Archivio | luglio 1, 2011

I caschi blu dell’Onu responsabili del colera ad Haiti: 5500 morti e oltre 350mila contagi

L’Onu e ancora il colera ad Haiti

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Nel mese di giugno la Croce Rossa ha denunciato una nuova impennata dei ricoveri per il colera ad Haiti. A Porto Principe i casi registrati solo negli ultimi 40 giorni sono oltre 18mila. E pensare che a Città del Messico ci avevano allarmati e spaventati per qualche centinaio di ricoveri in più dovuti a un tipo resistente di influenza, la cosiddetta “suina”. Ad Haiti dall’ottobre scorso l’epidemia di colera ha provocato 5500 morti e oltre 350mila contagi.

 Eppure l’isola non aveva avuto casi di colera per più di un secolo. Il terremoto del 12 gennaio 2010 aveva fatto 250mila morti e oltre un milione di sfollati ma non aveva generato emergenze epidemiologiche estreme nei primi mesi. Invece poi, scampato il pericolo della stagione degli uragani con “solamente” qualche decina di vittime passate inosservate nei media internazionali, è arrivato il colera.

Ci si è chiesti subito da dove fosse arrivato ma le ipotesi erano troppe e basate solamente su speculazioni. Però a poco a poco i media, la popolazione e alcune prime indagini scientifiche hanno iniziato a indicare il contingente nepalese dei caschi blu dell’Onu – la missione ad Haiti si chiama Minustah (vedi articolo a questo LINK) – come il possibile responsabile dato che in Nepal il colera è endemico e il ceppo identificato ad Haiti pareva provenire proprio dal sud dell’Asia. L’Onu si affrettò a smentire ma le ricerche scientifiche sulla misteriosa epidemia continuarono e la gente sempre più in preda alla disperazione protestò in varie città del paese contro i caschi blu.

Qualche giorno fa il CDC (Centers for Disease Control and Prevention o Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie del governo americano, con sede ad Atlanta) ha pubblicato uno studio sulla rivista accademica Emerging Infectious Diseases che conferma la responsabilità dei caschi blu nell’introduzione e diffusione della malattia.

Si tratta del primo studio realizzato da un’agenzia non situata ad Haiti che stabilisce un legame diretto tra il contingente militare nepalese d’istanza a Mirebalaise, la cittadina in cui è scoppiata l’epidemia. Infatti i rifiuti organici dei militari hanno probabilmente contaminato le acque del fiume Meille, affluente del più grande fiume Artibonite, con il batterio del colera.

Le acque di questi fiumi sono utilizzate quotidianamente dalla popolazione della regione per bere e lavarsi. La contaminazione è stata praticamente simultanea in sette comunità lungo il fiume Artibonite e da lì la propagazione della malattia è cresciuta esponenzialmente fino a raggiungere la capitale Porto Principe e i suoi 1300 campi di sfollati in meno d’un mese.

Foto da: iniziativa Haiti Emergency / Aumohd

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01 luglio 2011

fonte:  http://latinoamericaexpress.blog.unita.it/l-onu-e-ancora-il-colera-ad-haiti-1.309458

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CONGO – “Sono un bambino, non sono un soldato”. Andare a scuola in un paese in guerra

TESTIMONIANZE

“Sono un bambino, non sono un soldato”
Andare a scuola in un paese in guerra

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I progetti di Intersos nella Repubblica Democratica del Congo, a Bakudangbà, nel cuore della foresta equatoriale. Servono i materiali per rimettere in piedi i sette edifici che componevano il plesso scolastico. Le difficoltà dei trasporti. Ci si muove solo in motocicletta

"Sono un bambino, non sono un soldato" Andare a scuola in un paese in guerra

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ROMA – Nel distretto dello Uélé, all’estremo Nord della Repubblica Democratica del Congo ogni giorno 300 bambini attraversano 12 chilometri di foresta equatoriale. Partono dalle loro case all’ora del pranzo, a piccoli gruppi, e dopo poche ore tornano indietro, quasi sempre. Nel tragitto subiscono soprusi, vengono derubati e rischiano di essere rapiti dalle milizie armate del LRA, il famigerato Esercito di resistenza del Signore. Ma questo è l’unico modo per continuare ad andare a scuola.

La scuola distrutta. Nel 2009 la scuola primaria di Bakudangba venne quasi completamente distrutta durante un attacco del LRA. I sei maestri e l’amministratore impiegati nella scuola decisero di non chiuderla, ma di spostare le lezioni nei locali della scuola primaria cattolica a Doruma, il centro abitato più grande che dista 12 chilometri dal piccolo villaggio. Prima dell’attacco, la scuola contava 318 scolari, mentre ora solo 310 (118 ragazze e 192 ragazzi) frequentano le classi dalla prima alla sesta. Le famiglie sono divise durante la settimana, la normale vita quotidiana del villaggio è interrotta, e per tutti recarsi a scuola è fonte di paura e grandi difficolta’.

I trasporti? Solo motociclette. La zona dove opera INTERSOS 1 è al confine tra Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana, ed è totalmente coperta dalla foresta equatoriale. I trasporti e i movimenti dello staff INTERSOS, sono necessariamente affidati unicamente alle motociclette, con le quali è possibile raggiungere i villaggi. Le macchine non riescono a passare. INTERSOS è in quest’area dal 2009 per dare riparo agli sfollati e assistere le vittime delle violenze fisiche e psicologiche dei miliziani, soprattutto i bambini. Anche per gli operatori umanitari la zona è molto difficile, e sono loro stessi bersagli delle violenze.

Servono materiali.
“Per questo stiamo ricostruendo la scuola primaria nel villaggio di Bakudangbà spiega Ludovico Gammarelli, capomissione in Congo. “Servono i materiali per rimettere in piedi i sette edifici della scuola. Solo una classe è tutt’ora integra ma va ristrutturata, due hanno solo pareti in mattoni i mentre quattro sono completamente distrutti. E gli arredi, i banchi e le lavagne. Serve un sostegno concreto, per portare a termine i lavori al più presto”. Con la Campagna di INTERSOS “Costruiamo le scuole in Congo per togliere i bambini dalla guerra” si può contribuire a garantire l’accesso all’educazione agli scolari più giovani, e a ridurre il rischio di reclutamento di bambini soldato dovuto ai continui spostamenti nelle zone insicure della foresta.

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01 luglio 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/07/01/news/intersos_bambini_soldato_in_congo-18522390/?rss

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La Grecia blocca la Freddom Flotilla 2 in partenza per Gaza. Il Governo greco si piega alla volontà di Israele e Stati Uniti

La missione navale umanitaria per Gaza

La Grecia blocca la Freddom Flotilla 2 in partenza per Gaza

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di Giorgio Rinaldi, già caporedattore del Secolo XIX , tra i partecipanti alla missione

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Corfù – Hanno vinto le pressioni diplomatiche, le ritorsioni militari, i ricatti economici. La Grecia stremata dalla sua crisi si è piegata alla volontà di Israele, degli Stati Uniti e delle istituzioni finanziarie internazionali e ha bloccato con le armi la partenza della Freedom Flotilla 2 per Gaza. Il ministro degli Esteri greco nel tardo pomeriggio, mentre sulle dieci unità della flottiglia, si ultimavano i preparativi per la partenza, ha dichiarato che non sarebbe mai stata data l’autorizzazione a partire. Un’ora prima, e forse dopo una soffiata, la US Boat to Gaza, provocatoriamente ribattezzata con il titolo di un libro di Obama “L’audacia della Speranza”, lasciava il Pireo per essere subito dopo raggiunta dalle motovedette della Guardia costiera.

Nel video la manifestazione degli attivisti davanti all’ambasciata di Washington ad Atene:

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Contemporaneamente poliziotti salivano a bordo delle altre unità ormeggiate nel porto di Atene per prevenirne la partenza. Shock e rabbia tra i trecentocinquanta attivisti che da giorni attendevano di poter partire con i loro aiuti per i palestinesi. In tutti i porti in cui la flottiglia si era divisa ieri sera erano in corso assemblee per rispondere al diktat del governo Papandreou. Unanime il giudizio politico tra i cittadini dei 32 Paesi coinvolti nell’iniziativa: hanno vinto tutte le forze contro cui si battono e si sono battuti i palestinesi, a cominciare da quel milione e mezzo di uomini rinchiusi nella prigione a cielo aperto di Gaza.

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01 luglio 2011

fonte:  http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2011/07/01/AOlaUMh-freddom_flotilla_partenza.shtml

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LIBIA – Gheddafi minaccia attacchi all’Europa Bossi: “L’Italia cesserà i raid a settembre” / VIDEO: Gaddafi’s son: Libya like McDonald’s for NATO – fast war as fast food

Gaddafi’s son: Libya like McDonald’s for NATO – fast war as fast food

Caricato da in data 01/lug/2011

With the war in Libya at the focal point of international relations, RT’s gained access to Colonel Gaddafi’s son in NATO-targeted Tripoli. Saif al-Islam thinks his country’s wanted for its riches, but says the people won’t let Libya fall under foreign control.

Gheddafi minaccia attacchi all’Europa
Bossi: “L’Italia cesserà i raid a settembre”

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Il raìs torna a parlare al popolo in un discorso telefonico trasmesso nella piazza Verde a Tripoli. Sfida la Nato e chiede la fine dei bombardamenti: “altrimenti sarà catastrofe”. E Il leader del Carroccio annuncia: “Via dall’operazione Nato, c’è la data”

Gheddafi minaccia attacchi all'Europa Bossi: "L'Italia cesserà i raid a settembre"

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TRIPOLI – “Il popolo libico vincerà la sua guerra contro l’Occidente”: torna a far sentire la sua voce il colonnello libico Muammar Gheddafi, in un discorso trasmesso via telefono nella piazza Verde di Tripoli e seguito in diretta dalla tv di Stato libica. La piazza, dalle immagini trasmesse, appare colma di suoi sostenitori.

Il raìs ha sfidato nuovamente la Nato, i cui raid, ha detto, devono cessare, altrimenti dovrà affrontare una “catastrofe”, minacciando attacchi in Europa se la campagna continuerà.  “Ritiratevi o sarà una catastrofe”, ha detto. “Se lo decidiamo, possiamo portare lo scontro anche in Europa”, ha detto. Non è la prima volta che il leader libico non esclude ritorsioni dirette per la campagna portata avanti dalla Nato. Lo scorso 23 giugno, in un messaggio audio diffuso attraverso la Tv di stato, aveva minacciato di vendicare le vittime civili provocate da due bombardamenti alleati, per uno dei quali la stessa Alleanza aveva riconosciuto la propria responsabilità. “Un giorno vi risponderemo allo stesso modo e le vostre case diventeranno bersagli legittimi”, aveva detto Gheddafi minacciando azioni belliche in Europa, Stati Uniti e Asia.

Gheddafi ha poi invitato l’Occidente a “non trattare con i traditori”, ovvero il Consiglio nazionale di transizione di Bengasi, a “non trattare con me, ma direttamente con il popolo libico”.

“La fine della crisi (in atto in Libia, ndr) è in mano alla gente che è scesa in strada. La democrazia libica dominerà il mondo e trionferà come trionfò la rivoluzione francese”, ha proseguito il colonnello, aggiungendo che va posto fine “al più presto alla battaglia”.
Il raìs ha invitato i suoi a prepararsi per porre fine alla guerra, al popolo libico ha chiesto di “marciare per liberare Misurata” e ha sottolineato come “noi siamo giusti e non lasciamo la terra dei nostri avi”. “Siamo pronti – ha affermato – alla morte”.

Ai suoi fedeli ha chiesto ancora di recuperare le armi paracadutate dalla Francia agli insorti nella zona montuosa di Jebel Nefussa. “Marciate sulla montagna e prendete le armi che sono state lanciate dai francesi – ha detto il rais – Se poi volete perdonare (i ribelli) è affar vostro”.

E mentre parlava Gheddafi, in Italia il leader del Carroccio, Umberto Bossi, indicava la data in cui il nostro paese smetterà di partecipare alla campagna della Nato contro il rais: “E’ stata fissata la data in cui cesserà la guerra in Libia, ed è settembre 2011”, ricordando che la Lega Nord, anche in queste ultime settimane, ha ribadito il suo ‘no’ a chi voleva finanziare il conflitto.

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01 luglio 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/07/01/news/gheddafi_parla_alla_folla-18524082/?rss

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LA MOBILITAZIONE – “No alla censura di internet” proteste contro delibera Agcom

LA MOBILITAZIONE

“No alla censura di internet”
proteste contro delibera Agcom

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Associazioni, esperti e partiti contro la delibera che prevede l’oscuramento dei siti web che dovessero pubblicare materiale coperto da copyright. Il movimento: “No alla censura per tutelare il diritto d’autore”. Iniziative il 4 e 5 luglio

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di CARMINE SAVIANO

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"No alla censura di internet"  proteste contro delibera Agcom

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LA LIBERTÀ PASSA da internet. E la delibera dell’Agcom per tutelare il diritto d’autore “non può trasformarsi in censura”. Cresce la mobilitazione contro il bavaglio al web italiano, con la protesta che parte dalla rete per arrivare nelle strade del Paese.

Dagli appelli alle raccolte di firme, dai sit-in fino a una Notte bianca prevista il 5 luglio. Dai piccoli gruppi online fino all’impegno dei partiti. Il pericolo è che l’Agenzia per le garanzie per le comunicazioni si trasformi in una “scheggia impazzita di potere”, facendosi artefice di una “vendetta del Governo nei confronti degli ultimi risultati elettorali”. E i rischi per la qualità del discorso pubblico sono notevoli: basteranno spezzoni di musiche o filmati protetti da copyright per bloccare un sito internet.

I partiti. Tra le tante prese di posizione, quella del Partito Democratico. Per Roberto Cuillo, responsabile web dei democratici, “la delibera dell’Agcom è un provvedimento che va nella direzione di difendere gli interessi della televisione e inibire l’attività spontanea e individuale della rete”. Una sorta di vendetta consumata “dal governo sui risultati elettorali: il copyright va difeso, ma non c’è diritto d’autore senza libertà”.

E per Antonio Di Pietro, il cui partito ha presentato un’interrogazione parlamentare sul tema, “si tratta di un’importante iniziativa contro la censura della Rete. Le battaglie vinte in questi mesi lo hanno dimostrato: in Italia la Rete libera è uno dei pochi spazi informativi rimasti al di fuori dei poteri forti e dove la partecipazione democratica è ancora possibile”.
Dieci domande. In rete la circolazione di documenti e informazioni per documentare i danni che provocherebbe il provvedimento dell’Agcom è incessante. Uno dei siti di riferimento è quello di Guido Scorza, avvocato, esperto di diritti della rete. Dalle pagine del suo blog è possibile leggere le 10 domande rivolte all’Agcom. Tra le questioni sollevate: costi economici, conflitti di competenza, indicazione precisa dei contenuti soggetti a rimozione.

Altro centro delle proteste il blog di Luca Nicotra. Che scrive: “Agcom deve porre in moratoria la regolamentazione o metterà a rischio non solo la libertà di espressione, informazione e accesso alla conocenza, ma lo stesso funzionamento democratico delle istituzioni”.

Cento autori. Per molti il problema è rappresentato dal modo in cui è stata intrecciata la tematica del diritto d’autore con quella della libertà in rete. Per l’associazione 100 autori “è preoccupante l’esistenza di manovre che puntano a confondere la libertà d’accesso alla rete con l’esigenza di tutelare il diritto d’autore, a tutto vantaggio di quei soggetti che lucrano su cinema, televisione e documentario, nascondendo i loro profitti miliardari dietro la bandiera della difesa della libera circolazione delle opere”.

E nelle stesse ore, arriva una nota del Dipartimento al Commercio Usa che ha incoraggiato l’Italia ad assicurare che Agcom “adotti e implementi con urgenza le regole per creare un efficace meccanismo contro la pirateria internet”.

Le iniziative. Sono tante le micro mobilitazioni annunciate per i prossimi giorni. Si parte il 4 luglio con la protesta dei palloncini organizzata dal gruppo Valigia Blu: “Presentiamoci davanti alla sede dell’Agcom portando 10, 100, 1000 palloncini da far volare poi tutti insieme. Per dire a questi signori che la Rete non si tocca, perché la Rete vola”. Poi una Notte contro la censura, il 5 luglio. E su Avaaz.org 1, oltre 130.000 cittadini hanno espresso il loro dissenso inviando una mail al presidente dell’Agcom.

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01 luglio 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/07/01/news/no_alla_censura_di_internet_il_web_contro_la_delibera_agcom-18521366/

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VENERDI’ 8 E SABATO 9 LUGLIO – Sanremo, torna la Festa dei Popoli

In piazza San Siro

A Sanremo torna la Festa dei Popoli

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Anche quest’anno in piazza San Siro a Sanremo l’8 e il 9 luglio, in entrambi i casi a partire dalle 21, si terrà a Sanremo l’atteso evento della Festa dei Popoli.

La festa dei popoli è ormai da sei anni un appuntamento fisso con le comunità migranti della provincia di Imperia.

E’ la festa dell’integrazione e della scoperta delle culture altre.Quest’anno il comitato promotore ha deciso di creare uno spazio sul web per pubblicare foto degli anni passati, ma anche per aprire al dialogo ed al confronto con tutti quelli che, italiani e stranieri, vogliono approciarsi alla festa, ai temi dell’intercultura e dell’integrazione.

Ciò perchè da tempo ci siamo resi conto che il bello della festa è anche nei preparativi, e per questo amiamo l’idea di estendere l’opportunità di goderne al maggior numero di persone possibile.

Chi pensa che i migranti non abbiano nulla da apportare alla nostra fantastica cultura? Le musiche, i balli e le letture ci faranno immergere in una ricchezza culturale e musicale inaspettata, in grado di soddisfare le menti più curiose.

Sarà la festa dei migranti e delle migranti, degli stranieri e delle straniere. Festa degli italiani che praticano l’accoglienza. Festa per le nuove generazioni chiamate a vivere in prima persona l’esperienza dell’intercultura. Festa della città di Sanremo e perchè no: Festival della canzone straniera.

L’evento è promosso dalle comunità immigrate della provincia di Imperia con la collaborazione delle associazioni: Accademia di formazione Adfor, Casa Africa, Civ Luce a San Siro, Mappamondo, Pigna mon Amour, Virgen de Guadalupe.


Programma


Venerdì 8 luglio

ore 21,00

Sala della Federazione Operaia Sanremese, via Corradi 47

La rivoluzione araba: realtà e prospettive

Incontro dibattito con Hatem Rouatbi,

Avvocato, professore nella Facoltà di Diritto dell’Università di Tunisi e docente nell’Istituto Superiore della Magistratura.

Sabato 9 luglio
Piazza San Siro

a partire dalle ore 18,00

gazebo con curiosità

Bangladesh, Cile, Colombia, Ecuador, Italia, Marocco, Perù, Romania, Senegal, Tunisia, Accademia di formazione Adfor (laboratorio di trucco etnico)

a partire dalle ore 20,00

spettacolo con musiche, canti e danze

Albania, Argentina, Bangladesh, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Egitto, Emirati Arabi, Italia, Marocco, Paraguay, Perù, Senegal, Tunisia, Turchia

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26 giugno 2011

fonte:  http://www.imfromim.it/articoli/2011/06/26/10221/a-sanremo-torna-la-festa-dei-popoli

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Rifiuti, Napolitano firma il decreto ma avverte: non è risolutivo. La Campania avvia i primi contatti con 6 Regioni

Rifiuti, Napolitano firma il decreto ma avverte: non è risolutivo. La Campania avvia i primi contatti con 6 Regioni

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Rifiuti, Napolitano firma decreto ma avverte: non è risolutivo (Ansa)

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Via libera del Colle al decreto approvato ieri dal Cdm per risolvere l’emergenza campana, ma il presidente della Repubblica manda un messaggio all’esecutivo: la ricetta predisposta non è sufficiente, servono altre misure. Secondo il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che oggi ha emanato il provvedimento recante misure urgenti in tema di rifiuti solidi urbani prodotti nella Regione Campania, il decreto «non è risolutivo».

Napolitano: governo adotti altre misure
Nella nota firmata dal Colle, il capo dello Stato «nel rilevare i limiti di contenuto del provvedimento, che nel testo approvato ieri dal Consiglio dei ministri non appare rispondente alle attese e tantomeno risolutivo, auspica che il governo adotti ogni ulteriore intervento necessario per assicurare l’effettivo superamento di una emergenza di rilevanza nazionale attraverso una piena responsabilizzazione di tutte le istituzioni insieme con le autorità locali della Campania».

Tre articoli per il decreto licenziato ieri dal Cdm
Il provvedimento licenziato ieri dal Cdm, ma bocciato sia dalle Regioni che dal governatore delal Campania, Stefano Caldoro, stabilisce che i rifiuti urbani potranno essere portati fuori dalla Campania in deroga a quanto stabilito dal Tar del Lazio lo scorso 31 maggio. Il decreto, composto di tre articoli, contiene la deroga alla sentenza del Tar e prevede il nulla osta da parte delle Regioni riceventi e che i trasferimenti abbiano come destinazione prioritaria le Regioni limitrofe.

Campania avvia primi contatti con sei Regioni
Intanto la Campania ha avviato i primi contatti con le altre Regioni per portare i rifiuti fuori dalla Regione. Campania. L’assessorato all’Ambiente della Regione ha sentito Comuni, Province e chi gestisce gli impianti e avviato i primi contatti con alcuni governatori. Tra i primi quelli di Puglia, Emilia Romagna, Marche, Calabria, Toscana e Friuli Venezia Giulia mentre si continua a lavorare così da allargare il fronte delle Regioni disposte ad accogliere i rifiuti campani.

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01 luglio 2011

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-01/rifiuti-napolitano-firma-decreto-184059.shtml?uuid=AaeMibkD

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E.Coli: il batterio ingegnerizzato?

E.Coli: il batterio ingegnerizzato? 

Affiora la prova forense che il superbatterio e.coli in Europa è stato ingegnerizzato per provocare decessi

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di Mike Adams
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ecoli
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Anche se la gara per dare la colpa ai vegetali è attualmente in corso in tutta l’UE, dove un ceppo di E. Coli super resistente sta facendo ammalare pazienti e riempendo gli ospedali in Germania, praticamente nessuno sta parlando di come l’E.coli è magicamente diventato resistente a otto diverse classi di farmaci antibiotici e poi, improvvisamente, è apparso nella catena alimentare.

Questa particolare variante dell’E.coli è un membro del ceppo O104, e i ceppi O104 non sono quasi mai (normalmente) resistenti agli antibiotici. Per acquisire tale resistenza, devono essere ripetutamente esposti agli antibiotici al fine di fornire la “pressione di mutazione” che li spinga verso l’immunità completa al farmaco.

Quindi, se siete curiosi di conoscere le origini di tale ceppo, potete in sostanza  analizzare in dettaglio il codice genetico dell’E.coli e  determinare con sufficiente precisione a quali antibiotici è stato esposto durante il suo sviluppo. Questo passo è stato fatto (vedi sotto), e quando si guarda la decodificazione genetica di questo ceppo O104 che ora minaccia i consumatori di prodotti alimentari in tutta l’UE, emerge un quadro affascinante di come è stato generato.

 

Quando gli scienziati del Robert Koch Institute in Germania hanno decodificato la struttura genetica del ceppo O104, hanno trovato che è resistente a tutte le classi e le combinazioni di antibiotici:

• penicilline
• tetraciclina
• acido nalidixico
• trimetoprim-sulfamethoxazol
• cefalosporine
• amoxicillina / acido clavulanico
• piperacillina-sulbactam
• piperacillina-tazobactam

Inoltre, questo ceppo O104 posseiede una capacità di produrre particolari enzimi che gli conferiscono quella che potrebbe essere chiamata “superpotenza batterica” nota tecnicamente come ESBL:

“I Beta-Lattamasi a Spettro Esteso  (ESBL) sono enzimi che possono essere prodotti dai batteri e li rendono resistenti alle cefalosporine, ad esempio, cefuroxima, cefotaxime e ceftazidime – che sono gli antibiotici più utilizzati in molti ospedali”, spiega la Health Protection Agency del Regno Unito .

Per di più, questo ceppo O104 possiede due geni – TEM-1 e CTX-M-15 – che “hanno fatto rabbrividire i medici dal 1990”, scrive The Guardian. E perché fanno rabbrividire i medici? Perché sono così mortali che molte persone infette da tali batteri sperimentano l’insufficienza critica di un organo e semplicemente muoiono.

Creare biologicamente un superbatterio mortale

Come, esattamente, nasce un ceppo batterico che è resistente a più di un dozzina di antibiotici in otto classi di farmaci differenti ed è caratterizzato da  due mutazioni genetiche mortali, nonché dalla capacità di produrre enzimi ESBL?

In effetti c’è un solo modo in cui questo accade …

… (e uno solo) – si deve esporre questo ceppo di E. coli a tutte le otto classi di farmaci antibiotici. Di solito questo non avviene contemporaneamente, naturalmente: prima si espone alla penicillina e si trovano le colonie superstiti che sono resistenti alla penicillina. Poi si prendono le colonie sopravvissute e si espongono alla tetraciclina. Le colonie superstiti sono diventate resistenti sia alla penicillina che alla tetraciclina. Poi si espongono a un sulfamidico e si raccolgono le colonie sopravvissute, e così via. Si tratta di un processo di selezione genetica effettuata in un laboratorio con un risultato desiderato. Si tratta essenzialmente di come alcune armi biologiche sono costruite dall’esercito degli Stati Uniti nella sua struttura di laboratorio a Ft. Detrick, nel Maryland.

Anche se il processo reale è più complicato di questo, il risultato è che la creazione di un ceppo di E. coli  resistente a otto classi di antibiotici richiede ripetute, prolungate esporsizioni a tali antibiotici. E’ praticamente impossibile immaginare come questo possa accadere del tutto spontaneamente nel mondo naturale. Ad esempio, se questo batterio è nato nel cibo (come ci è stato detto), allora da dove ha  acquisito tutta questa resistenza agli antibiotici in considerazione del fatto che gli antibiotici non sono utilizzati nelle verdure?

Quando si considera la prova genetica che ora è di fronte a noi, è difficile immaginare come questo possa accadere “in natura”. Mentre la resistenza a un antibiotico singolo è comune, la creazione di un ceppo di E. coli che è resistente a otto diverse classi di antibiotici – in combinazione – sfida semplicemente le leggi della permutazione genetica e combinazione in natura. In poche parole, questo ceppo di superbatteri e.coli non avrebbe potuto essere creato in natura. E questo lascia solo una spiegazione per cui in realtà proveniva da: il laboratorio.

Progettato e poi rimesso in libertà

Le prove ora puntano verso il fatto che questo ceppo mortale di E.coli è stato progettato e poi  rilasciato nella catena alimentare o in qualche modo è usciito da un laboratorio finendo nelle scorte alimentari inavvertitamente. Se non siete d’accordo con tale conclusione – e siete sicuramente benvenuti – allora siete costretti a concludere che questo superbatterio octobiotico (immune a otto classi di antibiotici) si è sviluppato in modo casuale per suo conto … e questa conclusione è molto più spaventosa della spiegazione della “bioingegneria”, perché significa che superbatteri octobiotici possono semplicemente apparire ovunque e in qualsiasi momento senza motivo. Questa sarebbe una teoria davvero molto esotica.

La mia conclusione ha effettivamente più senso: questo ceppo di E. coli è stato quasi certamente costruito e poi immesso in forniture alimentari per un fine specifico. Quale potrebbe essere tale fine? E ‘ovvio, spero.

E in funzione il solito metodo problema,  reazione,  soluzione. Prima si causa  un problema (un ceppo mortale di Escherichia coli nel rifornimento alimentare). Poi si aspetta  la reazione del pubblico (enorme clamore in quanto la popolazione è terrorizzata dall’E. Coli). In risposta a questo, si mette in atto la soluzione desiderata (il controllo totale della fornitura globale di cibo e la messa fuori legge di germogli crudi, latte crudo e verdure crude).

E’ tutto quì, ovviamente. La FDA ha invocato lo stesso fenomeno negli Stati Uniti quando ha fatto pressione per la sua recente “Legge di Modernizzazione per la sicurezza alimentare” che in sostanza, mette fuori legge le piccole aziende organiche familiari  a meno che non lecchino le scarpe alle autorità di regolamentazione della FDA. La FDA è stata in grado di schiacciare la libertà agricola in America aggiungendo il timore diffuso che ha seguito la diffusione di focolai di E.coli nella catena alimentare statunitense. Quando le persone hanno paura, ricordate, non è difficile far loro accettare qualsiasi livello di regolamentazione tirannica. E rendere la gente spaventata dal loro cibo è una cosa semplice … pochi comunicati stampa del governo inviati via e-mail ai media mainstream affiliati,  è tutto quello che serve.

Prima il divieto della medicina naturale, quindi l’attacco alle scorte alimentari

Ora, ricordate: tutto questo sta accadendo sulla scia del divieto europeo per piante medicinali e integratori alimentari – un divieto che palesemente mette fuorilegge terapie nutrizionali che aiutano a mantenere le persone sane e libere da malattie. Ora che tutte queste erbe e supplementi sono fuorilegge, il passo successivo è quello di rendere la gente anche spaventata dagli alimenti freschi. Questo perché gli ortaggi freschi sono medicinali, e fintanto che il pubblico ha il diritto di acquistare ortaggi e legumi freschi, puo sempre prevenire le malattie.

Ma se si rende la gente SPAVENTATA dalle verdure fresche – o se si mettono  fuorilegge del tutto – allora è possibile forzare l’intera popolazione ad una dieta di cibi morti e prodotti alimentari trasformati che favoriscono le malattie degenerative e sostengono i profitti delle potenti aziende farmaceutiche.

Fa tutto parte dello stesso programma, evidentemente: Rendere le persone malate, negare loro l’accesso ad erbe medicinali e integratori, poi approfittare delle loro sofferenze per mano dei cartelli dei farmaci a livello mondiale.

Gli OGM svolgono un ruolo simile in tutto questo, naturalmente: Sono progettati per contaminare le scorte alimentari con un codice genetico che causa infertilità diffusa tra gli esseri umani. E coloro che sono in qualche modo in grado di riprodursi dopo l’esposizione agli OGM soffrono anche di malattie degenerative che arricchiscono le case farmaceutiche attraverso le “cure”.

Ricordate quale paese è stato preso di mira in questo recente allarme e.coli? La Spagna. Perché la Spagna? Ricordiamo che le rivelazioni trapelate da Wikileaks hanno messo in luce che la Spagna ha resistito all’introduzione degli OGM nel suo sistema agricolo, anche se il governo degli Stati Uniti, di nascosto, ha minacciato ritorsioni politiche per la sua resistenza. Questa falsa accusa alla Spagna per i morti da E.coli è probabilmente una  rappresaglia per la mancata  volontà della Spagna di saltare sul carro OGM.

Questa è la vera storia dietro la devastazione economica dei coltivatori di vegetali spagnoli. E ‘una delle sottotrame perseguite attraverso questo intrigo del superbug e.coli.

Il cibo come arma di guerra – creato da Big Pharma?

A questo proposito, la spiegazione più probabile per cui questo ceppo di E. coli è stato ingegnerizzato è che i giganti farmaceutici hanno potuto farlo nei propri laboratori. Chi altro ha accesso a tutti gli antibiotici e alle attrezzature necessarie per gestire le mutazioni mirate di probabili migliaia di colonie di e.coli? Le aziende farmaceutiche sono in una posizione unica per attuare questa trama e trarne profitto. In altre parole, essi hanno i mezzi e il movente per impegnarsi proprio in tali azioni.

Oltre alle case farmaceutiche, forse solo le autorità di regolamentazione delle malattie infettive hanno questo tipo di capacità di laboratorio. Il CDC, per esempio, probabilmente avrebbe potuto attuare questo, se avesse voluto davvero.

La prova che qualcuno ha manipolato biologicamente questo ceppo di Escherichia coli è scritta proprio nel DNA dei batteri. Queste sono prove giudiziarie, e quello che rivelano non può essere negato. Questo ceppo ha subìto ripetute e prolungate esposizioni a otto diverse classi di antibiotici, e quindi in qualche modo è riuscito ad apparire nella catena alimentare. Come si arriva a questo se non attraverso un programma ben pianificato condotto da scienziati canaglia? Non esiste una cosa come la “mutazione spontanea” in un ceppo che è resistente alle principali otto classi di farmaci antibiotici di marca, venduti oggi da Big Pharma. Tali mutazioni devono essere deliberate.

Ancora una volta, se non siete d’accordo con questa valutazione, allora state dicendo che NO, non è stato fatto volutamente … è accaduto accidentalmente! E di nuovo, dico che è ancora più spaventoso! Perché significa che la contaminazione da antibiotici del nostro mondo è adesso a un tale livello estremo di annientamento che un ceppo di E. coli in natura puo essere saturato con otto diverse classi di antibiotici, fino al punto da trasformarsi naturalmente nel suo stesso  superbatterio mortale. Se è questo  che la gente crede, allora è  una teoria quasi più spaventosa della spiegazione bioingegneristica!

Una nuova era è cominciata: armi biologiche nel vostro cibo

Ma in entrambi i casi – non importa cosa credete – la semplice verità è che il mondo affronta oggi una nuova era a livello mondiale di ceppi di superbatteri di batteri che non possono essere trattati con farmaci conosciuti. Tutti possono, ovviamente, essere facilmente uccisi con l’argento colloidale, che è esattamente il motivo per cui la FDA e le autorità di regolamentazione mondiale della sanità hanno violentemente attaccato le aziende di argento colloidale in tutti questi anni: essi non possono permettere che il pubblico metta  le mani su antibiotici naturali che funzionano veramente, evidentemente. Verrebbe vanificato l’obiettivo di rendere tutti malati, in primo luogo.

In effetti, questi ceppi di superbatteri E.coli possono essere abbastanza facilmente trattati con una combinazione di antibiotici naturali a spettro completo ricavati da piante come l’aglio, lo zenzero, la cipolla e le erbe medicinali. Primi tra tutti, i probiotici possono aiutare l’equilibrio della flora del tubo digerente ed “eliminare” il mortale e.coli. Un sistema immunitario sano e un tratto digerente ben funzionante possono combattere un’infezione da superbatterio  E.coli, ma questo è ancora un altro fatto che la comunità medica non vuole farvi sapere. Essi preferiscono di gran lunga che voi rimaniate una vittima inerme che giace in ospedale, in attesa di morire, senza opzioni a vostra disposizione. Questa è la “medicina moderna” per voi. E’ causa dei problemi che essi pretendono di trattare, e che poi non saranno nemmeno trattati con tutto ciò che essenzialmente funziona.

Quasi tutti i decessi attribuibili a questo focolaio di Escherichia coli sono facilmente e prontamente evitabili. Queste sono  morti per ignoranza. Ma ancor più, esse possono anche essere morti causate da una nuova era di armi biologiche su base alimentare, scatenata o da un gruppo di scienziati pazzi o dall’agenda portata avanti da un’istituzione che ha dichiarato guerra contro la popolazione umana.

Fonte: Naturalnews

Traduzione: I Lupi di Einstein

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13 giugno 2011

fonte:  http://www.nexusedizioni.it/apri/Argomenti/Medicina-e-salute/EColi-il-batterio-ingegnerizzato-/

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TRASPORTI – Un luglio di scioperi Venerdi 8 difficile volare

Un luglio di scioperi
Venerdi 8 difficile volare

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Le agitazioni dei piloti penalizzeranno Alitalia, Meridiana e Air Vallée. Dalle ore 21 del 21 luglio sciopero di 24 ore del personale di macchina e di terra delle ferrovie e nel trasporto pubblico locale. Proteste anche a Poste Italiane, Telecom e magistratura

Un luglio di scioperi Venerdi 8 difficile volare

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ROMA – Luglio si preannuncia come un mese difficile sul fronte degli scioperi, con disagi soprattutto per chi viaggia. La giornata sotto osservazione è soprattutto venerdi 8 luglio, quando il trasporto aereo sarà investito da tre scioperi che penalizzeranno il gruppo Alitalia, Meridiana e Air Vallée. Per quanto riguarda la compagnia di bandiera, a ‘incrociare le braccia’ per quattro ore (dalle 12 alle 16) saranno i piloti. Gli scioperi dei dipendenti di Meridiana, come di Air Vallee, riguardano tutto il personale di volo (piloti e assistenti).

Sempre in tema di trasporti, per il 21 luglio è in calendario uno sciopero di 24 ore del personale di macchina e di terra del settore cargo delle Ferrovie dello Stato che inizierà alle 21. Per la stessa data c’è anche uno sciopero del trasporto pubblico locale dalle 21 alla stessa ora del 22 luglio.

Proteste si registrano anche sul fronte Poste, Telecom e Magistratura. L’1 luglio a fermarsi sono i lavoratori della Telecom aderenti a Snater e lo stop riguarderà le due ultime ore di lavoro. Il 4 luglio a incrociare le braccia saranno i magistrati professionali e onorari aderenti all’Associazione magistrati tributari. Infine, il 5 luglio stop dei lavoratori delle Poste (settore recapito) aderenti a Cobas lavoro privato e Cobas Pt-Cub: previsto il blocco degli straordinari. Stessa modalità il 7 luglio per quelli aderenti al Si Cobas.

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01 luglio 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/07/01/news/scioperi_8_luglio_difficile_viaggiare-18510249/?rss

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LA GUERRA DELLE TASSE – Il Canton Ticino dà battaglia a Tremonti. E comincia dai lavoratori italiani


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LA GUERRA DELLE TASSE

Il Canton Ticino dà battaglia a Tremonti
E comincia dai lavoratori italiani

Non sarà versato il 50% delle imposte prelevate dalle buste paga. Vale a dire 22 milioni di euro

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Foto d'archivio, manifesti della Lega contro i «frontalieri»
Foto d’archivio, manifesti della Lega contro i «frontalieri»

LUGANO– L’obiettivo reale è Giulio Tremonti ma il risentimento del Canton Ticino si concentra ancora una volta sui lavoratori italiani e sui comuni di frontiera dai quali essi provengo. Il Consiglio di Stato (l’equivalente del governo regionale) di Bellinzona ha deliberato il 30 giugno di non versare il 50% delle imposte prelevate dalle buste paga dei lavoratori italiani e che devono essere girate al’Italia; a conti fatti si tratta di uno “scippo” da 22 milioni di euro, un buco che rischia adesso di mettere in seria difficoltà una serie di amministrazioni pubbliche distribuite tra la province di Varese, Como, Sondrio e Verbania e che contano sulle rimesse fiscali dalla Svizzera per far quadrare i loro bilanci.

NON SOLO PAROLE – Lo “strappo” deciso nel tardo pomeriggio di giovedì dal Canton Ticino rappresenta un ulteriore passo in avanti nella guerriglia che da almeno un anno gli elvetici hanno ingaggiato con l’Italia; ma se fino a ieri si era trattato di una guerra di parole, il taglio dei versamenti fiscali è il primo vero atto concreto. La Svizzera deve versare quei contributi in base a un trattato bilaterale tra Berna e Roma risalente al 1974 ma al di là del confine da mesi è montata una polemica, sostenuta in primis dalla Lega dei Ticinesi, partito di maggioranza relativa, che ritiene quell’obbligo ormai troppo oneroso per la Svizzera.

BLACK LIST – In realtà, il vero “rospo” che a Lugano risulta indigesto non è tanto la massiccia presenza di lavoratori frontalieri italiani sul territorio (arrivati ormai oltre le 50mila unità solo in Ticino) quanto l’atteggiamento tenuto da Giulio Tremonti nei confronti della piazza finanziaria elvetica. Più volte (e anche di recente) il ministro italiano dell’economia ha giudicato la Svizzera troppo collusa con esportatori di capitali ed evasori fiscali; tanto che l’Italia inserisce ancora la Confederazione Elvetica nella black list dei paradisi fiscali. Lo scudo fiscale di un anno fa, poi, è stato vissuto a Lugano come una vera e propria offesa alla dignità nazionale; da qui la montante antipatia verso l’Italia che però fino a oggi si è scaricata sul parafulmine dei frontalieri, fino alla decisione, dichiaratamente ritorsiva, come ha specificato Norman Gobbi, esponente della Lega Ticinese: «Non ce l’abbiamo con i lavoratori italiani, ma con Tremonti e col governo di Berna che non interviene a tutelare il Ticino».

DUMPING E CAPORALATO – A onor del vero nelle ultime settimane sono emersi altri episodi che hanno ulteriormente teso la corda dei rapporti tra le due regioni confinanti: il procuratore capo di Lugano John Noseda ha aperto un’inchiesta (e fatto arrestare inizialmente due italiani) su casi di caporalato scoperti nel cantiere del nuovo centro culturale della città: un appalto pubblico da 140 milioni di euro vittima di un fenomeno malavitoso fino a pochi mesi fa sconosciuto in Ticino e ora “esportato” dalle imprese italiane. Imprenditori e sindacati edili del Ticino, inoltre, denunciano ormai apertamente il dumping salariale impresso dall’arrivo di soggetti economici dalla penisola che ha fatto crollare i salari ( e i costi) di almeno un terzo. Spia di questo malcontento è la manifestazione, proprio contro la concorrenza sleale e i metodi illegali con il Ticino sta facendo i conti, organizzata dai sindacati per lunedì 4 luglio a Lugano.

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Claudio Del Frate
01 luglio 2011 12:37

fonte:  http://www.corriere.it/economia/11_luglio_01/del-frate-svizzera-ristorni-guerra-a%20tremonti_88a5c568-a3c8-11e0-831c-4f5919d97524.shtml

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