps, implicanti trentatrè pazienti affetti da epatite B e otto pazienti affetti da cirrosi epatica, hanno evidenziato un miglioramento pari al 71.9% nel test di torbidità del timolo e del 78.6% nel test SGPT; trattasi di test enzimatici indicanti cambiamenti nelle funzioni epatiche.
  • Migliora le patologie renali. Uno studio cinese ha dimostrato un miglioramento pari 51% dell’insufficienza renale cronica dopo un solo mese di integrazione dietetica di Cordyceps.
  • Riduce le dimensioni dei tumori. In Cina ed in Giappone si sono condotti vari studi clinici su malati di cancro, impiegando una dose terapeutica di 6.0 grammi di Cordyceps al giorno. In uno studio effettuato con 50 pazienti affetti da cancro polmonare cui, in concomitanza con la chemioterapia, era stato somministrato Cordyceps, nel 46% dei casi le dimensioni dei tumori si sono ridotte. Uno studio implicante malati di cancro affetti da vari tipi di tumore ha rilevato che l’estratto di Cordyceps sinensis (6.0 grammi al giorno per oltre due mesi) ha migliorato i sintomi soggettivi nella maggior parte dei pazienti; nella metà dei casi i conteggi dei globuli bianchi si sono mantenuti stabili e le dimensioni dei tumori si sono ridotte in modo rilevante. In Giappone alcuni ricercatori hanno riportato che nei soggetti affetti da cancro il Cordyceps aumenta la reattività generale del sistema immunitario. Per giungere a tale scoperta, costoro hanno iniettao per via sottocutanea ad alcuni topi cellule cancerose (linfoma) e quindi somministrato per via orale Cordyceps; tale prassi ha comportato una riduzione delle dimensioni del tumore e prolungato la vita. Negli studi in questione il Cordyceps ha inoltre migliorato la risposta degli anticorpi.
  • Incrementa l’immunità e la produzione di cellule-T. Si è riscontrato che il Cordyceps sinensis accresce l’attività della cellula “killer naturale” (NK), incrementando in tal modo la produzione delle cellule-T che a sua volta determina ina ampliata massa muscolare; il vigore muscolare risulta potenziato con la produzione di giovani cellule sane. Il Cordyceps ricarica con efficacia la schiera protettiva di cellule NK. La capacità dell’organismo di contrastare le infezioni ed i tumori dipende dalla disponibilità di cellule NK, essenziali in quanto prima linea di difesa per il mantenimento del meccanismo di protezione dell’organismo, comunemente noto come sistema immunitario. Vari studi scientifici riguardanti il Cordyceps si sono concentrati in modo particolare sulle cellule NK e sull’effetto che il Cordyceps ha su di esse quando correlate alla formazione del cancro. Uno studio in vitro ha dimostrato che il Cordyceps accresce in modo rilevante l’attività delle cellule NK tanto negli individui sani quanto nei soggetti affetti da leucemia. Secondo uno studio cinese pubblicato sul Chinese Journal of Integrated Traditional and Western Medicine, il Cordyceps naturale ha accresciuto l’attività delle cellule NK del 74% in soggetti comuni e del 400% in pazienti affetti da leucemia. Analoghi progressi dell’attività delle cellule NK sono risultati in casi di estesi melanomi.
  • Coadiuva i sintomi dell’invecchiamento. Ricerche cliniche in studi controllati hanno rivelato che pazienti anziani soggetti ad affaticamento e sintomi connessi alla senilità, dopo aver utilizzato Cordyceps per trenta giorni hanno riportato conforto a tali problemi. I sintomi di affaticamento si sono ridotti del 92%, quelli di percezione di freddo dell’89% e quelli di vertigine dell’83%. Pazienti affetti da problemi respiratori si sono sentiti fisicamente più vigorosi ed alcuni soggetti sono riusciti a percorrere a piccole falcate sino a 600 piedi (183 metri).
  • Protegge dai danni provocati dai radicali liberi. Vari studi hanno dimostrato che il Cordyceps sinensis ha svolto una funzione protettiva rispetto ai danni provocati dai radicali liberi ed ha presentato poderose proprietà antiossidanti.
  • Contribuisce a lenire l’affaticamentodegli arti inferiori. Vari studi hanno dimostrato che il Cordyceps sinensis ha migliorato il flusso del sangue nell’organismo rilassando i muscoli lisci dei vasi sanguigni e consentendo loro di espandersi, aumentando inoltre la funzionalità di cuore e polmoni. Di conseguenza il Cordyceps previene o riduce la contrazione dei vasi sanguigni che interferisce con l’afflusso di sangue agli arti inferiori – principale causa dell’affaticamento delle gambe.
  • Migliora la funzione sessuale. Tre distinti studi cinesi a doppio cieco controllati con placebo condotti su oltre duecento maschi adulti con “ridotta libido ed altri problemi sessuali” hanno prodotto esiti ragguardevolmente analoghi. Al termine del periodo sperimentale, rispetto al 24% del gruppo del placebo, in media il 64% degli utilizzatori del Cordyceps ha riportato un miglioramento significativo. In un altro studio a doppio cieco controllato con placebo condotto su ventuno donne in età avanzata con problemi analoghi, rispetto a nessuna del gruppo di controllo, dopo l’impiego di Cordyceps il 90% delle utilizzatrici del fungo ha riportato miglioramenti delle rispettive condizioni. Il Cordyceps ha dimostrato di ottimizzare la libido e la qualità della vita di donne e uomini, di contrastare linfertilità e di accrescere il conteggio e la sopravvivenza degli spermatozoi. Studi clinici implicanti 189 pazienti di ambo i sessi con libido e desiderio ridotti hanno evidenziato un miglioramento delle condizioni nel 66% dei casi. Uno studio a doppio cieco condotto dall’Insitute of Materia Medica di Pechino ha evidenziato un aumento del desiderio e della libido femminili pari all’86%. La prova concreta più drastica è derivata uno studio sulla fertilità comprendente 22 maschi, il quale ha dimostrato che dopo otto settimane di assunzione del Cordyceps il conteggio degli spermatozoi è aumentato del 33%, l’incidenza di relative malformazioni è diminuita del 29% ed il loro tasso di sopravvivenza è aumentato del 79%.
  • Inverte l’HIV. In uno studio condotto nel 2004 in Ghana, a 3.000 individui affetti da HVI in fase iniziale è stato somministrato un preparato il cui ingrediente principale era il Cordyceps sinensis. Al di là delle più rosee aspettative, al termine dei sei mesi tutti i 3.000 soggetti non manifestavano “alcuna presenza di HIV nel sangue”. Quando un malato di HIV-AIDS ha assunto l’integratore Immune-Assist per il cancro, rispetto all’infezione da HIV il quadro clinico è migliorato drasticamente.
  • Funzione immune, risposta anti-cancro e riparazione del DNA. Ormai è assodato da tempo che i composti di beta-glucano presenti in numerose specie di funghi elevano in modo rilevante la funzione immune. Rale classe di composti è la classe di medicinali anticancro maggiormente prescritta a livello mondiale; esempi in tal senso sono i farmaci lentinina, PSK e grifolan. Oltre alla ben nota modulazione immune innescata dai composti dei polisaccaridi, nella risposta antitumorale del Cordyceps sinensis vi sono riscontri di un altro meccanismo in gioco, connesso alla struttura di almeno alcuni dei nucleosidi alterati presenti nel Cordyceps, esemplificati dal composto della cordicepina (3’-deossiadenosina); si tratta di una molecola quasi identica alla normale adenosina, eccetto per il fatto che è priva di un atomo di ossigeno sulla porzione di ribosio della molecola alla posizione 3’. La stessa mancanza di ossigeno 3’ è riscontrabile in altri composti del Cordyceps, quali la dideossiadenosina. Si ritiene che la mancanza di ossigeno in questa particolare posizione sia importante secondo una modalità assai specifica. La struttura del DNA dipende da tale ossigeno per creare il legame fra nucleosidi adiacenti, legame fra la posizione 3’ e 5’ sulle porzioni di ribosio dei nucleosidi, a formare di fatto la “struttura a scala” che tiene assieme il DNA. Nella replicazione di qualsiasi cellula, la prima fase consiste nella separazione della molecola del DNA nel mezzo, come l’apertura di una cerniera, fra le coppie di nucleosidi complementari. La fase successiva è l’inserimento, uno alla volta, di nuovi nucleosidi di complemento, i quali formano i legami zuccheri-fosfato fra le posizioni 3’ e 5’ sul bordo esterno della molecola, ovvero la porzione di ribosio. La sintesi delle nuove molecole di DNA procede con l’inserimento in successione, uno alla volta, di nuovi nucleosidi di complemento nella molecola di DNA in nuova formazione sino a quando l’originario trefolo di DNA non viene replicato due volte, ciascuno dei trefoli è l’esatta copia dell’originale e forma il codice genetico per una nuova generazione di cellule. Tale sintesi prosegue con l’inserimento di ciascun nuovo nucleoside, a meno che non venga introdotta una molecola di 3’-deossiadenosina (cordicepina). Quando questo accade, in quella vitale posizione non vi è ossigeno per formare il legame 3’-5’, quindi la replicazione della nuova molecola di DNA si interrompe, la cellula non può continuare a dividersi  nè si forma alcuna nuova cellula (nelle normali cellule dei mammiferi tale inserzione di adenosina deossigenata riveste scarsa importanza, in quanto le cellule sane dispongono di un insito meccanismo di riparazione del DNA). Quando si verificano errori di questo genere, il nucleoside alterato (cordicepina) viene rimosso dalla serie di nucleosidi e viene inserito in un nuovo segmento di adenosina. Ad ogni modo, proprio per la loro natura le cellule cancerose hanno perso questo meccanismo di riparazione del DNA (se riuscissero a correggere i loro errori del DNA non sarebbero cellule del cancro). La maggior parte dei batteri e tutti i virus (compreso il virus dell’immunodeficienza umana HIV) sono privi di tale meccanismo di riparazione del DNA.  Quando osserviamo la velocità secondo la quale le cellule del cancro si riproducono, risulta chiaro il modo in cui tale meccanismo potrebbe esercitare una significativa risposta antitumorale. Ad esempio, una normale cellula sana di tessuto del seno ha una vita media di dieci giorni, al cui termine si riproduce e si forma una nuova cellula. Le cellule del cancro, però, si moltiplicano ad una velocità assai superiore rispetto a quelle sane, mediamente ogni venti minuti. Questo significa che le cellule del cancro del seno si riproducono all’incirca 750 volte più rapidamente di quelle sane ma, dato il meccanismo di riparazione del DNA di queste ultime, la cordicepina non sembra interferire con la loro replicazione, e la velocità di uccisione delle cellule tumorali risulta di fatto assai superiore al rapporto 750:1. Lo stesso tipo di meccanismo di interruzione del DNA è imoltre reponsabile degli effetti antitumorali di alcuni altri agenti chemioterapici. Questo medesimo meccanismo di inibizione della sintesi del DNA è probabilmente il meccanismo responsabile degli effetti antivirali riscontrati con la cordicepina.

CONCLUSIONE

La più nota azione medicinale del Cordyceps sinensis è lincremento della resistenza fisica. La cordicepina è assai efficace contro tutti i tipi di batteri che hanno sviluppato resistenza ad altri antibiotici. Il Cordyceps ha dimostrato di migliorare il meccanismo di equilibrio interno, rendendo in tal modo più efficiente l’utilizzo dell’ossigeno.

Numerosi studi hanno evidenziato i benefici apportati dal Cordyceps sinensis nell’ambito dei disturbi del ritmo cardiaco quali aritmie cardiache e infarto cronico.

Quattro eccellenti studi hanno dimostrato i benefici del Cordyceps sinensis nel contribuire ad abbassare il colesterolo totale ed i trigliceridi, nonché ad aumentare il colesterolo HDL (“buono”).

Studi clinici su pazienti di ambo i sessi affetti da libido compromessa hanno evidenziato rilevanti miglioramenti dei sintomi. La prova fisica più drastica è giunta da uno studio sulla fertilità maschile, il quale ha indicato che, dopo otto settimane di assunzione, l’integrazione di Cordyceps ha aumentato notevolmente il conteggio dello sperma, diminuendo le malformazioni e migliorandone il tasso di sopravvivenza.

Tali proprietà ed altre ancora potrebbero rendere conto del potenziamento fisico generale, della accresciuta resistenza, delle caratteristiche di incremento della libido e degli effetti anti-affaticamento riscontrati negli esseri umani in concomitanza con l’impiego di Cordyceps sinensis.

Studi condotti in tutto il mondo hanno dimostrato che questo modesto fungo dispensa benefici potenzialmente ancor più vivificanti di quanto dichiarato. Si tratta di un suepr-alimento che sta appena iniziando a farsi conoscere nella letteratura medica occidentale.

Anche la riduzione di questo materiale fungino attivo a dimensioni nanoparticellari promette assai bene, laddove si sta conducendo ulteriore lavoro di ricerca che potrebbe sfociare in ulteriori farmaci brevettati.

Ancor più importante, l’intero spettro di composti presente nel corpo fruttifero, nel micelio e nel brodo della sostanza allo stato naturale continua a dimostrare, ancora una volta, che l’antico sapere soddisfa  la verifica della scienza moderna.

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L’autore:

Richard Alan Miller è fisico, erborista nonché esperto di coltivazione e commercializzazione di prodotti della botanica, ed in tale ambito ha fondato una sua società di produzione e commercializzazione, la Northwest Botanicals (1212 SW 5th Street, Grants Pass, Oregon, 97526, USA). Richard è autore di svariati documenti e libri concernenti metafisica, parapsicologia e agricoltura alternativa. I suoi articoli pubblicati su NEXUS, scritti assieme a Iona Miller, comprendono “HAARP, la minaccia planetaria” (nr.45) “La risonanze di Schumann e la psicobiologia umana” (nr.48) e “DNA, dall’elica all’ologramma” (nr. 50). L’articolo pubblicato in questo numero è un estratto dal primo capitolo del suo libro ‘Powers Tools for the 21st Century’, pubblicato da Earthpulse Press (http://www.earthpulse.com).

Richard Alan Miller può essere contattato via e-mail presso rick@nwbotanicals.org e tramite il suosito web, http://www.nwbotanicals .org

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NOTA

Per ragioni di spazio non è possibile accludere le note del presente articolo: potete trovarle andando all’indirizzo http://pharmaceuticalmushrooms.nwbotanicals.org/lexicon/cordyceps/indepth.htm

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Fonte: NEXUS, ed. Italiana, nm.81, settembre 2009, pag 31

A Reggio il traffico di clandestini in mano ai boss della ‘ndrangheta

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A Reggio il traffico di clandestini in mano ai boss della ‘ndrangheta

“Alcuni pagavano fino a 18mila euro”. Raffiche di arresti in diverse Regioni

https://i2.wp.com/www.amanteaonline.it/amantea/html/images/topics/ndrangheta.jpgL’arresto di Candeloro Parrello, boss della ‘ndrangheta, effettuato nel gennaio dell’anno scorso (foto Ansa)

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REGGIO CALABRIA
La ’ndrangheta ha un interesse diretto
nella gestione e nello sfruttamento dell’immigrazione clandestina. È quanto emerge dall’operazione della polizia coordinata dalla Dda di Reggio Calabria che ha portato all’arresto di 56 persone accusate di avere organizzato l’arrivo in Italia e la distribuzione in varie regioni di centinaia di immigrati indiani e pachistani.
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L’organizzazione, della quale avrebbero fatto parte esponenti delle cosche Cordì e Iamonte della ’ndrangheta, avrebbe costretto ognuno degli immigrati a versare somme che variavano dai diecimila ai 18 mila euro, con un introito complessivo di oltre sei milioni di euro. Le indagini erano state avviate nel 2007 dopo la denuncia presentata da un imprenditore agricolo della provincia di Reggio Calabria, costretto da affiliati alla cosca Iamonte a cedere alcune sue aziende ed a presentare documentazione di assunzione per legittimare l’ingresso in Italia di immigrati. Per la gestione dell’organizzazione si è rivelata fondamentale la complicità di una ventina di professionisti, tra imprenditori e commercialisti, e di tre dipendenti dell’Ufficio provinciale del lavoro di Reggio Calabria, tutti finiti in manette.
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Il traffico di basava sull’utilizzo di contratti di assunzione fittizi richiesti da imprenditori compiacenti a favore degli immigrati, che avevano così la possibilità di chiedere il visto d’ingresso per l’Italia. Metà degli arrestati – le ordinanze custodia cautelare emesse complessivamente dal gip sono state 67 – sono italiani e l’altra metà cittadini indiani. Questi ultimi, dopo avere reclutato nel loro Paese centinaia di immigrati, li facevano giungere in Italia in cambio dell’esborso di consistenti somme di denaro. «Questa operazione – ha detto il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone – dimostra la capacità della ’ndrangheta di sfruttare qualsiasi occasione di guadagno lecito e soprattutto illecito». Per il questore di Reggio, Carmelo Casabona, «l’operazione s’inserisce in quel quadro di risposte che lo Stato riesce a dare al momento opportuno. Mi riferisco al fatto che risale solo a pochi giorni fa la vicenda di Rosarno».
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L’importanza dell’operazione è stata sottolineata dal Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, secondo il quale «per la prima volta si dimostra che c’è il diretto coinvolgimento delle famiglie della ’ndrangheta nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed è un segnale allarmante che indica quanto renda il business dell’immigrazione clandestina. Per questi motivi il contrasto all’ immigrazione clandestina non serve solo a ridurre reati, come ha detto anche il presidente Berlusconi, ma a contrastare la criminalità organizzata». Gli arresti hanno dato spunto al presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, di sottolineare «i gravi limiti legati alla legge sull’immigrazione Bossi-Fini. Invece di fare proclami sui risultati conseguiti nel contrasto all’immigrazione clandestina – ha detto Loiero – il Governo farebbe bene a intervenire seriamente per cambiare una legge che non risolve affatto il problema, ma che anzi è facilmente aggirabile dalla criminalità organizzata».
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03 febbraio 2010
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In tutto il mondo – Piante esotiche ad alta quota un’invasione anche sulle Alpi

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Ranuncolo delle nevi, a rischio di estinzione

Piante esotiche ad alta quota
un’invasione anche sulle Alpi

Almeno 1000 specie vegetali aliene migrano sempre più in alto sulle montagne del pianeta. Il cambiamento climatico non è però il solo colpevole: ci sono anche turismo, strade e ferrovie

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di JACOPO PASOTTI

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Piante esotiche ad alta quota un'invasione anche sulle Alpi Nuove colonie di Taràssaco nelle Ande, in Cile.

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L’EMERGENZA climatica del pianeta ci tocca da vicino, ed ora ci sono anche le piante alpine a sottolinearlo. L’aumento del traffico e del turismo, insieme al cambiamento climatico, hanno infatti innescato una autentica invasione di piante aliene lungo i pendi delle catene montuose. Le specie vegetali che prima vivevano in un angolo “estremo” delle Alpi e dell’Appennino ora sono sempre più strette nelle loro nicchie. A rischio sono la biodiversità montana e la distruzione di importanti ecosistemi.
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Almeno 1000 specie vegetali esotiche si sono già insediate alle alte quote delle catene montuose del pianeta. Lo sostiene uno studio frutto della collaborazione internazionale tra botanici ed ecologhi specialisti dei rilievi montuosi. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Ecology and the Environment, è il primo sforzo per la raccolta delle osservazioni sulle migrazioni di specie erboree verso l’alto.
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Una migrazione che avviene in ogni continente, dalle Alpi alle isole delle Canarie, dalle Montagne Rocciose alla catena andina, dalle Alpi australiane fino alle isole del Pacifico. Alle Hawaii, per esempio l’introduzione dei pini sta soppiantando i pendii coperti dai cespugli di Sophora, pianta endemica dell’isola di Maui.  “Fino ad ora gli studi si sono concentrati sulle invasioni di piante esotiche che avvengono a bassa quota, dando scarsa attenzione alle regioni d’alta montagna, che però contengono la maggioranza delle aree protette del pianeta”, scrivono i ricercatori.
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Già due mesi fa la CIPRA
(Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) avvertiva che la vegetazione alpina è gravemente minacciata. Secondo la Commissione, il 45% delle specie è a rischio di estinzione entro il 2100. Le piante di montagna sono strette tra due fuochi, spiegano i ricercatori: da una parte sono in fuga verso altitudini maggiori, all’inseguimento di freddo e neve. Il problema in questo caso è che oltre ad una certa quota non si sale: la montagna finisce. È il caso del Ranuncolo delle nevi, oppure dell’Androsace alpina, che vedono il loro ecosistema ridursi di anno in anno. Dall’altra parte, queste piante vedono il loro delicato ecosistema, lentamente invaso da specie giunte dalle quote più basse.
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Nelle Alpi retiche per esempio, il Laboratorio di Ecologia Vegetale e Conservazione delle piante dell’Università di Pavia ha misurato che dal 1950 ad oggi le specie alpine si sono arrampicate al ritmo di 24 metri per decade a quote sempre più elevate. È successo all’Tussilago farfara (+405 metri) ed alla Genziana bavarese (+230 metri), che lasciano quindi il posto a piante di media montagna.
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Gli studiosi, sono ora organizzati in un network chiamato MIREN (Network di Ricerca per le Invasioni Montane) ed avvertono che il clima acuisce un problema che è in parte naturale, ma in parte anche di origine umana. Tra i maggiori responsabili di questa migrazione ci sono infatti le infrastrutture antropiche come la fittissima rete stradale e ferroviaria, che facilitano l’intrusione delle specie invasive nei rilievi montuosi. Uno studio in Svizzera ha rivelato la presenza di 155 specie invasive in 107 stazioni ferroviarie ed ai fianchi di 125 strade di montagna.
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Ci sono poi anche i casi di piante decisamente esuberanti, introdotte per errore in alcune regioni e che poi si sono diffuse a spallate, scalzando le più delicate specie locali. È successo per esempio nel Kosciuszko National Park in Australia, dove lo Sparviere aureo, una pianta resistente al gelo è fuggita dal giardino di qualche cottage turistico. La pianticella ora sta spargendo il panico tra gli amministratori del parco, che non riescono a fermare l’avanzata di questi “alieni”, mai più alti di 40 centimetri ma che stanno cambiando l’ecosistema del parco. Mentre nei paesi più poveri è l’agricultura, praticata a quote sempre maggiori, a favorire la migrazione.
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Piante esotiche ad alta quota un'invasione anche sulle AlpiLinaria dalmatica nelle Blue Mountains, in Oregon

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Con 500 specie vegetali endemiche (cioè presenti in misura limitata e solo localmente), le Alpi sono la regione più ricca di flora dell’Europa centrale. Questa però è anche la più colpita dai cambiamenti climatici perché il riscaldamento è superiore alla media europea. “Il numero di specie aliene continua ad aumentare – concludono gli studiosi  –  ma visto le aspre condizioni ambientali dell’alta montagna, ciò sta avvenendo più lentamente che in altri ecosistemi”.
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Questa è quindi una occasione da non perdere, perché “la ricerca e gli amministratori del territorio montano possano riconoscere in tempo il problema ed avviare i provvedimenti opportuni”. Come, per esempio, regolamentare l’introduzione di piante ornamentali nelle zone di montagna. Christoph Kueffer, ecologo del Politecnico di Zurigo e coordinatore del network, commenta: “Certo, la scelta di preservare la biodiversità è sempre una valutazione politica, ma io cedo che per paesi alpini come la Svizzera, la biodiversità ha un valore come patrimonio culturale, per il turismo, e per la qualità della vita di chi abita nelle Alpi”.
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03 febbraio 2010
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L’AQUILA – Lasciateci entrare nella nostra città, Lei ci aspetta e noi aspettiamo lei

L’appello. Una cittadina aquilana chiede che tutto il centro venga riaperto
“Sono stanca di attendere domani, stanca dell’incuria e delle macerie”

Lasciateci entrare nella nostra città
Lei ci aspetta e noi aspettiamo lei

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Lasciateci entrare nella nostra città Lei ci aspetta e noi  aspettiamo lei
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Da Giusi Pitarihttp://t0.gstatic.com/images?q=tbn:1sXUNr21VvLotM:http://tv.repubblica.it/photo/gabanelli_2.jpg, aquilana, docente di biochimica (sul terremoto ha scritto il libro Trentotto secondi), riceviamo questo appello.
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Sono davvero stanca. Stanca di mettermi al letto la sera e non sapere cosa succede della mia città. Come altri cerco di frequentare quel piccolissimo pezzetto di centro nel quale si può camminare e, tutte le volte, mi chiedo come mai pian piano non si aprano altre strade.

Un pomeriggio di qualche tempo fa ho trovato aperto il varco che, dai Quattro Cantoni, attraverso il Corso Vecchio, porta alla Fontana Luminosa. Ho sentito rumori, di persone che lavoravano all’interno dei palazzi, fuori tutto sgombro e messo in sicurezza. Ho sperato che riaprisse, e invece nulla.

Un’altra volta ho trovato aperto il vicolo delle 3 Marie, l’ho percorso, sono arrivata fino a piazzetta Machilone, non c’era alcun pericolo! Poi ho visto piazza Sallustio (in foto), ci sono macerie, sì, ma il resto è in sicurezza e via Sallustio da lontano, la stessa sensazione.

Sono stanca di aspettare domani.

E lo sono ancor di più dopo aver ricevuto le foto che allego e che parlano di incuria, di cumuli di macerie miste a immondizia di ogni genere, e persino di pietre storiche che chissà se, e quando, verranno recuperate.

La nostra città è lì che ci aspetta e noi aspettiamo lei, ma sembra che nessuno, nessuno ci dica almeno un po’ di verità. Noi vogliamo vedere la nostra città. Vogliamo che sia curata, perché è un malato grave e penso che in molti vorrebbero darsi da fare.

Perché c’è ancora immondizia? Forse perché, visto che i lavori saranno lunghi, visto che non c’è un progetto, visto che tanto stiamo zitti, meglio lasciar correre? Ma cosa è L’Aquila senza quel centro? Possibile che nessuno si renda conto che l’identità di una città è più importante delle pietre? Possibile che nessuno si renda conto che questi cittadini dispersi lo rimarranno senza un punto, seppur ferito e diroccato, di riferimento?

Il successo di riaprire una parte, seppur piccolissima, del centro lo abbiamo visto con la Cantina del Boss e il Bar dei Fratelli Nurzia, ma il vero miracolo è che ci siano altre attività aperte: l’ottico, il giornalaio, la tabaccheria, la gioielleria. E mentre qualche cittadino metteva in ordine l’aiuola di piazza regina Margherita, quei commercianti in attesa della città li ringraziavano.

Ma più che qualche sporadica visita, noi cittadini non sappiamo fare.

Ci occorre che si aprano strade, ci occorre vedere, ci occorre sentirci partecipi, ci occorre che qualcuno ci faccia sentire che passo dopo passo la città sarà nostra, ancora.

Questo rinnovato spirito di appartenenza ci porterà a vigilare, ad essere presenti, a pretendere e. . ad aiutare.

Chiedo a tutti coloro che ne hanno la competenza, di spiegarci perché non si ha accesso a determinate aree, perché nessuno toglie di mezzo i detriti e le macerie “non preziose”, perché la nostra città deve continuare ad esistere in questo stato di abbandono, perché. Aspettando cosa? Fateci rientrare, riaprite la città, non chiamate la mancanza di soldi a giustificazione dell’inoperosità. E non continuiamo a dire che ci sono questioni più urgenti. La città si fa tutti insieme, un tassello la volta, sì, ma ovunque.
Giusi Pitari
(03 febbraio 2010)

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Giusi Pitari, trentotto secondi, L’Aquila, Edizioni L’Una, 2009

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fotoIl volume trentotto secondi della prof. Giusi Pitari, è un racconto che ripercorre i momenti tragici del 6 aprile a L’Aquila e l’esperienza personale dell’autrice nei giorni immediatamente successivi.
Il libro dipinge la notte del sisma, attraverso i racconti di alcuni giovani protagonisti e poi si snoda attraverso la città, che per l’autrice è divenuta “storta”. La città, così cambiata dopo quei tragici trentotto secondi, è descritta con gli occhi di chi l’ha vista cadere e poi cominciare a rialzarsi.
Così il racconto dettagliato dei giorni post-terremoto, con tutte le inevitabili difficoltà e tragicità, diviene un richiamo e un moto di speranza per tutti i cittadini che amano L’Aquila e desiderano ricostruirla.
L’autrice, giocando con la relatività del tempo, richiama i suoi concittadini e studenti ad essere uniti nel dopo così come si è stati accomunati in quei tragici secondi delle 3,32 del 6 aprile 2009.

Il libro, Ed.L’Una, può essere acquistato presso la libreria “Il Cercalibro” a Coppito, L’Aquila, e può essere richiesto per posta all’indirizzo e-mail gianna.fattore@cc.univaq.it. I proventi verranno interamente destinati all’acquisto di attrezzature per i laboratori didattici della Facoltà di Biotecnologie, cui l’autrice afferisce.

Legittimo impedimento, ok della Camera. Di Pietro: “Legge da paese barbaro e dittatoriale”

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Nelle dichiarazioni di voto durissimi Di Pietro (“Legge da paese barbaro e dittatoriale”)
e Bersani: “State bloccando l’Italia”. Bossi: “La maggioranza è sempre molto forte”

Legittimo impedimento, ok della Camera
ora il disegno di legge passa in Senato

Favorevoli 316 deputati, 239 i contrari, l’Udc si astiene

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Legittimo impedimento, ok della Camera ora il disegno di legge  passa in Senato L’aula della Camera

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ROMA –  Via libera della Camera al disegno di legge sul legittimo impedimento. I voti a favore sono stati 316, quelli contrari 239, le astensioni 40. I deputati presenti erano 595, quelli votanti 555. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. Hanno votato sì Pdl, Lega, Mpa, Noi Sud e Pri; i no sono giunti dal Pd, dall’Idv e dall’Api, mentre le astensioni sono venute da Udc, Svp e Ld. I franchi tiratori, all’interno della maggioranza, sarebbero stati quattro.
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Il provvedimento, di fatto, congela i processi del presidente del Consiglio. Si tratta di un dispositivo ponte, in attesa del cosidetto “lodo Alfano costituzionale” che dovrà definire una disciplina organica. Ma intanto, per un periodo di tempo di 18 mesi, Silvio Berlusconi può avvalersi del legittimo impedimento a comparire nelle udienze dei processi, per impegni legati alle funzioni di governo. “Andava fatta e l’abbiamo fatta – ha commentato a caldo il ministro leghista nonché ministro delle Riforme, Umberto Bossi – c’è sempre qualche moralista, ma questa è la dimostrazione che la maggioranza è molto forte”.
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Nel corso delle dichiarazioni di voto, Michele Vietti, a nome dell’Udc, ha dichiarato che la normativa “non ci entusiasma, in un Paese normale non se ne discuterebbe. Ma questo, ahimè, non è un Paese normale”. Durissimo invece l’intervento di Antonio Di Pietro. “Solo in un Paese barbaro e dittatoriale si può immaginare che un presidente del Consiglio si faccia fare una legge apposita per non farsi processare”, ha detto il leader dell’IdV. Il premier, ha insistito, si è fatto fare “decine e decine di leggi alla bisogna, aggirando la Costituzione e la buona fede degli elettori”.

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Anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha usato parole forti: “Berlusconi non vuol farsi giudicare e blocca l’Italia”, ha detto.  Se “aveste la forza di rinunciare, se (Berlusconi, ndr) fosse uno statista, vi sarebbe una svolta”. Ma “noi non udremo quelle parole da statista. Non udremo uno statista dire: ‘Affronto a viso aperto i miei problemi e intanto voi risolvete le cose che vanno risolte'”. Un intervento, il suo, applaudito dai banchi del suo partito e dell’Idv.
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Diversi ovviamente i toni della maggioranza. Il capogruppo leghista Roberto Cota ha dichiarato che “questa legge in un Paese normale sarebbe stata votata in cinque minuti, serve a garantire che il governo possa occuparsi, nello svolgimento del suo mandato, dei problemi del Paese. Serve a garantire il principio sacrosanto della sovranità popolare”. Per il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto, “questa legge va considerata nel contesto di una questione che in Italia dura da anni, e riguarda l’uso politico della giustizia”. A suo giudizio, c’è un “attacco giudiziario permanente” nei confronti del premier. Se si vuole interrompere la spirale dell’imbarbarimento della vita politica, di cui l’uso politico della giustizia è una della cause principali, questa legge è un primo passo”.
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03 febbraio 2010
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BAMBOCCIONI – Brunetta insiste: “Padri ipergarantiti dall’art. 18”

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Il ministro a Porta a porta: “Flessibilità tutta per i figli, spendiamo troppo in cattivo welfare per i genitori”
Torna anche sul tema dei fannulloni: “Ci sono solo se i dirigenti sono incapaci di fare il proprio lavoro”

Bamboccioni, Brunetta insiste
“Padri ipergarantiti dall’art. 18”

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Bamboccioni, Brunetta insiste "Padri ipergarantiti dall'art.  18" Il ministro Renato Brunetta

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ROMA – “Noi concentriamo la flessibilità sui figli, l’articolo 18 (la norma dello Statuto dei lavoratori che impedisce i licenziamenti senza giusta causa) garantisce i padri, che sono ipergarantiti”. Lo ha detto il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, a proposito delle polemiche sui “bamboccioni” durante la registrazione della trasmissione Porta a Porta che va in onda in serata.
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Insomma, secondo Brunetta, “spendiamo troppo in cattivo welfare per i padri e troppo poco per i giovani. Spendiamo tantissimo per finte pensioni di invalidità, e quasi nulla per incentivi per gli affitti e le borse di studio per i giovani”.
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Quanto a un’altra delle sue battaglie, quella contro i “fannulloni” degli uffici pubblici, il ministro ha sostenuto che “laddove ci sono i fannulloni, ci sono dirigenti incapaci che non fanno il loro lavoro”. “La cattiva politica e il cattivo sindacato – ha aggiunto Brunetta – ha prodotto il mostro che abbiamo davanti”.
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Nello studio del programma di Bruno Vespa era ospite anche Renata Polverini, leader dell’Ugl nonché candidata del Pdl alla presidenza del Lazio, che ha ribattuto a molte delle affermazioni del ministro: “Ho sempre contestato la generalizzazione del dipendente della pubblica Amministrazione come fannullone. Esiste un personale scarsamente valorizzato e bisogna ridare valore al lavoro del dipendente. Ci vuole un percorso virtuoso affinché la pubblica amministrazione migliori”.
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Ed ancora: “Altro che bambocciona, io sono uscita di casa molto presto – ha ricordato – dal punto di vista culturale in Italia c’è un legame molto forte all’interno della famiglia che riguarda gli affetti familiari, e che frena l’uscita di casa dei giovani, ma c’è un percorso di riforme che bisognerebbe innescare attraverso un processo istituzionale. E in questo senso Comuni e Regioni devono e possono aiutare il governo nazionale a governare questo processo e magari a cercare di modificare questa situazione”.
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03 febbraio 2010
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EMILIA – Il duello del gas sotterraneo: «Può provocare un sisma»

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Un progetto a Rivara per stoccare il metano a 2 km nel sottosuolo

Il duello del gas sotterraneo
«Può provocare un sisma»

Sindaci e cittadini contro il deposito da 300 milioni di euro

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FINALE EMILIA (MODENA) – Nell’ufficio del sindaco di Finale Emilia s’innalza una pila di fascicoli pericolosamente in bilico. «Ce le ho tutte: sono le carte sul deposito di gas a Rivara », spiega, con orgoglio da collezionista, il primo cittadino Raimondo Soragni, 47 anni. E comincia a raccontare una storia esemplare di un’Italia frammentata e, forse, di fatto già iper-federalista.

Tra Modena e Ferrara, nella campagna segnata dai filari di betulle e dalle fabbriche di ceramica, una società anglo-italiana, la «Erg Rivara storage srl», sta cercando di costruire un grande deposito per stoccare 3,2 miliardi di metri cubi di metano (per dimensioni sarebbe il sesto impianto nazionale). Ma finora i «comitati di base», le forze politiche praticamente al completo, i sindaci, gli amministratori provinciali, le commissioni tecniche e, da ultimo, la Regione Emilia- Romagna guidata da Vasco Errani, hanno respinto tutte le varianti, tutti gli aggiustamenti del piano originario. Motivo? «Ne indico due — risponde il sindaco Soragni —. Primo: questa è una zona sismica. Negli ultimi quattordici mesi ci sono state nove scosse tra i 2,5 e i 3,5 gradi della scala Richter. Secondo: il progetto prevede lo stoccaggio del gas in una cavità profonda circa 2.500 metri di profondità. È una specie di spugna sommersa con acqua salina. Sarebbe la prima volta che questa tecnologia verrebbe utilizzata in Italia e gli esperti ci dicono che la pressione può provocare micro-sismi. In una parola: non vogliamo fare da cavie per progetti sperimentali».

Venerdì 12 febbraio, a Rivara, è in programma un sopralluogo della Commissione Via (Valutazione di impatto ambientale), l’organismo ministeriale che ha il compito di stabilire se un’opera del genere sia pericolosa oppure no. In realtà nella provincia modenese si sta consumando uno scontro dall’esito francamente imprevedibile. Ogni cosa finisce in un gigantesco frullatore: le competenze istituzionali e le manifestazioni di piazza; le perizie tecniche di parte e gli studi di scienziati indipendenti. Senza contare i veleni personali che, in questi casi, non mancano mai. L’americano Grayson Nash viene dall’industria petrolifera e guida la Independent Resources, società quotata a Londra. Nel 2006 ha cominciato a studiare il «progetto Emilia» e nel 2008 ha fondato la «Erg Rivara storage srl» con il gruppo Erg della famiglia Garrone (Genova), che detiene il 15% del capitale. L’investimento per il deposito ammonta a 300 milioni di euro, di cui 20 sono stati già stanziati per la fase di studi. Il valore commerciale del gas stoccato sarebbe pari a 1 miliardo e mezzo di euro. «Questa tecnica sarà forse sperimentale per l’Italia — dice Nash — ma solo perché sarebbe la prima volta che qui si realizza un impianto del genere. Altrove, anche in Europa, esistono diverse esperienze molto collaudate. Noi ci siamo affidati a studi di alto livello, partendo proprio dalla sismicità della zona, che per altro è di grado 3, cioè al penultimo posto nella scala di rischio. Siamo in grado di garantire che lo stoccaggio non cambierà le condizioni naturali dell’area». Il governo appoggia la società, con interventi ripetuti di Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico e, soprattutto di Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, modenese eletto senatore in Emilia Romagna. «L’Italia ha bisogno di stoccare gas per far fronte al fabbisogno delle industrie e delle famiglie — dice Giovanardi —. Rivara è uno dei quattro siti individuati dal governo Prodi.

Allora valutiamo questa opportunità, facciamo lavorare i tecnici e le autorità competenti. Non possiamo lasciare il Paese in ostaggio di un “no” pregiudiziale espresso a livello locale. È un copione che abbiamo già visto per l’Alta velocità in Val di Susa o per le scorie nucleari a Scanzano Ionico ». Di nuovo allora dal sindaco Soragni, che è considerato un navigatore esperto nella politica locale: viene dalla Margherita, fa parte del Pd e sta per candidarsi con l’Udc nelle regionali. «Non sono un esponente del “partito Nimby”, di quelli che dicono: fatelo, ma non nel mio cortile. In questo territorio ci sono discariche, impianti di compostaggio, centrali elettriche. Non sono contro i depositi di gas in generale. Sono contro questo deposito». Anche il sapere scientifico è ormai parte integrante della contesa. «Abbiamo con noi i migliori esperti della materia, come il geologo Francesco Mulargia dell’Università di Bologna, basta guardare gli elenchi delle commissioni tecniche che si sono pronunciate », dice Soragni. La Erg Rivara oppone, tra l’altro, uno studio di Carlo Doglioni dell’Università La Sapienza di Roma («geologo di fama mondiale»). Giovanardi, invece, chiama in causa, tra gli altri, Enzo Boschi, il presidente dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Boschi si è già offerto come garante super partes: «Ci siamo fatti avanti per fare uno studio serio sulla sismicità della zona. Il problema è che si sta creando una situazione assurda: i sindaci ci vogliono coinvolgere, ma quando siamo stati a Rivara i cittadini dei comitati ci hanno gridato “venduti”. Ormai sembra che in Italia a nessuno interessi più seguire criteri di razionalità».

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Giuseppe Sarcina
03 febbraio 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_03/il-duello-del-gas-sotterraneo-puo-provocare-un-sisma-giuseppe-sarcina_e9e84314-1094-11df-ab8f-00144f02aabe.shtml


Genova, la scuola tenta col gratta e vinci. I prof: “Lo facciamo per autofinanziarci”

La provocazione dell’istituto professionale Odero casse al verde, e il corpo docente si autotassa

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Genova, la scuola tenta col gratta e vinci
I prof: “Lo facciamo per autofinanziarci”

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di GIUSEPPE FILETTO

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GENOVA – Il “Gratta e Vinci” per tentare la fortuna e far arrivare nelle prosciugate casse della scuola i soldi per poter andare avanti. Nata come un gioco per iniziativa di una insegnante, Marina Civano, è diventata più che una provocazione contro il ministero dell’Istruzione che da tre anni non fa arrivare un euro. Gli ottanta professori dell’istituto tecnico professionale “Attilio Odero” di Sestri Ponente, quartiere industriale di Genova sede dei cantieri navali, ieri hanno fatto una colletta, tassandosi di un euro a testa. Qualcuno ha dato anche di più ed hanno raggiunto la cifra di circa 100 euro. Hanno anche nominato una commissione ristretta, composta da quattro docenti: oggi andranno dal più vicino tabaccaio e compreranno i “Gratta e Vinci”. “Tutti i soldi vinti saranno devoluti per rimpinguare il povero bilancio della scuola”, spiega Giorgio Bottino, che da più di 30 anni insegna in questo istituto.
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L’iniziativa è partita proprio nel giorno in cui i 200 presidi della Liguria si sono riuniti in assemblea al liceo scientifico “Cassini” a Genova. L’adunata di ieri è stata richiesta dagli stessi capi di istituto, con all’ordine del giorno appunto le gravi difficoltà in cui versano tutte le scuole, sia elementari, medie e superiori. “Ciascuno di noi è in credito rispetto allo Stato di almeno 100 mila euro – spiega Giacomo Buonopane, dirigente scolastico – dobbiamo ancora ricevere i soldi del 2006, 2008 e del 2009; soltanto il 2007 è stato pagato”. E secondo quanto precisa il preside Gennaro Schettino, l’istituto “Odero” che fa ricorso al “Gratta e Vinci” è in credito di 50 mila euro.

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“Soldi che servono per aggiustare i computer, comprare le matite, mandare avanti il funzionamento della scuola”, aggiunge Paolo Cortigiani, preside della scuola media Don Milani-Colombo, situata a Castelletto, quartiere residenziale genovese – abbiamo l’impressione che ormai lo Stato si affidi al contributo volontario delle famiglie. All’assemblea di ieri oltre alle associazioni sindacali di categoria, ha partecipato anche Sara Pagano, direttrice dell’Ufficio Scolastico Provinciale (l’ex Provveditorato agli Studi), e i funzionari delle tesorerie provinciali. Hanno raccolto le lamentele di tutti e promesso che trasmetteranno le situazioni di difficoltà economico-finanziaria ai ministeri dell’Istruzione e del Tesoro. E alla fine hanno lanciato un grido di dolore sulle prospettive immediate delle scuole, che così rischiano di non riuscire ad arrivare a fine anno.

“A causa delle drastiche riduzioni dei finanziamenti ministeriali relativi al “normale” svolgimento delle attività scolastiche – recita il comunicato a firma del presidente dell’Anp (Associazione nazionale presidi) Santo Deldio – le risorse finanziarie assegnate per la predisposizione del programma annuale 2010 sono assolutamente inadeguate. L’intera disponibilità in molti casi viene completamente assorbita dagli impegni già assunti per il pagamento dei supplenti (della cui nomina le scuole non possono fare a meno), lasciando scoperto, sotto il profilo finanziario, il secondo quadrimestre ed escludendo ogni disponibilità per il funzionamento didattico e amministrativo”.

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03 febbraio 2010
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Falcone, la relazione ritrovata : ‘Ruolo della magistratura nella lotta alla mafia’

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Falcone, la relazione ritrovata

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di Salvo Palazzolo – 3 febbraio 2010

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“Da tempo, purtroppo, assistiamo quasi senza accorgercene alla progressiva dispersione della cultura della giurisdizione ed alla continua erosione dei valori dell’indipendenza ed autonomia della Magistratura…

…; e ciò in conseguenza di una serie di reazioni a catena, che, partendo da una certa insofferenza per il magistero penale e dalla forte tentazione dei partiti di occupare anche l’area riservata al potere giudiziario, rischia di scardinare l’assetto costituzionale della divisione dei poteri e di svuotare di contenuto la giurisdizione”. Non è un brano tratto dall’ultimo documento dell’associazione nazionale magistrati, che alla recente inaugurazione dell’anno giudiziario ha scelto di entrare in polemica con il ministro della Giustizia. Sono parole di Giovanni Falcone, pronunciate a Catania il 12 maggio 1990, ad un convegno organizzato dalla facoltà di Economia e Commercio.

“Chi mi conosce sa perfettamente che condivido le critiche nei confronti di certi arroccamenti corporativi – Giovanni Falcone ha il tono schietto di sempre – Chi mi conosce sa perfettamente che condivido le critiche nei confronti di certi richiami formalistici ad un tecnicismo giuridico incurante delle esigenze della società, di certi collateralismi tra taluni Magistrati e determinati gruppi del potere politico. Tuttavia, tali censurabili atteggiamenti culturali non rappresentano di certo una buona ragione per tentare, profittando della crescente sfiducia dei cittadini nei riguardi della Giustizia, per portare avanti un progetto di delegittimazione della magistratura e di progressivo affievolimento delle garanzie di legalità complessive del sistema, dettate non certamente a beneficio della corporazione dei giudici ma nell’interesse di tutta la collettività. Il meccanismo di attacchi e di sospetti – precisa Falcone – si è innescato anche a soprattutto nei confronti dei c.d. giudici antimafia”.

Il testo di questa relazione, dal titolo “Ruolo della magistratura nella lotta alla mafia”, è stato recuperato da Giovanni Paparcuri, uno dei collaboratori di Falcone al palazzo di giustizia di Palermo. Paparcuri è andato in pensione il 31 dicembre scorso: sistemando il suo ufficio ha ritrovato quel prezioso documento, che adesso tutti possono leggere.

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scarica il documento in pdf

La relazione di Giovanni Falcone

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Manca solo un foglio (pagina 18), ma il pensiero di Giovanni Falcone è comunque chiarissimo: “Come non ricordare che è stata bollata come “supplenza” da parte della Magistratura un’attività antimafia che, in quanto diretta all’accertamento di reati, era solo legittima ma anche doverosa? E come non ricordare che alcuni hanno avuto il coraggio di accostare un’attività repressiva svolta nel pieno rispetto delle leggi a quella del prefetto Mori nel periodo fascista?”

“Tante altre critiche sono piovute addosso ai magistrati che si occupavano di inchieste di mafia – dice Giovanni Falcone – Basterebbe ricordare le disinvolte generalizzazioni su pretese scorrettezze nella gestione dei c.d. “pentiti”; quella sui c.d. professionisti dell’antimafia; quelle sulle creazioni dei maxi-processi, come se fossero una invenzione dei magistrati piuttosto che la conseguenza, se si vuole perversa, della normativa sulla connessione dei procedimenti e di una realtà criminosa di dimensioni inusitate; quelle sull’uso delle scorte, che hanno indotto taluni illustri opinionisti anziché a stigmatizzare gli eccessi nell’assegnazione della protezione a chi non correva rischi reali, a guardare con insofferenza tutta la categoria dei magistrati e, specialmente, quelli maggiormente esposti a rischio”.

La conclusione di Giovanni Falcone, che sembra scritta oggi: “Di fatto questo clima tangibile di ostilità ha contribuito, mi auguro inconsapevolmente, a delegittimare la Magistratura ed a creare confusione e disorientamento in quella stessa opinione pubblica che con tanto slancio aveva sostenuto l’impegno antimafia”.

Tratto da: ipezzimancanti.it

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Antimafia Duemila

fonte:  http://www.antimafiaduemila.com/content/view/24686/48/


Alcoa, protestano in migliaia davanti Montecitorio


Alcoa, protestano in migliaia davanti Montecitorio. Ma in aula si discute di legittimo impedimento

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di Daniela Amenta

tutti gli articoli dell’autore

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Quando è scesa la sera hanno acceso anche un falò, un po’ per scaldarsi dopo ore al freddo. Un po’ per non spegnere la luce sulla loro protesta. Eccoli gli operai dell’Alcoa: 600 dalla Sardegna, altri 400 dal Veneto. In piazza Montecitorio per scongiurare la chiusura degli stabilimenti di Portovesme e di Fusina. Circondati da un cordone strettissimo di polizia per evitare «contatti» con Palazzo Chigi. Nella sede del governo Gianni Letta con i manager aziendali di Pittsburgh, i sindacati confederali, i ministri Sacconi, Scajola, Ronchi. Partita dura. Gli americani vogliono pagare l’energia sotto i 30 Kw-ora, Enel non è disposta a riduzioni di prezzo. E poi c’è la commissione Ue contraria a sconti concessi con agevolazioni statali. La trattativa, dunque, si gioca sulle date: chiedere all’Alcoa di non chiudere gli impianti il 6 febbraio, arrivare fino al 9 quando Bruxelles si pronuncerà sul decreto governativo che prevede agevolazioni energetiche nelle aree «svantaggiate»: Sardegna e Sicilia.

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I padroni americani
Il problema restano i padroni americani. Hanno rilevato gli stabilimenti a prezzi stracciati, raggranellato aiuti consistenti e ottenuto utili da record. Eppure non hanno alcun interesse a proseguire l’avventura italiana. Per loro chiudere Alcoa è risolvere in fretta un problema di costi. Per gli operai, invece, è la fine. È la sesta volta che tornano a Roma. Sono partiti da Cagliari lunedì pomeriggio con la nave della Tirrenia, ieri sono sbarcati alle 10.30 a Civitavecchia. C’era mare. «Ma parlavamo tra noi, ci caricavamo», raccontano. Un’odissea. Poi i pullman fino a Roma, «pagati di tasca nostra, tassandoci», e infine Montecitorio. Alla Camera il dibattito sul legittimo impedimento, sotto la disperazione di chi sta perdendo tutto. Paradossi nostrani. Vergogne da Repubblica delle banane. «Stiamo perdendo anche l’idea della speranza», spiega un operaio giovanissimo, con la bandiera sarda dei Quattro Mori avvolta sulle spalle. Non si fermano quelli dell’Alcoa. «Non molliamo mai». Cantano come allo stadio, usano i fischietti, sparano i petardi di Natale, picchiano sui tamburi di latta. Tosti quelli dell’Alcoa. «Fare casino è l’unico modo per farci ascoltare perché siamo sardi e l’Isola è troppo lontana dagli interessi di questa gente qui». Indicano il Parlamento. Slogan, cori. «Berlusconi dove sei? Cappellacci dove sei?». Il presidente della Regione ieri ha dovuto ricevere Bertolaso alla Maddalena: più importante sponsorizzare i fantasmi del G8, dare un tocco di cipria allo sfascio, coprire lo spreco. Oltre 300 milioni di euro buttati al vento. Maestrale, per la precisione.
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L'arrivo dei lavoratori dell'Alcoa nel porto di Civitavecchia

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Le tende nella notte
Non mollano quelli dell’Alcoa. Montano le tende, srotolano i sacchi a pelo. «Abbiamo un biglietto di sola andata», dice un operaio anziano, metà vita trascorsa in fonderia. Sono uomini in maggioranza, molte anche le donne. E poi ci sono i veneti con le bandiere di San Marco, i «fratelli» di Fusina, che raccontano di altri tempi, quando Marghera funzionava alla grande. Nel pomeriggio arriva Bersani e viene salutato con un applauso, gli operai gli consegnano un casco, una barretta di alluminio. C’è anche Di Pietro che stringe mani, s’indigna. Susanna Camusso, segretario confederale della Cgil, sintetizza il problema in poche battute: «L’obiettivo del tavolo è che la multinazionale americana dell’alluminio ritiri la decisione di fermare gli impianti. Questo equivarrebbe alla chiusura dei siti. E noi lo riteniamo inaccettabile. Andiamo a misurare l’autorevolezza del Governo». In serata Berlusconi ha chiamato Barroso per il sostegno della Ue. Risposta: «Priorità assoluta». Vedremo. Non sono soli quelli dell’Alcoa. Chi è rimasto a Portovesme ha raddoppiato i turni per non fermare la produzione. A Carbonia e Iglesias le scuole sono rimaste chiuse e in serata, in contemporanea con la manifestazione a Roma, il vescovo ha guidato una fiaccolata di solidarietà. Rosari e slogan, rabbia e orgoglio. Perché Alcoa, per la Sardegna, è l’ultima roccaforte. In un anno, nel Sulcis Iglesiente, hanno chiuso Euroallumina, Ila e Rockwull. Un deserto. Non c’è altro. La terra in ginocchio. «Biglietto di sola andata, non molliamo». Sarà una notte lunghissima.

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02 febbraio 2010
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